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Poca visibilità, pochi sponsor, pochi soldi, troppi e nuovi fallimenti: ecco la Lega Pro in caduta libera
giovedì 23 settembre 2010, 00:00Il Punto
di Cesare Di Cintio
per Tuttoc.com

Poca visibilità, pochi sponsor, pochi soldi, troppi e nuovi fallimenti: ecco la Lega Pro in caduta libera

Nato a Bergamo il 1 luglio '72, vive e lavora tra Bergamo e Milano. Svolge la professione legale, specialista in risanamenti aziendali. Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Bergamo da luglio 2002. Manager Sportivo.

Gentili lettori, siamo in caduta libera.
Prendendo spunto dall’editoriale di Nicola Binda comparso sulla Gazzetta dello Sport di Lunedì scorso vorrei, come al solito, ragionare sullo stato attuale della Lega Pro che langue nel dimenticatoio mediatico mentre, ogni domenica che passa, si attenua nella gente il ricordo di questa categoria.
Ebbene la novità (si fa per dire ovviamente) della settimana è che RadioRai, da questa stagione, predilige fornire agli ascoltatori gli aggiornamenti sulla Premier League Inglese piuttosto che aggiornare i tifosi sull’andamento delle gare della Lega Pro.
Credo che questo sia l’ulteriore segno di come questo torneo stia scivolando lentamente (ed inesorabilmente) verso l’oblio del dimenticatoio sportivo e di come si attenda (invano) un repentino cambio di direzione ad una politica sportiva ormai vetusta.
Del resto, tutto ciò poco stupisce se consideriamo che uno degli atti di autolesionismo sportivo più eclatanti compiuti dalla Lega sia stato quello di rendere la vita impossibile ai siti web imponendo loro il pagamento di onerosi diritti di cronaca per le dirette testuali delle partite.
Abbiamo già discusso dell’argomento nell’EDITORIALE del 2 Settembre scorso allorquando il sottoscritto sottolineava la discutibilità della scelta sia da un punto di vista giuridico che della strategia “politica”.

Come già sostenuto in precedenza ritengo che la decisione di colpire i siti internet ( in molti si sono già rivolti al sottoscritto per agire) non sia favorevole per le società le quali, attualmente, ottengono un minimo di visibilità unicamente dai portali internet che diffondono notizie sulle squadre di Lega Pro e sulle loro gare.
Poca visibilità pochi sponsor: trattasi suicidio mediatico.
Ebbene a questo punto c’è poco da meravigliarsi se RadioRai abbia deciso di “tagliare” la Lega Pro dal palinsesto de “tutto il calcio minuto per minuto” visto che, lo stesso Organo di tutela delle società di Terza Serie ( ovvero la Lega), ha impostato una discutibile strategia di oscurantismo.
E non mi si vengano a dire che la decisione è legittima poiché, come espresso anche da giuristi più illustri del sottoscritto, il provvedimento non è in linea con il Dlgs 9/2008 n. 9 il quale tratta esclusivamente di diritti AUDIOVISIVI E RADIOFONICI e non di diritti web.
Ribadisco come la decisione presti il fianco a censure di carattere giuridico, oltre che da un punto di vista politico, anche perché, se tali limitazioni non sono state condivise da Lega di A e Bwind, significa che il provvedimento assunto dalla Lega Pro appare poco coerente con l’attuale normativa in vigore.
Ed, infatti, ritengo che gli organi di informazione debbano esser favoriti nello svolgimento della loro attività poiché consentono di veicolare il marchio di un torneo ( Lega Pro) che avrebbe necessità di esser pubblicizzato ma, soprattutto, di esser emancipato.
Non dimentichiamo che Salerno, Verona, Catanzaro, Vercelli, Foggia, Monza, Campobasso, Nocera Inferiore, Cremona, Como, solo per citarne alcune, sono grandi città e sono seguite da appassionati e tifosi che sono ansiosi solo di avere informazioni proprio su questi campionati che, sempre meno, sono considerati dai media.

Bisogna capire che la visibilità è ricchezza per le società le quali oggi, invece, giocano in stadi senza pubblico la cui assenza allontana sponsors e risorse dal calcio.
Il riferimento è (anche) al posticipo dell’incontro di Lunedì scorso, Como – Reggiana, giocata in un impianto semivuoto e trasmesso su una rete televisiva poco fruibile dai telespettatori e, nemmeno a dirlo, dagli sponsors che non possono certo avere interesse a investire risorse per un modesto ritorno di immagine.
Tutto ciò rende le squadre sempre più povere.
Questo è solo uno degli aspetti della crisi strutturale di un sistema incapace di stare al passo con i tempi moderni e che pone le società nella difficoltà di sopravvivere ai costi che rappresentano la melma ove rischiano di soffocare.

Vorrei anche portare l’attenzione di tutti in ciò che avviene in Inghilterra, in First Division, la corrispondente dalla nostra Prima Divisone, dove gli stadi sono dei piccoli salotti e non impianti fatiscenti, dove il pubblico siede a pochi metri dal terreno di gioco e non è stipato su tribune pericolanti, dove gli atleti giocano con maglie personalizzate e non nell’anonimato, dove, soprattutto, i tifosi possono divertirsi nel veder un campionato che, addirittura, viene trasmesso sulle reti nazionali ove la visibilità porta sponsors e ricchezza per le società che vengono valorizzate ( e non sminuite) dal campionato in cui militano.
Perchè in Inghilterra tutto questo è realizzabile ed in Italia no?
Credo che ciò sia possibile anche da noi dove la Lega Pro, se adeguatamente valorizzata, potrebbe esser veramente la vetrina dei campioni e non il campionato delle squadre faticano a pagare gli stipendi ai dipendenti.
Poca visibilità, pochi sponsor, pochi soldi, troppi fallimenti.
 

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