ELEZIONI FIGC: VI SVELIAMO TUTTI I VOTI! CRESCE IL PARTITO DI LO MONACO-MALAGÒ. LE ARRINGHE DI LOTITO NON FANNO PIÙ EFFETTO...
La contrapposizione fra Tavecchio e Albertini è degenerata in un clima di sospetti e accuse degno di un saloon. Una caciara pazzesca per usare il romanesco, idioma molto in voga dalle parti di via Allegri. Lunedì sarà il giorno del giudizio come l'ha ribattezzato il presidente della Lega Pro, Mario Macalli. Quest'ultimo si é detto sicuro dell'elezione del candidato al quale ha conferito il proprio sostegno, ovvero Carlo Tavecchio. In realtà il numero uno della Lega Nazionale Dilettanti perde elettori ad ogni pié sospinto. Inevitabile alla lunga della battaglia mediatica originatasi dopo alcuni scivoloni improbabili avuti dal dirigente lombardo. Ad aproffitarne non sarà, però, -salvo clamorosi colpi di scena - il rivale Demetrio Albertini.
L'ex centrocampista di Milan e Barcellona ha fatto breccia solo nell'Associazione Italiana Calciatori e Allenatori. I club scrutano con perplessità la discesa in campo di quello che per otto anni é stato sodale e subalterno nei confronti del dimissionario Abate. L'interrogativo è lecito: come può rappresentare il nuovo che avanza chi come Albertini per otto anni è stato seduto nelle stanze dei bottoni senza riuscire ad imporsi? Non dimentichiamoci che il medesimo Albertini é stato il capo-delegazione della fallimentare spedizione mondiale in Brasile. Insomma, tutt'altro che il simbolo del rinnovamento della nostra classe dirigenziale. Ecco perché Tavecchio rimane comunque in pole position nella volata allo scranno della Figc, nonostante i voti in suo favore stiano calando vertiginosamente.
Più di Albertini la vera alternativa é rappresentata dal commissariamento della Federazione per i prossimi ventiquattro mesi. Il calcio italiano finirebbe nelle mani del numero uno dello sport Giovanni Malagò, che delegherebbe ad un dirigente preparato come Michele Uva l'opera di riforma riguardante il mondo del pallone. Fra i principali sostenitori di questo scenario nove club di Serie A. In prima fila Juventus, Roma, Inter, Fiorentina, Sassuolo, Torino, Empoli e Cesena. A capeggiare questa corrente di pensiero in Lega Pro é stato il patron del Messina Pietro Lo Monaco. Al suo fianco hanno fatto capolino Benevento e Forlì. Pronti ad occupare le fila di questo schieramento anche altre società professionistiche come Perugia, Varese, Catania, Novara, Santarcangelo e Savona.
Sostenitori convinti di Albertini presidente - per ciò che concerne la terza serie - sono Bassano, Ascoli, Carrarese, Lecce e Pavia. Appoggiato in B da Lanciano, Brescia e Latina. Ancora ampio il gruppo degli indecisi e che esprimeranno il proprio voto soltanto nel segreto dell'urna. Da decifrare in Lega Pro le intenzioni elettive di Catanzaro, Foggia, Barletta, Pordenone, Pro Patria, Teramo, Matera, L'Aquila, Albinoleffe, Cosenza, Paganese e Mantova. I rimanenti trentasei club della Lega Pro unica hanno promesso il voto a Tavecchio.
Le arringhe da capo-tribù di Claudio Lotito, intanto, hanno stancato molti suoi colleghi così come le sue ingerenze in ogni tipo di decisione da prendere. Alcuni dirigenti hanno sorriso maliziosamente lunedi scorso, al momento della compilazione dei calendari, nel vedere la Salernitana inserita nel girone medionale e pertanto il patron del Cavalluccio non accontentato. Sembra passata un'epoca dall'estate scorsa in cui Lotito ebbe la forza politica di far giocare a Roma e quindi in casa della vincente della Coppa Italia la Supercoppa Italiana contro la Juventus (fatto mai accaduto in precedenza nella storia della manifestazione ndr).
A nulla sono valsi finora i comizi elettorali del numero uno della Lazio, prima a Firenze in occasione dell'assemblea della Lega Pro e successivamente a Lerici per la calendarizzazione del campionato cadetto. Le prediche fondate sull'ars dictandi del presidente di ben due società professionistiche non hanno attecchito e sono state ascoltate fra qualche sbadiglio dei colleghi presenti. Segno di come l'ascendente nei confronti degli altri presidenti si sia notevolmente ridimensionato. Il ruolo di Spin doctor autoconferitosi nelle ultime settimane l'ha allontanato da parecchi altri patron, riducendone i consensi. In ballo c'e la poltrona di vicepresidente della Figc e la gestione del Club Italia. Carica destinata a Lotito in virtù degli accordi fra le leghe stipulati un mese fa. Da uomo forte e in ascesa del nostro calcio a clamoroso trombato politico: in caso di mancata elezione al soglio federale di Tavecchio l'esposizione palese in favore di uno dei candidati potrebbe rivelarsi un boomerang per l'erudito presidente, che diverrebbe così il grande Sconfitto della tornata elettorale...


