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“Pronto, so’ Claudio”, è il tormentone in voga tra i presidenti di Lega Pro. Macalli nel rispetto della democrazia deve allinearsi al volere delle Società e convocare l’assembleaTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
giovedì 22 gennaio 2015, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

“Pronto, so’ Claudio”, è il tormentone in voga tra i presidenti di Lega Pro. Macalli nel rispetto della democrazia deve allinearsi al volere delle Società e convocare l’assemblea

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Pronto, so’ Claudio”, in questa breve frase è racchiuso tutto l’innovativo progetto del “magno” Claudio per la Lega Pro. Il preludio di una telefonata ripetuta, anche in avanzate ore notturne, a tutti i presidenti di quella categoria che racchiude, con sintesi estrema, il “metodo” Lotito.
In quelle telefonate l’onnipresente Claudio Lotito avalla la riconferma di Macalli ai vertici della terza serie. Non per meriti, si badi bene, che lui stesso, parlandone con l’interlocutore di turno, definisce l’attuale presidente non adeguato all’incarico, ma perché occorre  far sedere su quella poltrona un soggetto votato ai suoi, illuminati, intendimenti.
Una presidenza svuotata di ogni potere, preconizza Lotito. “Macalli fa quello che dico io”. Gli altri tutti  fuori. Un Direttivo composto da tre soli presidenti, (nord, centro e sud) e, come già accade nella Lega di Serie A (Beretta non se ne voglia) lui, il “magno” Claudio, a sovraintendere i lavori.
Il tentativo di porre in essere, condita da vacue promesse, l’ennesima pagliacciata. Perpetrata a danno della categoria  e di tutti i presidenti. Con il fare dispotico ed invadente di chi si vuole imporre, ai vertici del sistema calcio italiano, a suon di gomitate ed entrate a gamba tesa. Un concetto questo, che nel tema trattato, aiuta a rendere meglio l’ idea.
Infatti, analizzando lo stato attuale, balza evidente agli occhi di tutti, che il sistema calcio, italiano, vive un momento particolare. E’ un ambiente raggomitolato in una sorta di commissariamento. Una voluta situazione di comodo che si è costituita il “magno” Claudio, con il suo attivismo incessante, approfittando del vuoto di potere successivo ai mondiali brasiliani. Quella stanza al quinto piano di via Allegri, vuole essere, al proposito, un chiaro messaggio di presa di possesso per tutti i naviganti. Non è giusto permetterglielo.
I Presidenti di Lega Pro debbono saper prendere coscienza di quanto sia pesante, quella percentuale di voti, pari 17%, sulla bilancia delle alleanze in Consiglio Federale. Una percentuale importante, da porre sul tavolo delle trattative, per ottenere la corresponsione più congrua di contributi economici. Mai barattandola, come invece è stato fatto, per una carica di vice presidente in Figc.


E Mario Macalli in tutto questo? Meraviglia, e non poco, che si sia totalmente votato alla causa di Lotito. Che non si sia accorto quanto il “magno” Claudio intenda usarlo. Ho scritto che l’ attuale presidente, sfiduciato dalla maggioranza, non poteva e non doveva rimanere abbarbicato a quella poltrona per una questione politica, di morale e di etica. Ora ho la netta sensazione, invece, che Macalli si senta la “poltrona”!
Lo lasciano intendere alcune sue dichiarazioni, rilasciate alla stampa, da quel fatidico 15 dicembre scorso a tutt’ oggi. Il ragioniere cremasco è passato da un “…se vogliono fare le lezioni io le faccio….” ad un recentissimo comunicato nel quale sostiene: “…la sfiducia nel calcio non esiste. Sono stato eletto non mi risultano nuove elezioni...” corredando il tutto con una dichiarazione, esplicita, di rispetto della democrazia.
Da un mese le Società hanno chiesto la convocazione dell’assemblea di Lega con all’ordine del giorno la revoca del Presidente e del Consiglio Direttivo. Malagò dal Coni e Tavecchio dalla Federcalcio hanno ritenuto tale richiesta legittima, invitando Macalli a provvedere per gli adempimenti del caso.
Il saper vivere recita, a validità di tutti gli organi elettivi, che il mantenimento di qualsiasi carica dipenda dal rapporto di fiducia con i propri elettori. Una regola, questa, che prescinde dalla durata del quadriennio olimpico, preso a pretesto da Macalli e da lui citato tra i motivi di inapplicabilità dell’ istituto generale della revoca.
In questo contesto la presa di posizione del Presidente di Lega Pro, non solo è opinabile, ma rasenta il ridicolo. Ove realmente non fosse “abbarbicato” alla poltrona e fosse altresì rispettoso, come sostiene, della democrazia, dovrebbe saper spiegare per quale motivo si ostina a conferire incarichi a consulenti (i cui costi ricadono sempre sulle Società affiliate), tali che gli forniscano pareri a lui utili per rimanere, imperterrito in sella, in quella villa alla via Jacopo da Diacceto di Firenze. Evidentemente sfugge al buon Mario che la cocciuta ostinazione nel volersi arroccare in posizioni di assoluta negatività evidenzia, ancor più, il suo timore, reale, di sottoporsi al confronto ed al parere della base.
La gestione della Lega Pro, come logica vuole, deve entrare nel possesso dei presidenti. Nella massima legalità e trasparenza. Questo lo sa il “magno” Claudio come lo sa Mario Macalli. Evitino pertanto di tirare troppo la corda, rispettando ed agevolando il volere, democratico, manifestato dalle Società.
Del resto, a chi converrebbe accendere fuochi pericolosi sotto pentole in ebollizione continua…non certo a Tavecchio!

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