Lorenzo Casalino: Le telenovele forse giunte al termine, la Lega Pro ha bisogno di calcio vero. Promosse le piazze di Vercelli, Foggia e Pisa. Giovani? Risolleviamo il sistema partendo da altro
Pochi attimi al termine di ogni ricorso, tentativo di ripescaggio e altro ancora. Le "telenovele" di Lega Pro stanno per ultimare il proprio corso nella sua prima istanza, dedichiamoci al calcio vero, quello giocato se esiste ancora perchè ce lo auguriamo. Anno zero? Non proprio, anche perchè la decimazione di club non coincide con la soluzione al problema, anzi vige ancora. Il sistema va rivisto, assolutamente. Se da una parte l'improvvisazione di manager ha prodotto solo danni irreparabili, dall'altro almeno sembra che si stia muovendo qualcosa. Urgono nuove figure professionistiche in ogni reparto dirigenziale, perchè certe mancate iscrizioni in Lega Pro potevano essere salvate in tempo. Per fare calcio, nel vero senso della parola e, non per finta, ora bisogna preventivare sulla scrivania dei progetti a medio-lungo termine che parta dall'acquisizione e della gestione dello stadio fino a creare sinergie di carattere sociale e non solo per tutti coloro che ruotano attorno ad un club. Ormai si parte, chi potrà ancora giocarsi sul campo le proprie potenzialità sportive che tenga delle causali che hanno portato altri a non farne più parte. Al via con i campionati, con meno squadre? Vedremo. Tante le domande di ripescaggio, ma devo dire che anche se sognare non è vietato, la realtà oggettiva è cruda. Bisogna avere requisiti categoricamente apposto, altrimenti si resta dove si è.
Si parlava di progetti, c'è chi si sta muovendo e chi già ci ha pensato ancora prima di retrocedere. Stiamo parlando della Pro Belvedere Vercelli, club del patron Massimo Secondo coadiuvato dall'amministratore delegato Fabrizio Rizzi. La storia gialloverde non è da sottovalutare, perchè nel momento in cui i risultati sportivi non stavano portando gli effetti sperati la società già controllava bilanci e strutturava progetti sul settore giovanile per la società. Ieri è arrivato l'acquisto del marchio dal Comune della Pro Vercelli, non ammessa ai campionati professionistici. Oggi ci sono tutte le potenzialità affinchè il nome della squadra storica della città resti in vita e, proprio in questo, Secondo rinuncerebbe al proprio gioiellino che in pochi anni ha saputo inventare e portare fino al mondo dei professionisti. Un grande attaccamento alla città quella dimostrata dal noto patron che vuole dare il proprio apporto ad una Vercelli che vuole ritornare a recitare un ruolo da protagonista nel palcoscenico nazionale. I presupposti per rivedere la Pro Vercelli ci sono, ora starà ad Abete valutare e interpretare la forte volontà mostrata fin qua dai dirigenti gialloverdi e dalle nuove figure arrivate prima della mancata iscrizione del team bianconero.
Da un progetto ambizioso ad un altro, perchè il nuovo Foggia targato Zeman fa già rivivere gli storici momenti della Serie A. Un ritorno al passato che ridona lustro ed entusiasmo ad una grande piazza. Infine non dimentichiamo la fame di gloria che vuole ricercare il Pisa, pronto a tornare grande.
Per quanto riguarda i giovani, l'inserimento obbligatorio degli '89 trova tutti in disaccordo. Cerchiamo di non perdere il controllo della situazione, incentiviamo la qualità e non diamo il via ad una regola che potrebbe veramente dare inizio ad un vortice preoccupante. Ad oggi la classe '88, per esempio, è già ritenuta "vecchia" del sistema. Chi è forte e in prospettiva dà ampie garanzie, giocherà sempre, gli altri - da che mondo è mondo - si dovranno accontentare di categorie inferiori. Vincolare società, mercato e tutto il mondo della Lega Pro, che già presenta gravi problemi gestionali e di marketing soprattutto, mi sembra un suicidio gratuito. Mancano le risorse economiche e la possibilità di trarre dei benefici per poter andare avanti. Andiamo a strutturare soluzioni diverse che non vadano a ripiegare, come in questo caso, sui giovani da impiegare obbligatoriamente nelle modalità proposte dal sistema. Perchè la Lega Pro, a differenza della Lega di Serie A (Tim) e di Serie B (Bwin), non ha un main sponsor di categoria? Perchè non diamo visibilità alla terza serie? Perchè nel 2010 la Lega Pro non può avere in tempo reale i risultati dai campi? Perchè non si riesce a dare il giusto lustro ad eventi a grande impatto mediatico che sappiano catturare l'attenzione degli addetti ai lavori, degli appassionati e del territorio nazionale? I playoff di categoria registrano attenzione mediocre, eppure i talenti e il calcio prodotto non è di certo da "due lire". Ma non basta. Se vogliamo ritornare ad assaporare il calcio vero, dopo le "telenovele" dettate dai conti non apposto, da cordate di fantasia e fideiussioni non valide, diamo spettacolo a questo sport, a questa Lega nel giusto modo. La "provocazione", se così la vogliamo chiamare dall'avvocato, nonchè manager sportivo Cesare Di Cintio, in occasione del primo corso di manager a Bergamo ha veramente riscosso un grande seguito da parte delle società professionistiche che ne hanno preso parte, allora significa che in primis i club hanno capito di essere in difficoltà. Il resto? Più di così ci si augura di non dover più commentare.


