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ESCLUSIVA TLP - Danilo Pagni: "La mia vittoria legale sull'Arezzo farà giurisprudenza. Ai colleghi diesse dico che non dobbiamo svenderci. E sull'attuale Lega Pro..."TUTTOmercatoWEB
Danilo Pagni
© foto di Sarah Furnari/TuttoLegaPro.com
giovedì 29 settembre 2016, 12:00Interviste TC
di Valeria DEBBIA
per Tuttoc.com

ESCLUSIVA TLP - Danilo Pagni: "La mia vittoria legale sull'Arezzo farà giurisprudenza. Ai colleghi diesse dico che non dobbiamo svenderci. E sull'attuale Lega Pro..."

Per tre anni collaboratore area tecnica del Chievo in Serie A, nel suo palmares vanta vittorie in Serie D e nella ex Serie C con squadre quali Gallipoli, Salernitana, Vittoria, Sorrento ma è stato direttore sportivo in altre piazze importanti, come Taranto e Messina. Ora che è da poco che il suo contratto col Chievo è scaduto, Danilo Pagni è pronto per rimettersi in gioco: "Ho avuto qualche incontro e a breve spero di raccoglierne i frutti. Le mie motivazioni sono sempre al massimo, ma soprattutto voglio ripartire con grande umiltà e tanto amore verso questo lavoro" spiega in questa intervista esclusiva concessa a TuttoLegaPro.com dove si spazia a 360° dal ruolo del direttore sportivo alla qualità del nuovo campionato di Lega Pro, partendo però dal suo più importante successo recentemente ottenuto: la causa contro l'Arezzo. 

Direttore, ci può spiegare quanto accaduto con la sua ex squadra, l'Arezzo?
"Avevo un Co.Co.Pro con l'Arezzo, ma dall'Arezzo sono stato ingiustamente e pretestuosamente licenziato. Per questo ho citato la società toscana in giudizio. E ne ho ottenuto una vittoria importante che farà giurisprudenza sulla figura del direttore sportivo. Un successo dovuto sia al mio esemplare comportamento sia alla mia rettitudine e professionalità, ma anche grazie ai miei legali, gli avvocati Alessandro Benedetti, Maria Clara e Luigi Di Martino. Mentre ad Arezzo hanno cercato di mistificare la realtà". 

Una situazione spiacevole che ci viene spiegata nel dettaglio proprio dall'avvocato Benedetti: "In seguito all'ingiusto licenziamento, abbiamo presentato ricorso davanti al Giudice del Lavoro di Arezzo, impugnando lo stesso. Abbiamo provato la falsità delle argomentazioni dell'Arezzo Calcio, producendo tutta la documentazione cartacea, filmati, DVD, etc... Una vicenda triste in cui il Giudice non ha potuto che prendere atto, dichiarando che il licenziamento era privo di giusta causa. A quel punto abbiamo ottenuto l'ottemperamento del contratto nella sua integrità, cioè la corresponsione di entrambe le annualità. Noi abbiamo fatto un decreto ingiuntivo, a cui l'Arezzo si è opposto, ma abbiamo vinto e i Giudici hanno ordinato il pagamento della somma. Loro si sono rifiutati di ottemperare e noi siamo stati costretti a pignorare i fondi in favore dell'Arezzo che erano accantonati presso la Lega Pro. L'Arezzo ha quindi fatto istanza di sospensiva dell'esecutorietà della sentenza alla Corte d'Appello di Firenze, ma questa gli ha dato torto e quindi abbiamo potuto infine pignorare i fondi".

Un successo che fa ben sperare per il futuro della categoria e per tutti quei colleghi che stanno battagliando per il proprio lavoro...
" - spiega di nuovo Pagni - perché la figura del direttore sportivo è attualmente inflazionata e i presidenti si stanno avvalendo anche di allenatori, segretari e "figli di" con il famoso "zainetto" - che a volte è persino vuoto - attraverso vari escamotage. La nostra figura non è tutelata, ma questo successo giudiziario farà giurisprudenza. Oggi trovare lavoro non è facile, c'è molto clientelismo. E i risultati non sono di certo positivi".

Come se ne esce?
"Noi direttori sportivi - tuona il dirigente - dobbiamo avere il coraggio di non accettare. Mi spiego meglio: dopo la scadenza naturale del mio contratto al Chievo, ho avuto dei colloqui. In cuor mio, al termine di uno di questi, ero tentato di accettare, ma bisogna avere la forza di capire se ne vale la pena.
Dobbiamo avere il coraggio di sceglierci i presidenti. Io ho lavorato con Lotito, Campedelli, Lo Monaco, Barba, Blasi, Gambardella, ho avuto presidenti importanti, onesti e seri. Tutte queste caratteristiche fanno sì che un dirigente possa lavorare bene e diventare forte a sua volta. Non dobbiamo svenderci, invece c'è chi va gratis, c'è chi promette lo sponsor, c'è chi appalta.
E dirò di più: il direttore sportivo deve essere un professionista monoreddito. E' impossibile che al mattino uno stia - ad esempio - a scuola o in banca e al pomeriggio faccia il direttore sportivo. Bisogna battersi per questo.
Ai miei colleghi consiglio di imparare a non sparlare di altri colleghi. Ai presidenti infine faccio una provocazione: istituiamo i concorsi! So che è utopia, ma è per far capire che deve lavorare chi ha i meriti, chi ha i titoli, chi è preparato, non il dopolavorista
".

Analizzando il suo palmares saltano all'occhio i grandi risultati ottenuti, ma c'è anche da sottolineare che aveva alle spalle società e presidenti importanti che hanno sicuramente agevolato il suo lavoro...
"E' vero che ho avuto società solide e presidenti forti, ma il mio vero modus operandi lo conoscono in pochi: è solo per intenditori. Ho preso giocatori attraverso l'impiego degli incentivi all'esodo, ho preso giocatori alla ribalta dalla Serie D, ho rilanciato altri su cui non si sarebbe puntato perché venivano da annate non positive, se non addirittura catastrofiche, ho creduto in giocatori che non avevano mai fatto un certo tipo di categoria. E poi non sempre è stato tutto rose e fiori: mi è capitato anche di lavorare in posti dove non c'era la sede e il fax oppure costruendo la rosa ai primi di settembre e nonostante questo è arrivata la promozione. Insomma è vero che ho lavorato con grandi e patron e società forti, ma ho saputo gestirmi al meglio e solo chi ne capisce si rende conto del lavoro che c'è stato dietro".

E ad Arezzo?
"Ad Arezzo in soli tre mesi, tutti insieme, siamo riusciti a riportare la società nel professionismo". 

Passando invece all'attualità del campo: che ne pensa della qualità mostrata finora dal campionato di Lega Pro?
"Lo sto seguendo insieme a due miei collaboratori, due match-analysts. Posso dire che due allenatori con cui ho lavorato, Gaetano Auteri (Matera, ndr) e Piero Braglia (Alessandria, ndr), la stanno facendo da padrone. Sono contento anche per l'amico Pino Rigoli, per la possibilità che gli è stata data di allenare il Catania.
Per quanto riguarda il Girone A posso dire che vedo una Cremonese con rendimento più costante, mentre la Viterbese ha un presidente esperto come Camilli, che conosce a menadito la categoria e che in virtù di ciò arriverà fino in fondo.
Per quanto riguarda il Girone B vedo un Pordenone che ha dimostrato tutta la sua forza economica e gestionale: in neroverde c'è poi un grande allenatore, Tedino, che in passato mi era stato segnalato e devo dare atto che fu un'ottima segnalazione. Gli faccio i miei complimenti. Vedo poi il Padova con qualche difficoltà iniziale, ma credo che riuscirà a superarle. A Venezia il ds Giorgio Perinetti è una certezza, mentre il Parma può e deve fare meglio.
Infine nel Girone C c'è un lanciatissimo Lecce: ha una grande squadra e una grande società ma soprattutto un direttore sportivo molto serio come Meluso. E poi c'è il Matera di Auteri che si sta confermando come uno dei numeri uno. Lo conosco dai tempi di Gallipoli, quando lo scovai in Serie D: trovo sia un sacrilegio che non gli sia ancora stata data una possibilità seria di allenare in Serie B. Qui la sorpresa sarà il Monopoli, che ha un direttore sportivo molto preparato quale Mariotto
".

C'è già qualche giovane che l'ha favorevolmente colpita?
"In passato ho portato giovani che l'hanno fatta da padrone, ad esempio Strambelli, ora protagonista nel Matera di Auteri, io lo presi dal Bari di Conte. Poi Caccavallo (ora alla Salernitana in B, ndr) dal Lecce e Carretta (anch'egli al Matera, ndr) dal Gallipoli. Ma adesso non me la sento di fare nomi: questo piccolo tesoretto lo voglio tenere per me perché molte volte al riguardo mi sono sbilanciato troppo e mi hanno rubato le idee".

In chiusura una battuta sul presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina: che idea si è fatto?
"Gravina aveva promesso la Lega Pro a 60 squadre ed è stato di parola. Siamo oltre a metà dell'opera. Adesso sarà importante tutelare il sistema e rilanciarlo. Sono partite le prime penalizzazioni, sono arrivati i primi deferimenti: mi auguro che con la stessa personalità e lo stesso carisma con cui ha garantito il format, riuscirà a rilanciare la Lega Pro".

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