ESCLUSIVA TLP - Mariano Armonia: "Le mie favorite per la nuova stagione, girone per girone. Ecco i giovani che esploderanno"
A una settimana dall'inizio dei campionati, TuttoLegaPro.com ha chiesto a Mariano Armonia, ex capo scouting di Reggiana e Pro Patria, un giudizio sul campionato che verrà. Queste le valutazioni di Armonia ai nostri microfoni.
Iniziamo dal passato recente: la Reggiana è nel Girone B. Che campionato dovrà aspettarsi?
"Sarà un girone fortissimo con tanta concorrenza: rispetto agli altri anni è il più competitivo dei tre. Per me la Reggiana ha un vantaggio: un gruppo consolidato in Lega Pro con nuovi giocatori importanti che possono far fare il salto di qualità".
E quest'anno tornerà anche il derby col Parma...
"Una sfida che la città aspetta da decenni: sarà un'emozione per chi potrà viverlo da dentro. Sarò presente sugli spalti a tifare Reggiana perché in quella squadra ho provato emozioni che nessuno potrà mai cancellare: l'affetto che provo per quella città resterà sempre immutato".
Dovendo stilare una griglia, come posizioneresti le squadre?
"Reggiana, Parma e Venezia in prima fila, Padova, Teramo e Feralpisalò subito dietro".
Nel Girone A?
"Cremonese, Alessandria, Livorno e Arezzo come squadre da battere, anche se poi le outsider escono sempre. In quel girone potrebbe essere la Viterbese".
E del Girone C che pensi?
"E' tosto più o meno come il Girone B. Non solo per le corazzate come Lecce, Foggia, Matera, ma anche per quelle piazze che si stanno riprendendo dopo anni di alti e bassi: a Catania, ad esempio, è tornato un guru come Lo Monaco mentre la Juve Stabia a fari spenti sta facendo benissimo e non mi stupirei di trovarla in alto a fine stagione".
Dopo l'esperienza in granata, il tuo futuro quale sarà?
"C'è stata qualche chiacchierata con diversi club ma nulla di risolutivo. Spero di continuare il mio lavoro in tandem con il direttore Ferrara, ma non disdegno chiamate individuali da categorie superiori. Il mio sogno è di diventare direttore sportivo: vorrei fare altri 3-4 anni di apprendistato, poi vedremo. Io più che giocare a pallone giocavo ai giochi manageriali, il mercato ce l'ho dentro".
A proposito di scouting: quali sono i calciatori da seguire quest'anno?
"Non perché li ho avuti nella mia squadra ma Perilli può tranquillamente diventare un giocatore di categoria superiore, questo sarà l'anno della sua consacrazione mentre Spanò e Sabotic possono già giocare in cadetteria con grande facilità. Inoltre segnalo Zanon, Empereur e Marsura: quest'ultimo potrebbe fare bene con un mister come Inzaghi che può insegnargli i trucchi del mestiere in fase offensiva. Infine mi è piacuta la scelta di Forte che dalla Serie B si è spostato a Teramo per rilanciarsi in Lega Pro e guadagnarsi sul campo la cadetteria".
Giovani e Lega Pro: la situazione?
"In realtà quest'anno ci sono pochi giovani in Lega Pro perché le big preferiscono puntare sull'esperienza. I ragazzi sono soprattutto nelle squadre di bassa classifica che hanno necessità di monetizzare con il loro utilizzo. Un peccato perché la Lega Pro sta iniziando a diventare una fucina importante di talenti per le categorie superiori, visto che in Serie A e B iniziano a scarseggiare le risorse e finalmente si inizia a guardare in terza serie. Sono comunque contrario alle squadre B in terza serie: meglio le affiliazioni con squadre del territorio. Il vero problema è considerare un 21enne come un giovane: all'estero a 17 anni sono già giocatori fatti e finiti, altro che giovanili. Spesso il problema sono agenti e genitori: devono capire che uscire da una Primavera importante e scendere in Lega Pro non è una vergogna ma un modo per farsi le ossa e conquistarsi le categorie sul campo. Tanti ragazzi, invece, si giocano subito la carta della Serie B deludendo le attese e ritrovandosi, dopo alcuni anni, confinati per sempre in Lega Pro".
A proposito di ragazzi che hanno fatto il salto di qualità: Petkovic, vostro ex, non rischia di essere un rimpianto?
"Il rimpianto è non essere saliti in Serie B altrimenti sarebbe rimasto. Bruno da noi è venuto quando nessuno ci credeva più, aveva la nomea di calciatore forte ma pazzo ma io credevo fortemente in lui, sapevo che con la fiducia giusta sarebbe esploso. Il suo problema è stato arrivare a gennaio in una squadra che aveva già i meccanismi rodati e girava bene. Anche l'allenatore aveva paura di cambiare troppo moduli e uomini visto che la stagione era positiva. A Petkovic serviva un mister che chiudesse un occhio su qualche sua intemperanza giovanile: ha trovato Cosmi e a Trapani, coccolato e giustificato, ha mostrato tutta la sua forza".
Chiusura sulla Lega Pro a 60: un bene o un male?
"Se ci sono delle regole bisogna rispettarle: se una società può permettersi di fare la Lega Pro è giusto che la faccia, a prescindere se arrivi da una grande città o da un piccolo paese. Però bisogna fare grande attenzione alle condizioni economiche perché poi ci vanno in mezzo i giocatori che rischiano di ritrovarsi senza soldi dopo un anno di lavoro. Inoltre in Lega Pro le squadre devono essere professioniste a tutti i livelli e purtroppo non tutti i settori giovanili, al momento, sono all'altezza di tale denominazione".


