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Lega Pro, il dissenso dei club manda a casa gli intrusi. Direttori Sportivi, Coverciano premia gli abusivi. Un gruppo di lavoro per la tutela dei  diritti della categoriaTUTTOmercatoWEB
© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
giovedì 15 settembre 2016, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
per Tuttoc.com

Lega Pro, il dissenso dei club manda a casa gli intrusi. Direttori Sportivi, Coverciano premia gli abusivi. Un gruppo di lavoro per la tutela dei diritti della categoria

Che la decisione assunta dal Tribunale Federale Nazionale, quella dell’annullamento dell’assemblea elettiva di Lega Pro, fissata per lo scorso lunedì 12 settembre,  fosse di una assurdità unica non sussistevano dubbi. Si era già scritto che, nel merito, l’esordio del dottor Cesare Mastrocola era stato pessimo. Addirittura ridicolo sostenere che quella convocazione sarebbe stata fatta in periodo feriale. Il 22  di agosto, ma quando mai! 

Sorge il dubbio, al proposito che il nuovo presidente del Tribunale Federale Nazionale abbia poca dimestichezza con le dinamiche imposte dalla gestione del mondo del pallone.

A sgomberare il campo, da qualsiasi possibile incertezza, ci ha però pensato l’assise dei club di Lega Pro nella sua totalità. Riunitasi, a prescindere, per un indispensabile confronto ed anche per affrontare e risolvere altre problematiche riguardanti la categoria. Quali le modalità di ripartizione dei proventi derivanti dalla mutualità (ex legge Melandri) e la nomina del Comitato etico.

I club, all’unisono, hanno esternato il loro dissenso, chiedendo al presidente Gabriele Gravina  di convocare l’Assemblea, per procedere alle operazioni elettorali nel più breve tempo possibile.  Ha condiviso, guarda un po’, anche la Società del Renate. Evidentemente stanca, quella dirigenza, del protrarsi di una situazione che rasentava il ridicolo e metteva in grande imbarazzo i suoi vertici. Certamente un bell’attestato di stima ed un giusto riconoscimento alla nuova governance di Lega per l’intensa attività di gestione attuata in questi ultimi otto mesi. Protesa verso la crescita e la tutela degli interessi della categoria

In ogni caso, fretta non c’è. Allo stato attuale delle cose. Dopo l’udienza del 4 ottobre se ne potrà riparlare. Con la massima calma e tranquillità. Riteniamo sia concorde, su questa linea, anche Gabriele Gravina.  Si prendano, i velleitari candidati alle poltrone della Lega Pro, che si sono opposti, tutto il tempo ritenuto indispensabile per la loro campagna elettorale. Lo smacco, vista la dimostrata comunione di intenti dei club,  sarà ancora più grande.

Al momento le candidature dell’ondivago Paolo Francia e del sempre assente Archimede Pitrolo non sembrano riscuotere consensi. Anzi. Meraviglia la posizione assunta da Pitrolo che ambirebbe, ancora, alla carica. Risulta che negli ultimi otto mesi non si sia mai fatto vedere dalle parti di via Jacopo da Diacceto e che sia completamente a digiuno della vita e degli eventi che hanno accompagnato i club in questo ultimo lasso di tempo. La  vicinanza, di lungo corso, a sistemi che appartengono al passato, dovrebbe scoraggiarlo nel perseverare. Il tentativo di imporre la sua presenza ha dell’anacronistico. Un uomo del suo spessore e della sua conoscenza del mondo dello sport avrebbe già dovuto pensare a rimettere il suo mandato. Evidentemente, per quanto gli compete, a nulla è valsa la candidatura, alla vice presidenza, presentata da Walter Baumgartner. Una presenza, in chiave politica, di grande rilevanza. Il segnale che solo le montagne rimangono ferme. 

Rimane da fare, in punta di penna, una considerazione. Si avverte dietro la decisione del Tribunale Federale dello Sport una regia neanche tanto occulta (Tavecchio?). Un boomerang stratosferico. Un autogol ineguagliabile, per usare il termine più appropriato. E’ servito a ricompattare, in maniera determinante, i club di Lega Pro che ora sanno per chi non votare alle prossime  elezioni presidenziali in Figc.

Il 9 settembre scorso il Settore Tecnico della Federcalcio ha reso noto l’elenco dei 40 ammessi al corso per “Direttori Sportivi”. Ho già espresso, in passato, il mio parere su questo argomento. L’ho definito una “fabbrica” di disoccupati. Solo alcuni lavorano gli altri si aggiungeranno, inevitabilmente, alla lunga “compagnia” dei senza dimora. Gli oltre duemila diplomati, sfornati dalla università del calcio, a fronte degli scarsi cento posti di lavoro disponibili fra tutte le categorie professionistiche.

Corsi di “specializzazione” fatti nel dispregio delle norme. Settore Tecnico e Adise premiano (ammettono) coloro che fino a ieri mattina hanno esercitato abusivamente (il corso è iniziato appunto in 13 settembre). Inutile star qui a ripetere, nominalmente, situazioni incresciose. Tra gli ammessi ci sarebbe anche chi, nella scorsa stagione, non sia stato censito in alcuna Società professionistica. Tavecchio dove sei? Tutto da interpretare, poi, il concetto dell’articolo 11 del bando. Intende favorire coloro che hanno operato nelle Società ripescate. Inteso come vincitrici dei play off di serie D o retrocesse dal professionismo? Sarebbe opportuno chiarirlo.

Come si può notare una bagarre indescrivibile. Gli argomenti da focalizzare sono due. L’abusivismo, per primo. Una responsabilità ascrivibile a taluni presidenti ed alla carenza dei controlli a livello istituzionale. Per secondo la tutela della professione. La categoria viene troppo spesso denigrata.

L’abusivismo. Se una squadra di calcio, per regolamento, non può scendere in campo senza allenatore la stessa Società non dovrebbe avere la possibilità di essere gestita senza avere nei propri ranghi un direttore sportivo in possesso dei relativi titoli. Il tutto in considerazione del fatto che occorre, per entrambi, il riconoscimento ufficiale della Figc. Che tutti a Coverciano vanno a studiare e che tutti frequentano le stesse aule.

In verità mentre per gli allenatori è “conditio” inderogabile, per i direttori viene pedessiquamente aggirata la norma. Nascono come funghi, allora, i consulenti di mercato, i responsabili dell’area tecnica, i possessori di zainetti, (coloro che trovano posto di lavoro perché promettono soldi ai presidenti). Sono allenatori, procuratori, calciatori che hanno appena appeso gli scarpini, in alcuni casi anche dipendenti della Pubblica Amministrazione. Sarebbe interessante scoprire come vengono contrattualmente censiti e come percepiscono i loro compensi.

La tutela della professione. I direttori sportivi sono gli unici, della componente calcistica nazionale, a non essere rappresentati in Consiglio Federale. A non avere una tutela sanitaria. Non sono sottoposti, nell’esercizio delle proprie funzioni, a visita medica. Non esiste, per loro, alcun fondo di garanzia.

I Direttori Sportivi, come tutte le altre categorie professionali che operano nel calcio, sono inquadrati dalla legge 91/81 che disciplina lo sport professionistico in Italia. Non hanno però la stessa tutela riservata ad altri. Una carenza notevole della quale nessuno si è mai voluto interessare con determinazione. Sembra però giunto il momento del risveglio. Si è recentemente costituita  una nuova associazione (Adicosp). Un interessante gruppo di lavoro che vuol  dare vita ad una azione riformatrice. Improntata sul  riconoscimento e sul rispetto dei diritti della categoria. Non un ufficio di collocamento, si badi bene. 

Nel contempo l’Adise continua ad organizzare corsi di specializzazione, in collaborazione con il Settore Tecnico della Federcalcio, da 5 mila euro a “botta” per ogni iscritto.

Ma si può fare?

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