TRA FINZIONE E REALTA', TRA SOGNO E INCUBO: THIS IS SERIE C. IL CALCIO MODERNO, QUEL BELLISSIMO PAESE DEI BALOCCHI
Once upon a time…no, c’era una volta…anche se in inglese è più fashion, “tira di più”, in un mondo dove ormai contano solo le apparenze.
Comunque. C’era una volta…c’era una volta…ripartiamo.
C’era una volta un mondo fantastico chiamato “calcio”, dove la passione muoveva tutto, dove quello della domenica era un rituale sacro, dove al massimo, se non si era allo stadio, c’era una radiolina per tenersi aggiornati, dove i calciatori e chi lavora per i club veniva trattato da persona umana, e non da robot. Poi sono arrivati i draghi cattivi - pay per view, interessi economici, interessi politici - e la passione è andata quasi sconfitta, perché tutto ruota intorno al principe dell’inferno, il danaro.
E non importa se tutto questo avviene con scorrettezze, magheggi, mancanze di rispetto. Ma del resto l’happy ending…ops, il lieto fine… non c’è. Nelle crude fiabe e favole ottocentesche non c’è mai stato, è alle generazioni moderne che hanno voluto indorare la pillola togliendo il finale che vede gli occhi delle sorellastre di Cenerentola cavati dagli uccellini amici della novella principessa e la matrigna di Biancaneve camminare su carboni ardenti. Ma a noi piace fare un passo indietro, tornare alle origini.
Veniamo nuovamente a queste fiabe, perché, se quello finora descritto è l’evolversi delle vicende, è giusto dare un occhio anche ai personaggi che stanno in mezzo a tutto questo. Di personaggi buoni, pochi. Ce ne sono semmai di cattivi. Molto cattivi. Piccoli teatrali uomini che ricordano i moderni one man show; giganti che sbraitano costantemente le loro spese, fanno rimproverare chi li attacca, chiudono le loro case (virtuali); Mangiafuoco che bruciano tutto quello che gli sta attorno; frotte di personaggi che si passano di mano in mano fantomatiche consegne. Intanto che il male trionfa, in assenza di divine regole giuste, loro si dissolvono, passano da una parte all’altra senza far rumore, spiano da una piccola fessura in attesa degli eventi.
E’ loro concesso di fare questo, mentre i buoni – baldi giovani e facce buone un po’ più attempate - provano ancora a combattere, con la dignità e la coscienza che hanno, ma che non è tratto distintivo degli antagonisti. In fondo, in ogni fiaba che si rispetti buoni e cattivi sono nettamente divisi.
Perché spiegare cosa sono le favole? Forse per il gusto di farlo. Del resto tutto ciò non ricorda niente, no?
Del resto il calcio è rimasto immutato negli anni, no?
No, non lo è, ma è comodo vedere che sia così, nascondere la polvere sotto il tappeto – italian style – per evitare il cambiamento. Non perché questo faccia paura, ma perché questo può alterare una ghiotta poltrona, quelle delle varie Leghe e Federazioni, che dovrebbe mettersi in discussione e magari fare delle rinunce quando alla fine ha prestigio e potere: meglio quindi coltivare il proprio orticello. E tapparsi gli occhi davanti al fatto che ormai la passione è rimasta solo ai tifosi, che personaggi quantomeno discutibili stanno prendendo sempre più il largo in questo sport, che in Serie C i calciatori non sono più i privilegiati di un tempo ma sono lavoratori (si, LAVORATORI: non reato guadagnare - ? – per correre dietro a una palla) che devono lottare per avere quanto gli è concesso, lo stipendio e le condizioni per poter esercitare la propria professione, che il “dietro le quinte” dei vari club alle volte non ce la fa ad arrivare a fine mese. E’ tremendo sentire dire a un ragazzo di 20 anni, il portiere del Pisa Voltolini in questo caso, che i calciatori sono trattati come bestie al macello (QUI): perché sono persone, essere umani, no automi. Il far diventare le società vere e proprie aziende, può anche essere un concetto giusto se si allinea con i tempi moderni, ma anche la gestione deve essere poi esemplare: non che non possano poi nascere delle difficoltà, ma occorre anche saperne far fronte, con mezzi idonei, con tutele che a oggi mancano. Perché l’importante è promettere per sedersi sul trono, che belle queste fiabe!, poi quando agire…si vedrà.
Ma in tutto ciò, ripetiamo, c’è chi preferisce girare la testa dall’altra parte. Insomma, come si direbbe a margine di un film, “ogni riferimento a fatti realmente accaduti o persone realmente esistite è puramente casuale”.
Situazioni come Modena, Arezzo, Matera, Vicenza non esistono, sono favole, tutte immaginarie.
Immaginarie come le garanzie dei tanti millantatori che si avvicinano al calcio provando a giocare con la dignità delle persone e con la loro passione, come le regole che da troppi anni si dice di fare ma che puntualmente vengono rimandate. Immaginarie come l’etica che dovrebbe esistere nel calcio. Ah no, queste cose nel professionismo moderno ci sono, tutte: soldi, persone serie, leggi, tutele. Il Paese dei Balocchi…


