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Una lobby contro la Lega Pro. Il contrasto sui ripescaggi solo un pretesto, mira a sottrargli potere. Quella denuncia che getta ombre sulla Federcalcio. Tavecchio rispondaTUTTOmercatoWEB
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
lunedì 1 agosto 2016, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Una lobby contro la Lega Pro. Il contrasto sui ripescaggi solo un pretesto, mira a sottrargli potere. Quella denuncia che getta ombre sulla Federcalcio. Tavecchio risponda

Il passare dei giorni lascia trapelare un clima di tensione che non è latente. Il Consiglio Federale del prossimo 4 agosto potrebbe riservare delle sorprese. Lo scontro politico, che conduce alla elezione del presidente federale, prevista per la fine dell’anno, è evidente. Abbiamo già riscontrato che il periodo della campagna elettorale è iniziato recentemente.

Si sarebbe anche pensato, nelle stanze che contano, che non vi sarebbe stata occasione migliore, della prossima assise federale, per dare inizio alle ostilità. Ufficialmente. Più che presumibilmente il 4 agosto non sarà soltanto il giorno in cui verranno ufficializzati i nomi dei club ripescati. Nelle pieghe delle decisioni potrebbero esserci delle sorprese. Una linea di pensiero legata alla serie A e sponsorizzata all’interno da una parte del “palazzo”, avrebbe in animo di osteggiare la reale forza ed il potere assunto dalla Lega Pro.

Risulterebbe infatti che Maurizio Beretta, presidente della Lega di serie A, si sarebbe giàfatto portavoce dei sostenitori di questa tesi. La Lega Pro non sarebbe in grado, a loro dire, di esprimere un professionismo a 60 squadre. In sede di Consiglio Federale il contendere potrebbe divenire proprio questo. Si vorrebbero sollevare alcuni “problemini” legati alle infrastrutture e alla consistenza patrimoniale di alcuni club. Alla impossibilità della Lega Pro, conclamata solo per loro, di porre in atto un progetto sostenibile.

Il tentativo di “golpe” (scusate l’uso, nel calcio, di una espressione tanto forte, serve però a rendere meglio l’idea) si concentrerebbe sulla volontà di bocciare qualche club e dimostrare la indispensabile necessità di riaprire i termini per iripescaggi. Un flop, in definitiva. Come se in tre/quattro giorni potrebbe essere facile, per chiunque, reperire la provvista necessaria. Anche in considerazione che nessuna, delle partecipati escluse, potrebbe riavviare quel percorso.

Quello dei ripescaggi è però un falso obbiettivo. Un percorso contorto nel tentativo di sminuire il potere attualmente rappresentato dalla Lega Pro. Quell’ormai famoso 17 per cento che la terza serie rappresenta in sede di assemblea elettiva federale. Non potendo più contare sull’alleanza di origine “macalliana”, quella che nell’ultima tornata elettorale risultò determinante per la nomina di Carlo Tavecchio ai vertici della Federcalcio, si pretenderebbe di “spolpare” di un 5/6 per cento il voto delle Società rappresentate da Gabriele Gravina, attribuendolo alla Lega di Serie A.

Questo in forza del fatto (sempre a loro dire) che la terza serie, dagli oltre cento club di alcune stagioni orsono, è scesa , nel solo volgere di pochicampionati, ad un organico notevolmente inferiore. In virtù del quale, sempre a loro dire, non potrebbe rimanere, all’interno del sistema, con lo stesso potere.

Il realizzarsi di tale situazione, con l’alleanza di altre componenti del calcio, (serie B?), metterebbe i poteri forti, che intendono gestire in assoluto ed autonomamente, nelle condizioni di fare e disfare a proprio piacimento, nel mondo dell’italico pallone.Non ci sarebbe più una gestione democratica del sistema. Con quale obbiettivi? Bastano un paio di esempi. Quelli di più facile interpretazione. Mettere un proprio candidato ai piani alti di via Allegri (Carlo Tavecchio, che ha superatola prova in questi due anni, assistito da un “tutor” eccellente, nutre la fiducia di chi sta ai vertici di questo partito).Limitare, ancor più, le risorse economiche corrisposte alla categoria, sino a giungere alla graduale diaspora dell’organico. Con un unico obbiettivo, la serie C in due gironi da 20 squadre. Il tutto, quanto prima possibile.

Le riunioni più o meno “carbonare” sono iniziate da tempo. Sono coinvolti anche personaggi della vecchia guardia che sperano, in tal modo, di rientrare nel giro. Tutto è comprensibile, ma tutto è anche opinabile. Gabriele Gravina non può non essere a conoscenza di questi moti “rivoluzionari” ed è chiamato ad certosino compito di arginamento. Il tavolo del 4 agosto diventa un banco di prova notevole.

Nel Paese dei campanili il calcio non può prescindere dai campionati di Lega Pro. L’esempio della stagione che va ad iniziare è più calzante che mai. Il qualificato novero delle squadre partecipanti ne rappresenta la certificazione assoluta. I poteri forti, del calcio che va per la maggiore, non possono distruggere il patrimonio rappresentato dal calcio delle provincie. L’unico dedicato alla valorizzazione del “prodotto” nazionale. 

Vanno certamente cambiate le regole, sono tante. In taluni casi anche gli uomini. Serve percorre la strada delle riforme. Ma non va stravolto il sistema.Solo per far piacere ai pochi eletti del mondo del calcio. 

O a qualche despota!

Prima però sarebbe necessario che Carlo Tavecchio, in ottemperanza al ruolo pubblico che riveste, facesse chiarezza sull’accusa contenuta in una denuncia presentata da Sergio Briganti. Nella quale l’ex proprietario del Pergocrema sostiene che la Figc ha aiutato Claudio Lotito con una delibera falsa.

Tutto è riconducibile a quella famosa telefonata tra Pino Iodice e Lotito nella quale il  “magno” Claudio si vantava di essere divenuto il fine tessitore del calcio italiano. Volarono tra i due,a quel tempo,parole forti. Tanto che Lotito decise di querelare Iodice per diffamazione. Occorreva però, nel rispetto delle norme del calcio, il placet di Tavecchio che fu concesso, stranamente per tutti,in poche ore. A Beppe Marotta, in situazione analoga era stato negato. 

Sostiene Briganti, nella sua denuncia, che quella l’autorizzazione sarebbe arrivata grazie alla falsificazione di una delibera della assise federale. Il tutto risulterebbe dagli screenshot dei computer interni della Federcalcio, le cui copie sono stateallegate alla denuncia.

Al punto che, negli archivi della stessa Federazione, esisterebbero due delibere con lo stesso progressivo (la notizia è stata recentemente ripresa anche da ilfattoquotidiano.it). Tutto verterebbe sul fatto che (a dire di Briganti) il presidente della Lazio è stato autorizzato, direttamente da Tavecchio, senza che la richiesta fosse stata ratificata dal Consiglio Federale.

Risulterebbe che il presidente avrebbe avuto delega alle autorizzazioni con delibera  numero 9 del 12 settembre 2014. Peccato che con lo stesso numero (9) ne esiste anche un’altra che ha come oggetto la nomina del dottor Alfonso Quaranta a componente della Commissione Federale di Garanzia e porta la data del 24 ottobre dello stesso anno. Come, inevitabilmente, ne esistono altre due con il numero 10/CF una delle quali per far posto alla falsa con il numero 9. Più che logico.

Ora ci si interroga: la delibera è veramente falsa?

In definitiva un “pasticciaccio” che Tavecchio, proprio perché dalle sue parti si è inteso aprire la campagna elettorale, farebbe bene a chiarire. Senza per questo dover arrivare nelle aule di un Tribunale. L’assise elettorale deve essere informata.

Evidentemente. Tanto che, in questo mi sento dipoter dare, al Carlo presidente, un buon consiglio.

Come dicono i cinesi: non fare battaglia se non sei sicuro di vincerla!

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