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ESCLUSIVA TLP - Frosinone, Stellone dallo scudetto  Berretti  alla promozione in B: "Coronato il lavoro di tre anni. Qui spirito di gruppo senza polemiche"TUTTOmercatoWEB
Roberto Stellone
© foto di Federico Gaetano/Tuttolegapro.com
giovedì 19 giugno 2014, 11:00Interviste TC
di Daniele MOSCONI
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Frosinone, Stellone dallo scudetto Berretti alla promozione in B: "Coronato il lavoro di tre anni. Qui spirito di gruppo senza polemiche"

Ci sono varie scuole di pensiero riguardanti le sconfitte. Bisogna dire che Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, dopo la retrocessione in Lega Pro della stagione 2010/11 ha provato fin da subito a costruire una squadra per tornare in B. Non tutte le ciambelle riescono con il buco e l'ottavo posto finale era quasi più doloroso della retrocessione dell'anno prima. Qualcosa andava fatto per rimediare. Sì, ma cosa? Guardarsi intorno e cercare l'uomo giusto al posto giusto. Mica facile far coincidere le due cose. Un po' come cercare due parti della stessa mela.

Dopo qualche momento di scoramento, la bella notizia e la soluzione al problema gli arriva proprio da casa. Roberto Stellone nella stagione dell'insuccesso della prima squadra, con la Berretti vince lo scudetto e fa balenare nella mente del numero uno dei canarini, la possibilità di utilizzare proprio lui, machiavellicamente, come mezzo per arrivare al fine: la serie B.

Detto fatto: Roberto Stellone fa il salto di qualità e diventa allenatore della prima squadra.

In due anni il suo lavoro ha prodotto un settimo posto la scorsa stagione, utile per capire dove andare a migliorare per puntare in alto. E quest'anno la società gialloblù, forte degli errori e delle sconfitte (ricordate?) del passato, ha trovato l'amalgama giusto per trionfare, seppure dalla coda dei play off.

Un anno, visto il clima estivo, divenuto all'improvviso come un pugno di sabbia che scivolava dalle dita dei ragazzi di Stellone. La sconfitta di Perugia all'ultima giornata poteva diventare il colpo di grazia. La settimana dopo senza neanche avere il tempo di metabolizzare appieno il bruciore della beffa, c'era la Salernitana

Con quale stato d'animo? TuttoLegaPro.com l'ha chiesto in esclusiva al tecnico dei canarini, Roberto Stellone.

Intanto complimenti.

"Grazie".

Mister, prima di inoltrarci nel campo dei festeggiamenti, andiamo a guardare nello specifico questa stagione: dopo ogni sconfitta c'è sempre stata una reazione, mai due ko di fila.

"Ho avuto la fortuna di avere una squadra con un carattere enorme, composta da uomini veri che non si sono mai piegati dinanzi alle difficoltà".

Uomini sì, ma il Frosinone era imbottito di tanti giovani.

"Merito di tutti quando si vince un campionato, significa che si sono incastrate tante cose e tutti hanno remato nel verso giusto: dai massaggiatori ai magazzinieri, passando per lo staff tecnico e la squadra che era davvero forte, altrimenti non avremmo vinto".

Dopo la sconfitta di Perugia all'ultima giornata, c'era il rischio che tutto crollasse, invece...

"Guarda che a me la squadra a Perugia non era dispiaciuta. Vedi i dieci calci d'angolo che abbiamo battuto. Al di là della sconfitta, quello che ci ha convinto nei nostri mezzi dandoci la consapevolezza che potevamo farcela è stata la prestazione dal punto di vista fisico. Se avessimo pareggiato a dieci minuti dalla fine, quella partita l'avremmo vinta, ne sono convinto. C'era da ammortizzare un possibile contraccolpo psicologico. Ci sono stati vari step in quella settimana: ad esempio dopo Perugia la sera stessa, quando siamo tornati a Frosinone, allo stadio i tifosi ci hanno incoraggiato e questo è stato molto importante. Inoltre abbiamo fatto una cena il martedì sera. Non una cena punitiva, ma una bella chiacchierata e lo stesso presidente Stirpe ci ha detto poche parole, ma importanti. La partita contro la Salernitana l'abbiamo preparata come sempre, lavorando sull'aspetto tattico. Ritengo che la differenza alla fine l'ha fatta la voglia che avevano i ragazzi di vincere la partita".

Alla squadra dopo la sconfitta di Perugia cosa hai detto?

"Gli ho detto che a mio parere nonostante la sconfitta avevamo tirato fuori qualcosa di positivo, continuare a fare quello che avevamo fatto in campionato".

Contro la Salernitana, dopo un primo tempo equilibrato siete usciti fuori in maniera dirompente.

"Sì, confermo l'analisi".

Quella di uscire nei secondi tempi è stata una costante della vostra stagione. Avete segnati 11 gol negli ultimi quindici minuti di gara, solo in gare di campionato e anche nei play off avete mantenuto questo trend.

"Questo è avvenuto per il lavoro che abbiamo svolto sul piano fisico. Spesso ci è capitato che noi al novantesimo ancora avevamo benzina in corpo, mentre gli altri arrancavano. E questo fattore è stato importante contro la Salernitana, contro il Pisa e lo stesso Lecce".

In Puglia nella finale di andata l'impressione che si è avuta dal'esterno è stata di un Frosinone che si accontentava del pareggio.

"Non sono del tutto d'accordo. Dopo il gol preso siamo stati bravi a non disunirci e abbiamo trovato il pareggio sul finire del tempo. Nella ripresa l'andamento della partita era abbastanza chiaro: non ci avrebbero mai fatto gol. Noi abbiamo tenuto bene palla e abbiamo ragionato in una prospettiva dei centottanta minuti".

Dallo scudetto con la Berretti alla promozione, abbiamo avuto l'impressione che il tuo sia stato un lavoro che è durato l'arco di tre anni. Alcuni di quei ragazzi che hanno vinto il tricolore li hai poi portati in prima squadra.

"E' stato un lavoro certosino e i risultati si vedono: Altobelli, lo stesso Gori, nonostante ha avuto problemi fisici, Frabotta, Bertoncini e Gucher".

Gucher è molto migliorato.

"Sì, ha delle ottime potenzialità".

Tra i tanti giovani che avete messo in mostra, uno dei più appetiti è Paganini.

"E' un giocatore che ha grandi qualità tecniche e fisiche. E' stato molto bravo durante l'anno e devastante nei play off. Ha una struttura che non lo porta in fatica e in alcune partite quando gli altri avevano il fiatone, lui correva come un ossesso".

Quattro promozioni da calciatore, un campionato vinto con la Berretti del Frosinone e uno con la prima squadra. Da poche ore è arrivata anche la conferma da parte della società. Ti prepari alla settima promozione?

"Calma, adesso sto facendo il corso da allenatore e sono via fino a stasera. Da settimana prossima getteremo le basi per costruire un Frosinone che possa fare un campionato di livello. Dopo tre anni di sofferenze, dobbiamo mantenere la categoria. L'ossatura della squadra è già buona, normale che dobbiamo apportare dei correttivi e valuteremo con la società stessa come muoverci".

Ciofani rimane?

"E dove deve andare!?".

In una recente intervista hai detto che Daniel (Ciofani, ndr) è molto più forte di te.

"Sì lo confermo, ma non voglio soffermarmi troppo sui singoli. Noi avevamo in squadra 22-23 titolari e quando è capitato che qualcuno per qualche partita non ha giocato per rifiatare, chi è stato chiamato in causa, vedi Carlini contro la Salernitana (primo turno dei play off, ndr) che sblocca la partita nel finale o lo stesso Carrus, giocatori che in altri club di Lega Pro avrebbero fatto i titolari inamovibili, ma in questo Frosinone si sono calati nello spirito del gruppo senza mai far polemiche. Alla lunga questo spirito di sacrificio paga".

Le tante espulsioni come le spieghi?

"Tante espulsioni, però ti dico che molte non ce n'erano, e forse solo una è arrivata per proteste. Quando uno dei miei si becca un rosso perchè ha discusso con l'arbitro, mi avveleno. Siamo una squadra molto aggressiva, sia in casa che fuori, questo alla lunga ti dà aggressività e recupero della palla, perdendo in lucidità e questo può costare qualche fallo di troppo".

Come si lavora con la pressione addosso di chi deve vincere per forza?

"Sarebbe stato un peccato, dopo il campionato che avevamo fatto. Certo se abbiamo fatto tutti quei punti, fatto tutti quei gol, vuol dire che la squadra era forte. A questo se mi permetti, aggiungo la forza dello spogliatoio: dopo ogni sconfitta abbiamo sempre reagito con una vittoria. Vincere certe partite, come ci è capitato, in nove o in dieci, sono segnali importanti. Quando conquisti i tre punti al 94', non è fortuna, è mentalità di squadra. Non ci siamo accontentati mai e l'atteggiamento è quello di provare a vincere, assimilando il pensiero del successo, piuttosto che insegnare a non perdere. Ci sono poi tanti fattori che devono combaciare: tifosi, squadra, società, ambiente. Il discorso della pressione è logico per una squadra che deve vincere il campionato. Altrimenti non avrebbe senso di esistere".

Abbiamo saputo che sei un tipo molto scaramantico.

"Chi ve l'ha detto?!".

Fonti ciociare. Porti con te sempre una bottiglia d'acqua minerale di una nota marca.

"No, ma io mi porto l'acqua in panchina perchè non potendo fumare, allora per stemperare la tensione, mi faccio un sorso e non penso alla sigaretta. Certo anche io ho i miei piccoli aneddoti scaramantici".

Raccontacene uno.

"Se una domenica vinco con una camicia di un colore è molto probabile che la successiva indosserò nuovamente la stessa. Se quella camicia non la trovo, perché mia moglie l'ha lavata male, non ne faccio un dramma".

Tra te e il Dg Salvini è una bella lotta.

"Ma lui è molto più scaramantico di me".

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