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ESCLUSIVA TLP - Teramo, il tecnico Vivarini: "Estate allucinante. Voglio continuare a credere nel calcio, quello giocato..."TUTTOmercatoWEB
Vincenzo Vivarini
© foto di Image Sport/TuttoLegaPro.com
giovedì 1 ottobre 2015, 23:00Interviste TC
di Daniele Mosconi
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Teramo, il tecnico Vivarini: "Estate allucinante. Voglio continuare a credere nel calcio, quello giocato..."

Dopo l'ennesima estate tutta italiana che ha visto coinvolto il Teramo, l'allenatore degli aprutini non si arrende e crede nella bontà di questo sport

C'è un retroscena che va raccontato dietro questa intervista esclusiva concessa ai microfoni di TuttoLegaPro.com da parte di Vincenzo Vivarini, tecnico del Teramo.

Con Vivarini ci eravamo sentiti l'11 settembre, mentre era a vedere la partita di serie B tra Pescara e Perugia. Prendiamo appuntamento per il giorno successivo. Nell'estate tormentata del Teramo e del calcio italiano in generale nella vicenda "Dirty soccer", era stato inoltrato un altro ricorso - del Forlì in questo caso -, per altro accolto, che bloccava le partite degli aprutini (oltre a quelle del Savona), fino allo scorso 23 settembre. La voce di Vivarini la mattina successiva era quella di una persona sconfortata: "Che cosa devo dirvi. Non so più cosa dirvi: mi mancano le parole". Quell'ennesimo rinvio è stato un altro colpo ricevuto che non si aspettava.

I giorni sono passati, il campionato del Teramo è iniziato con il successo proprio contro il Savona - scherzo del destino, essendo stata proprio contro i liguri la partita madre di tutta questa vicenda che ha visto coinvolti gli abruzzesi - per 2-1. 
Allo Stadio "Gaetano Bonolis" (sabato 26 settembre), prima del fischio d'inizio il pubblico ha applaudito la squadra: dietro quel gesto c'era tutto l'affetto di una comunità che si sente ferita, ma non ha ancora voglia di arrendersi.
Oggi Vincenzo Vivarini ha voglia solo di parlare di calcio. E' stufo di tutto quello che è avvenuto prima: vuole voltare pagina.

Mister, parliamo della partita di Ancona: Scipioni l'ha combinata grossa.

"Ci sta dai. Ha compromesso tutto non essendo una partita facile. Nonostante tutto sono soddisfatto: abbiamo dimostrato di saper reggere i ritmi che ha tenuto l'Ancona. Loro hanno giocato con una cattiveria agonistica importante, però alla fine gli episodi ci hanno condannato. L'Ancona alla fine non ha mai tirato in porta, al di là delle ripartenze degli ultimi dieci minuti. Si è cercato di portare avanti anche i centrali difensivi nella speranza di un episodio a noi favorevole, visto che non riuscivamo più a entrare con il gioco nella loro area di rigore. E' chiaro che dovevamo comunque evitare quella stupidaggine".

Abbiamo visto un Teramo lento, è d'accordo?

"Loro hanno fatto un lavoro di aggressione sul portatore di palla, rallentando il nostro gioco. Nel primo tempo non siamo andati male: il problema è stato la ricerca degli attaccanti con palle lunghe, quando io prediligo che la squadra si avvicini maggiormente a loro e servirli sui piedi per la stoccata. Siamo stati bravi nella fase di costruzione, ma gli spazi nella loro metà campo erano esigui visto che facevano molta densità negli ultimi trenta metri".

Andava velocizzata la manovra, non crede?

"Si, questo può essere vero, ma essendo all'inizio ho dovuto fare un po' di turn over, facendo giocare dall'inizio cinque giocatori che ancora non avevano messo piede in campo. Dobbiamo lavorare, ma come sempre le mie squadre all'inizio tendono un po' a faticare".

Finalmente si torna a parlare di calcio.

"Non ne potevamo più: una cosa disarmante, allucinante. Abbiamo fatto un'estate che non auguro a nessuno. Si è scritta una brutta pagina del calcio italiano".

Pensa sia finita?

"Per me non è mai cominciata. Io sono sempre stato molto distaccato, perché hanno fatto una cosa brutta: una squadra che sul campo ottiene il suo premio e gli viene tolto. Anche adesso non mi interessa quello che succederà: ci tenevo a tornare a parlare di calcio. Anche i giocatori stessi ho cercato di tenerli lontani da questa vicenda: non se lo meritano neanche loro".

Lei ha detto che bisogna ancora credere nel calcio. Dopo le vicende degli ultimi mesi che vi hanno visto protagonisti, ci crede ancora?

"Credo tantissimo nel calcio giocato, perché la cosa bella è il campo, la partita, il lottare, avere difficoltà nello sviluppo della manovra, il fare meglio sicuramente, migliorare i giocatori, dargli delle idee di gioco: sono queste le soddisfazioni che cerco, tutto il resto a livello politico e gestionale, purtroppo l'Italia è questa, ma non solo nel calcio. In tutti i campi".

C'è stato un momento in cui ha pensato di dire basta con il calcio?

"No no. Il calcio è sempre stata la mia vita: ci sono nato, da bambino con la palla tra i piedi, da giocatore prima e allenatore adesso, quindi per me la mia vita senza calcio sarebbe niente".

Lei occasioni per andare via da Teramo ne ha avute. Cosa l'ha spinta a rimanere?

"Ho avuto diverse opportunità, anche in piazze importanti. Qui a Teramo avevo un progetto tattico già avviato, sviluppato ed ero sicuro che si sarebbe fatto bene anche in serie B. Di conseguenza andare a fare un salto nel buio anche in una piazza più importante, mi ha portato, a parità di condizioni, alla scelta di rimanere a Teramo. Invece poi è subentrato un discorso che esula dall'aspetto prettamente professionale: la città, i tifosi, i giocatori che sono rimasti, non meritavano tutto quello che gli è cascato addosso. Ci siamo un po' parlati con tutti, dirigenti e squadra, arrivando a questa soluzione. Ora dobbiamo cancellare il prima possibile quello che è stato".

Come si sente cambiato rispetto a qualche mese fa?

"Diciamo che devo essere bravo a cancellare, dimenticare e ritornare al calcio che conta: quello che conta. Quello che è avvenuto mi ha dato tanta tristezza. Sotto questo aspetto è chiaro che sono cambiato: devo essere bravo a ritrovare quella grinta, quella voglia che mi ha sempre contraddistinto".

La città di Teramo come sta reagendo?

"Sabato, prima della partita d'esordio contro il Savona ci sono stati tre minuti di applausi: vedere tutto il pubblico in piedi è il segno che la città crede ancora nel calcio. Adesso dobbiamo fare bene noi".

Ottobre sarà infernale per voi: in attesa di capire quando si giocherà il recupero contro il Santarcangelo, avrete cinque partite, di cui quattro spalmate in meno di quindici giorni.

"Questa è un'altra stranezza che non fa parte di un campionato. Ci portiamo dietro ancora questi strascichi, sia a livello morale che gestionale. Noi non abbiamo fatto una partita importante per almeno due mesi: dovevamo essere in B, poi ci hanno mandato in D, ora in Lega Pro. A livello organizzativo non avevamo nelle gambe l'energia per fare tre partite in una settimana, ed ecco spiegato il turn over di Ancona: la condizione è precaria e di conseguenza si rischia di compromettere il campionato. Abbiamo anche fatto delle richieste per prorogare questi recuperi, invece non vogliono sentire ragioni: dobbiamo giocarle subito. Un mercato fatto con noi che eravamo stati retrocessi in D. E' vero che c'era la proroga, ma sapevamo di fare un mercato diverso. E' stata una cosa gestita in modo particolare, mettiamola così. Cerchiamo di non pensarci e applicarci sul campo".

Ultima domanda: vi sentite defraudati?

"Sicuramente".
 

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