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SCIOPERO CALCIATORI IN SERIE A? ECCO I POSSIBILI RIFLESSI SULLA LEGA PRO ...
giovedì 2 dicembre 2010, 14:58Il Punto
di Cesare Di Cintio
per Tuttoc.com

SCIOPERO CALCIATORI IN SERIE A? ECCO I POSSIBILI RIFLESSI SULLA LEGA PRO ...

Nato il 01.07.1972, avvocato, iscritto al Foro di Bergamo, ex dirigente del Monza Brianza 1912, socio dello studio legale Di Cintio- Ferrari, si occupa di diritto sportivo. Consulente legale di TuttoLegaPro.com e TuttoMercatoWeb.com.

Tanto tuonò che piovve. Dopo diverse minacce il sindacato AIC, che rappresenta la maggior parte dei giocatori di Serie A, ha dichiarato di scioperare nelle giornate dell’11 e del 12 dicembre prossimo.
Punctum dolens della questione è il rinnovo dell’accordo collettivo scaduto lo scorso giugno.
È poi utile precisare che, sebbene, la situazione non coinvolga direttamente la Lega Pro è inevitabile che le decisione contrattuali che verranno prese per la serie A ricadranno a cascata sulle categorie inferiori dove la forza negoziale dei giocatori è sicuramente minore.
Innanzitutto è bene precisare che si parla di “contratto collettivo” poiché gli atleti professionisti, in base alla legislazione vigente, debbono esser considerati dei lavoratori subordinati e, come tali, sono rappresentati dalle rispettive organizzazioni di categoria che agiscono per la tutela degli interessi corporativi.
Ricordiamo che, attualmente, i sindacati sono due: quello storico, che può contare sul maggior numero di adesioni, ovvero l’ AIC ( Associazione Italiana Calciatori) e il neonato ANC (Associazione Nazionale Calciatori) che rappresenta, per ora, solo una quarantina di atleti ma solo perché nato da poco meno di due settimane.
Per completezza espositiva è il caso di precisare che lo sciopero è stato dichiarato dall’AIC.
Quale è la materia del contendere?
Originariamente i punti in discussione erano otto: ingaggi flessibili, cure mediche, codice disciplinare, multe e sanzioni, collegi arbitrali, allenamenti fuori rosa, cessioni obbligatorie e attività extra calcio.
L’evolversi delle trattative, tuttavia, ha portato le parti ad isolare la problematica intorno a due tematiche ovvero quella degli ingaggi flessibili e degli allenamenti separati.
Con l’andar del tempo, tuttavia, il vero problema si è rivelato esser quello connesso ai cosiddetti “allenamenti separati” nei quali avrebbero dovuto, secondo la Lega di Serie A, esser raggruppati i giocatori cosiddetti “fuori rosa” ovvero quelli che, da un lato, non rientrano nei piani sportivi della società ma, dall’altro, rimangono comunque contrattualmente vincolati alla medesima.
La Lega di Serie A, come anticipato, avrebbe voluto raggiungere un accordo sul punto con il sindacato maggioritario e, quindi, fare allenare gli atleti “fuori rosa” a parte rispetto al gruppo degli altri sportivi.
L’AIC, sul punto, invece, è sempre stata rigida poiché l’idea che il giocatore potesse esser relegato ad allenarsi lontano dal team avrebbe potuto favorire condotte qualificabili come mobbing.
Questo in realtà potrebbe esser il vero problema per la Lega Pro dove determinate condotte potrebbero trasformarsi in comportamenti vessatori finalizzati ad incidere in modo determinante sul futuro contrattuale dei singoli atleti per i quali si sta facendo anche strada l’ipotesi di un contratto legato al rendimento dei medesimi.
Sul punto vi è da indicare come l’accordo negoziale concluso da un calciatore importante come Chiellini, dove è stata prevista una clausola legata al rendimento, potrebbe rappresentare il primo passo verso l’introduzione del principio meritocratico che, per certi versi, si allinea con le esigenze del calcio moderno.


Ciò però, ovviamente, non a scapito degli atleti dove la possibilità di formare gruppi di lavoro separati non deve diventare strumento da poter utilizzare in modo surrettizio per incidere sulla volontà contrattuale del singolo giocatore.
Dal mio punto di vista è importante definire con semplicità i principi e i parametri della trattativa soprattutto con riferimento ai concetti di “scelta tecnica” nel caso di allenamenti separati e di “ qualità della prestazione”.
Ed, infatti, il discrimine tra la scelta tecnica dell’allenatore, che dovrebbe formare i gruppi di lavoro, ( ovvero quelli dei giocatori che rientrano nei piani tecnici della società nell’immediato e gli altri) e l’ipotetico comportamento vessatorio da parte della società sarebbe molto labile come, del resto, difficilmente quantificabile e qualificabile è il giudizio sulla qualità di una prestazione di un calciatore.
Servono parametri oggettivi per applicare determinati concetti.
Quanto poi al fatto che lo sciopero venga da molti criticato ritengo che, a tal riguardo, siano state spese troppe e inutili parole poiché il fatto che i calciatori guadagnino molti soldi non significa che i medesimi non possano esercitare un diritto che la legge riconosce loro.
Ritengo che il problema non sia morale ma giuridico. La legge 81/91 ha classificato gli atleti professionisti come lavoratori subordinati e non come liberi professionisti, il che significa che i calciatori possono esercitare il diritto di sciopero costituzionalmente garantito esattamente come gli operai.
La questione è un’altra a mio giudizio.
Gli strumenti giuridici con cui tutti oggi si confrontano sono ormai inadeguati al calcio moderno che necessita di esser riformato proprio a partire dalla Terza Serie e non semplicemente riformando i campionati ma tutto il sistema di gestione dei campionati che, purtroppo, è diventato spettacolo di bassa qualità che poco piace a sponsor e investitori.
Oggi il calcio ha un impatto non solo sociale sulla collettività ma anche economico e fiscale del quale troppi, a livello politico, sembrano non essersene ancora resi conto.
Io qualche idea l’avrei…. Ma ne parleremo nei prossimi editoriali.
 

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