ESCLUSIVA TLP - Santarcangelo, Guidone: "Un anno fa ho vissuto un incubo, ma sono fiero di come ho affrontato il tutto. Adesso penso al futuro, e..."
19 maggio 2015: scoppia l'inchiesta Dirty Soccer, che sconvolge il mondo del calcio e soprattutto della Lega Pro, con arresti, indagini e processi. Oltre 70 indagati, circa 30 partite sotto inchiesta, e avvisi di garanzia spediti in tutta Italia. Nel ciclone finisce anche Marco Guidone, attaccante del Santarcangelo, poi prosciolto il 9 febbraio. A un anno di distanza, il classe '86, 13 reti all'attivo nel corso della stagione da poco conclusa parla ai microfoni di TuttoLegaPro.com.
Esattamente un anno fa, l'arresto in merito al processo Dirty Soccer, che ti ha poi portato anche a 18 giorni di detenzione. Incubo finito, ma a mente fredda come ti sei spiegato quel momento?
"Si, esattamente un anno mi è cambiata la vita, mi è caduto il mondo addosso con l'arresto e la detenzione, a cui si sono anche aggiunti tutti i processi che mi hanno portato a passare un anno davvero difficile, il peggiore della mia vita. Sono però fiero di come ho affrontato il tutto, ho preso di petto la situazione, e ho avuto vicino a me non solo la mia famiglia ma anche la squadra e la società, e a tutti coloro che mi hanno sostenuto non posso far altro che dire grazie. Sono infatti molto felice, a livello sportivo, di quello che poi ho dato alla squadra, anche per come loro si sono comportati con me: tutti insieme abbiamo raggiunto un grande traguardo".
Hai sicuramente convissuto con una sensazione di ingiustizia che ha poi inciso sul resto: quanto è stata grande la paura di non riuscire a superare il momento?
"Io temevo più che altro di non essere ascoltato in sede giudiziaria, visto che ero già stato arrestato senza motivo, ma la stavolta la giustizia ha fatto il suo corso, e alla fine sono stato prosciolto: ma la paura mi ha accompagnato per diverso tempo. E lo sentivo perchè ero bloccato su tante cose, l'exploit calcistico che ho avuto dopo il proscioglimento la dice lunga su tante cose".
E' stata effettivamente una stagione dai due volti la tua: iniziata comunque bene, e culminata poi con prestazioni di veramente altissimo livello...
"A inizio stagione non avevo la testa libera, dovevo affrontare un processo e questo non permetteva di rendere come avrei voluto da subito, posso tranquillamente dire che ero al 50% delle mie possibilità. E' stata dura, ma poi il proscioglimento è stata per me una liberazione, e ho sfogato tutta la rabbia che avevo sul campo".
Non hai mai temuto giudizi, o meglio pregiudizi, che si sarebbero potuto scatenare al tuo ingresso in campo? In Italia, molto spesso, certe congetture mentali verso che ha avuto procedimenti giudiziari sono dure a morire.
"No, di quello non ho avuto paura, solo alle volte in qualche stadio ci sono stati degli sfottò dei tifosi ma non mi hanno toccato, ci possono stare, mentre dall'ambiente calcio non ho mai avuto il dito puntato, semmai una pacca sulle spalle. A ogni modo sarei andato a diritto per la mia strada, e se c'è chi voleva parlare adesso deve stare zitto".
Santarcangelo ti è stato vicino, tifosi e club al completo...
"Assolutamente si, e fin dall'inizio. Anche quando ero in carcere la società chiamò mia mamma per far sentire la vicinanza a me e alla mia famiglia, e al momento della scarcerazione ho ricevuto la chiamata di Paolo Bravo che mi ha detto che mi aspettavano tutti al campo per la ripresa. Grande merito va sicuramente al club, ma anche al mister che mi ha sempre dato fiducia nonostante un girone di andata non giocato al massimo, e anche ai miei compagni: quando sono stato prosciolto hanno organizzato una festa, loro hanno sempre creduto nella mia innocenza".
Con la società sei però in scadenza. Quale sarà il futuro di Guidone?
"Con la società mi devo incontrare, per parlare del mio futuro: ci sederemo intorno a un tavolo e vedremo il da farsi. Al momento non c'è niente di più, io potrò valutare anche altre proposte ma di sicuro c'è che al Santarcangelo devo tanto".


