INTERVISTA TC Ravenna, Lelj: "Al Menti servirà tanta forza mentale"
Una carriera singolare quella di Tommaso Lelj, figlio dell'ex difensore Giuseppe Lelj, che solo questo anno, a 30 anni già passati ha coronato il sogno di quando era bambino, quello di esordire nei professionisti. A dargli l'opportunità è stato il Ravenna, squadra con la quale il classe '85 ha vinto lo scorso campionato di Serie D. A raccontarsi a 360° ai microfoni di TuttoC.com è proprio il mediano.
A 32 anni coroni il sogno di diventare calciatore professionista: tocchi per la prima volta in carriera la Serie C, dopo una lunga militanza in D, e all’esordio alla prima di campionato segni pure il gol che consegna al Ravenna i tre punti. Avresti mai immaginato tutto ciò?
“Onestamente anche io ho cercato di darmi una spiegazione al tutto! (ride, ndr) Ma l’unica cosa che mi sento di dire è che non è mai troppo tardi, non tutti arriviamo subito ai traguardi che ci prefissiamo, alle volte serve più tempo, ma potrei dire che il lavoro alla fine paga. E spero per questo di essere un esempio incoraggiante per gli altri, un po’ il “se ce l’ha fatta qualcuno posso farcela anche io”, forse un po’ di meritocrazia c’è”.
Un cognome pesante, sicuramente ti sarei portato dietro tante volte il “è figlio di”. Quando pesa questo? Perché non sempre è un punto a favore…
“Mio padre quando vide che volevo fare anche io il calciatore si mise subito da parte, non si è inserito in nessun modo, anche perché è sempre stato dell’idea che se uno è bravo prima o poi arriva, a me ha sempre detto che dovevo dimostrare, non cullarmi su altro: ed è vero, alla fine ci potrà essere chi emerge per altri escamotage, ma se non hai qualità duri poco. Poi è vero che i pregiudizi ci sono stati, e forse hanno rappresentato un po’ un ostacolo, la figura di mio padre metteva in soggezione, il cognome pesava: se veniva a vedermi la gente pensava che volesse far sentire la presenza, se non veniva pensava che snobbasse i campi minori”.
Hai dichiarato che però tuo padre, caratterialmente non espansivo, il giorno del tuo esordio tra i pro ti ha dato una stretta di mano, segnale di massima stima. Quanto ha contato per te?
“Ha sempre avuto un ruolo defilato e critico mio papà, non mi ha quasi mai fatto troppi complimenti, anzi, era semmai più focalizzato nel farmi capire cosa ci fosse da migliorare. E di strette di mano ne ricordo solo tre: la prima quando ero nelle giovanili del Padova dopo un derby vinto, un’altra dopo un gol il primo anno di Serie D e l’ultima quella appunto al mio esordio con il Ravenna tra i pro. Il che vuol dire o che sono scarso? (ride, ndr) A parte gli scherzi, sono gesti significativi che contano molto, e che mi hanno aiutato a crescere”.
Veniamo al presente, che appunto si chiama Ravenna. Siete partiti alla grande, poi c’è stata una flessione: come ti sei spiegato questo girone di andata, ormai quasi al termine, altalenante?
“Credo che la flessione sia dovuto all’adattamento alla categoria, in questi casi è naturale, ma la vittoria di domenica contro un avversario difficile come il Renate ci ha ripagato del duro lavoro fatto finora, perché alla fine non avevamo mai demeritato, e anzi, il non essere mai ricompensati di quanto fatto, il non raccogliere quanto meritavamo aveva reato una certa sfiducia. Ora abbiamo più consapevolezze, anche quella che per la prossima gara servirà molta forza mentale e fisica”.
Parlavi di forza mentale. Il Vicenza non sta passando un buon momento, è solo tre punti sopra di voi: a chi ne servirà di più?
“Tre punti di distanza, scaturiti per altro da pareggi in più che hanno loro, e punti che noi avremmo potuto fare. Comunque ognuno, a modo suo e per ragioni diverse, dovrà mettere tutto in campo, a noi la forza mentale servirà per l’impatto con il “Menti”, ci servirà il giusto approccio, mentre a loro servirà per esprimere della qualità in più. Certo è, che è assurdo parlare di scontro salvezza”.
Però la classifica questo dice. Tu la piazza, essendo nativo e tifoso del Vicenza, la conosci bene: come la descriveresti?
“Il pubblico al Vicenza non è mai mancato, e credo solo che la squadra stia profondamente risentendo del brutto periodo che sta passando, la situazione societaria non può non essere presa in considerazione, ma è normale che, dopo decenni con situazioni approssimative, si credi sfiducia. Poi il “Menti” con i fischi è tosto, si sentono”.
Se riuscirai a far gol esulterai?
“Prima pensiamo a farlo, poi le immagini diranno il resto”.


