Lega pro a 60 frutto di una scelta politicamente condivisa, no a favoritismi. Salvezza? in mano ai giudici. Squalificato sì, ma lavora. Adise, questo mercato è al tramonto…
Il più che probabile ripristino del format della Lega Pro a 60 squadre ha restituito il verbo alla mente fertile di alcuni dirigenti. Quelli prestati al calcio. Quelli che, pur avendo fallito gli obbiettivi del campionato, debbono continuare ad alimentare sogni e speranze nelle loro rispettive piazze.
L’ancora del ripescaggio.
Gettare polvere negli occhi dei tifosi per giustificare le loro sconfitte. Tentativi puerili per racimolare qualche euro in più. Per non allontanare gli appassionati dal botteghino. Definitivamente.
Un percorso tortuoso nel tentativo di spacciare, per reali e concrete, inesistenti alleanze all’interno del “palazzo”. Promesse di ripescaggio mai ricevute. Inesistenti contatti con funzionari e dirigenti, federali e di Lega, preposti. Facilitazioni derivanti da una fantomatica e mai accertata graduatoria di merito. Riguardanti la storia calcistica, la tradizione, il territorio.
Tutte amenità date in pasto ai tifosi per rabbonirli. Il tentativo estremo per fornire una giustificazione alla sconfitta sportiva. Alla incapacità di dare solidità e conferme alla loro precaria struttura aziendale.
Nella realtà, il progetto riguardante la composizione dell’organico di Lega Pro si trova ancora in una fase iniziale. Di studio. Si è in presenza di un ventaglio di ipotesi. Non ultima quella di inserire alcune seconde squadre della serie A. Come quella di dare spazio soltanto a Società della Lega Pro. Oppure soltanto a quelle della serie D. Meglio ancora sceglierne due per ogni categoria. Tutto è ancora in embrione. Indefinito.
Esiste una sola certezza: la decisione sarà frutto, esclusivo, di una più che totale condivisione politica. Ponderata. Maturata tra le componenti sistema.
Lo scorso lunedì il Tribunale Federale ha ufficializzato le sue sentenze sul caso “Dirty Soccer”. L’ennesimo svilimento all’immagine del calcio. Due gli aspetti negativi che balzano immediatamente agli occhi, in questa brutta vicenda.
La Procura Federale, già all’inizio della scorsa estate, era in possesso degli atti relativi al “filone” catanzarese dello scandalo. Il processo si sarebbe dovuto tenere prima ancora dell’inizio dei campionati. Era indispensabile accelerare al massimo le procedure. Per dare credibilità alla manifestazione della Lega Pro e per restituirle i connotati della regolarità.
Siamo invece a febbraio e si è giunti solo ora al primo grado di giudizio. La discussione dei ricorsi in ultima istanza, dinanzi al Collegio di Garanzia del Coni, non si terrà prima aprile.
Si prospetta una baraonda immane. Proprio nel periodo in cui il campionato entra nella sua fase più delicata. Trovarsi inaspettatamente coinvolti nella zona per non retrocedere non è soltanto una ipotesi. E non farà piacere a nessuno.
Poi. Nel merito delle squalifiche ai tesserati. Si sta aprendo una pagina vergognosa. Si sta sempre più affermando, impunemente, la figura dello squalificato che opera. Che lavora. Da casa o, addirittura, presso la sede di qualche Società consenziente. A dispregio di tutte le Istituzioni e di tutte le norme del calcio. Procuratori, direttori ed anche allenatori, gravati da pesanti inibizioni che, imperterriti, proseguono nelle loro attività. Pubblicamente e vantandosene. Non occorre scendere nei dettagli. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Ma nessuno ne parla e non esiste controllo. Uno scandalo nello scandalo.
Due situazioni anomale. Due spaccati di un calcio malato.
Un limpido messaggio alla necessità, impellente, di accelerare le procedure che portano alle riforme del sistema. Nella struttura e nei regolamenti. Nelle teste.
Nel dopo partita del suo Foggia contro il Benevento. Mi è piaciuta una “battutina”, di una ironia sottile e gradevole, di Robertino De Zerbi. Il riferimento al modo, molto particolare (diciamo), con il quale “alcuni”, da fenomeni, si approcciano al mondo del calcio.
Finalino con dedica all’Adise ed ai suoi rappresentanti.
Sveglia, che il calcio è cambiato! Questo calciomercato non ha più ragione di esistere. Per lungaggine e molto altro è un “flop”. I “piantoni” davanti a quella porta sono passati di moda. Il carnevale si fa da un’altra parte…


