ESCLUSIVA TLP - Lei non sa chi sono io: Luca Gandini (Chieri)
Dopo trentuno anni di presidenza Benedicenti, il Chieri ha voltato pagina dandosi un'immagine più al passo con i tempi. Al posto dello storico numero del club piemontese è arrivato Luca Gandini e con esso si è portato l'entusiasmo e la voglia di intraprendere dei giovani che entrano in un mondo fatto di pescecani, ma bisognoso come non mai di volti nuovi con idee innovative. Studia da grande Luca Gandini e la sua creatura deve imparare a camminare da sola. L'entusiasmo è contagioso, ma il numero uno biancoceleste non accusa crisi di vertigini e il momento d'oro dei suoi ragazzi lo vive con il pragmatismo giusto per non lasciarsi travolgere.
Da un anno e mezzo alla guida del Chieri (l'avvicendamento con Edoardo Bendicenti è avvenuto a fine giugno 2013, ndr), Gandini ha subito raccolto risultati importanti con lo Scudetto Juniores conquistato lo scorso anno a spese della Renato Curi Angolana sconfitta ai rigori (3-1 il finale).
Quest'anno la prima squadra si sta togliendo tante soddisfazioni e se c'è una pecca, Gandini la ravvisa nell'avvio poco convincente che ha tolto quei punti importanti per essere addirittura primi in classifica.
Andiamo a conoscerlo meglio in questa intervista esclusiva nel consueto spazio del giovedì mattina dedicato al protagonista del campionato di serie D "Lei non sa chi sono io".
Domenica altro successo esterno in casa di una diretta concorrente come lo Sporting Bellinzago (2-4) e il sogno continua.
"Bisogna dire che domenica chi giocava a favore di vento era con un uomo in più. Nel primo tempo devo ammettere che non abbiamo fatto una gran partita. Nella ripresa le cose sono cambiate e abbiamo giocato un ottimo calcio. Quando alla fine vinci grazie ad una doppietta di un giovane (Mattia Cimmarusti, ndr) è ancora più bello".
Il 2015 è iniziato come era finito l'anno vecchio: subito due successi di fila e la prima posizione è a due punti.
"Tenga conto che siamo partiti molto male con tre sconfitte di fila che ci hanno tagliato un po' le gambe, poi siamo stati bravi a trovare quella coesione giusta per infilare questi quattordici risultati utili di fila che ci soddisfano e allo stesso tempo c'è il rammarico per dei pareggi che potevano essere vittorie".
E' un incontentabile.
"No, semplicemente sono convinto che questa squadra è forte. Comunque credo che il successo derivi anche da scelte di mercato azzeccate. Parlo dei più "vecchi" (Claudio Grauso e Franco Semioli, ndr): non è mai facile trovare dei calciatori esperti che sappiano dare quel qualcosa in più alla squadra. Di solito sono più un problema che altro, mentre noi siamo stati fortunati nello sceglierli. Quello che mi è piaciuto maggiormente di domenica è averli visti a fine partita con quella carica di entusiasmo come se fossero ancora a fare il riscaldamento: in quei casi ti rendi conto che bisogna provarci fino in fondo. Sappiamo che ci sono squadre più forti di noi, ma siamo lì e finchè ci sarà la possibilità culleremo questo sogno".
La loro esperienza è importante.
"Avendo vinto il campionato Juniores della scorsa stagione il nostro obiettivo era quello di non disperdere il tanto lavoro fatto e la scelta di questi esperti l'abbiamo fatta con il lanternino. La loro esperienza aiuta i più giovani a crescere e dovesse vederli durante la settimana negli allenamenti che carica danno agli altri. Da sei mesi a questa parte i nostri ragazzi sono cresciuti molto e il merito è anche dei giocatori che hanno un bagaglio di esperienza importante".
Nell'intervista concessa al vostro sito ufficiale lei ha detto: "Vogliamo vincere il campionato".
"Non ho detto proprio così. Lei ha estremizzato il pensiero: ho detto che proviamo a vincerlo. Come le dicevo prima, ci sono squadre più attrezzate della nostra, vedi lo stesso Cuneo che se non avesse perso i punti per strada, adesso sarebbe avanti a tutte con un margine di sicurezza molto ampio".
Il vostro settore giovanile inizia a dare dei frutti molto importanti. A dimostrazione del fatto che se si investe nel vivaio i risultati arrivano. Prova ne è l'approdo di Diego Valenti - classe 1996 - nella Rappresentativa di Serie D diretta da Augusto Gentilini.
"Siamo fieri e orgogliosi di questo ragazzo. Dopo le esperienze passate abbiamo deciso di lavorare sui nostri giovani direttamente in casa nostra, senza farli andare altrove".
Dopo aver lavorato per anni sulla quantità, ora avete intrapreso un percorso diverso, basandovi sulla qualità.
"E' stata una scelta dettata dalla necessità vista la scarsità di strutture che abbiamo qui a Chieri. Per fortuna i risultati ci stanno dando ragione. Se lo scorso anno abbiamo vinto lo scudetto con la Juniores, quest'anno ci stiamo confermando a quei livelli e siamo ancora primi".
Con il Comune vi state già muovendo per ovviare al problema.
"Ci stiamo muovendo per avere più spazi a disposizione e il dialogo con le istituzioni chieresi prosegue. Al riguardo le dico che ci sono dei momenti durante la settimana in cui sul nostro campo in sintetico ci troviamo ad avere qualcosa come settanta bambini che giocano e si allenano".
Presidente, ma conviene ancora investire nel calcio?
"La parola investimento non esiste. Dovrebbe riformulare la domanda: conviene ancora gettare soldi sul calcio? Però vede, questa sua domanda mi fa sorgere una riflessione che faccio da qualche tempo: in un'ottica di autofinanziamento è più facile farla in Lega Pro che in D. Qui in D non ti ritorna nulla, getti realmente solo soldi senza vedere un margine di perdita inferiore. Sotto questo aspetto credo che il calcio qualcosa dovrebbe farla".
I vostri rapporti con le altre realtà piemontesi che giocano nei campionati professionistici, vedi Juventus, Torino, lo stesso Novara e la Pro Vercelli come sono?
"Abbiamo rapporti con tutti, ma non abbiamo dato l'esclusiva a nessuna. Diamo e riceviamo: sappiamo bene che un giovane che cresce da noi se va in una squadra di rango maggiore fa la sua e la nostra fortuna".
Lei è molto giovane: non pensa che per gettarsi nel mondo del calcio poteva attendere ancora qualche tempo?
"Devo dire che ci sono finito quasi per caso. C'è stata questa necessità: il mio predecessore (Edoardo Benedicenti, ndr) era alla guida della società da trentuno anni e questo è un mondo - parlo di quello del calcio - dove ci vuole entusiasmo, bisogna essere dei trascinatori e dopo un lasso di tempo simile perdi molto sotto questi aspetti".
Lei nell'ambito imprenditoriale di cosa si occupa?
"Sono Amministratore Delegato di un'azienda del gruppo Mitsubishi che si trova a Chieri e si occupa di riparazione di palette di turbine nel campo del turbo gas".
Un augurio per il 2015?
"Nonostante sia facile entusiasmarsi per i risultati che stiamo ottenendo, vorrei avere delle strutture consone con la realtà che ci compete. Stiamo lavorando per ottenerle: abbiamo circa quattrocento ragazzi che si allenano durante la settimana. In questi giorni inauguriamo la nuova sede - la vecchia ormai era inagibile -, mentre il campo lo teniamo fino a fine anno perchè non abbiamo alternative".
Chiudiamo con la classica domanda da "Lei non sa chi sono io": se la sua esperienza al Chieri fosse un film, quale titolo avrebbe?
"La intitolerei "Forrest Gump". A me piace correre e visto che è tutto il campionato che rincorriamo, un film simile è adatto al Chieri".
L'impressione che abbiamo è che state studiando da grandi.
"Vero. Siamo partiti male e ci siamo ripresi. Sappiamo di quante difficoltà ci potranno essere da qui a fine stagione. Vediamo cosa succede. Se avverrà il grande salto (sarebbe la prima volta nella storia del Chieri nei Professionisti, ndr) non ci faremo trovare impreparati. Il problema dello studio è che alla fine devi anche fare gli esami e quindi da buoni studenti dobbiamo studiare per farci trovare pronti".
Prossima intervista per "Lei non sa chi sono io": giovedì 22 gennaio 2015.


