Foggia, l'ex trainer Padalino a TLP: "Vi spiego perché sono andato via"
Nonostante la promozione dalla Seconda alla Prima Divisione, le strade del Foggia e di Pasquale Padalino si sono divise. L’allenatore pugliese spiega il perché ai microfoni di TuttoLegaPro.com, motivando il tutto con un progetto tecnico valutato da Padalino sostanzialmente troppo rischioso. Comunque il mister è foggiano doc e si augura che la sua gente possa tornare a respirare l’aria dei palcoscenici più alti che Foggia sportiva aveva calcato in passato.
“Non è successo niente a parte il fatto che abbiamo una visione dei programmi futuri un po’ diversa, quindi non c’è stata la convinzione di voler continuare”.
C’era anche un fattore economico?
“E’ un argomento infondato. Non abbiamo neanche toccato questo tasto. Mi hanno fatto un adeguamento del dieci per cento rispetto alla Serie D, sul quale non ho assolutamente discusso: c’erano delle perplessità da parte mia su un programma che mi era stato spiegato prima dell’aspetto economico”.
Il progetto della società qual era?
“In tre anni di arrivare in Serie B, riconfermando alcuni elementi dell’anno scorso e poi inserire giocatori delle giovanili, oltre a quelli di altre società. L’obiettivo della Serie B non è realizzabile nell’immediato secondo i nuovi programmi societari”.
Quindi il suo futuro dove lo vede?
“Ho ricevuto chiamate da altre società della Lega Pro, però ancora non c’è nulla di concreto”.
È stato una sua scelta Cavallaro a Foggia. Lei lo porterebbe con sé in una futura esperienza da allenatore?
“Cavallaro ha fatto benissimo con me. Può darsi che lui riesca anche a trovare squadra prima di me: se lo accontentassero, sarebbe giusto che lui accettasse, altrimenti sarà uno di quei calciatori che potrei prendere in considerazione per il mio futuro”.
Quale ricordo porterà con sé del Foggia?
“E’ una piazza importante e i tifosi meritano altri palcoscenici superiori. Io da foggiano mi auguro che questa società venga sostenuta in maniera adeguata, perché quando iniziammo non c’era niente. Non c’erano neanche i palloni. Poi però l’entusiasmo è cresciuto”.


