INTERVISTA TC - Petrone: "Il peggio per il calcio deve ancora venire"
Un professionista dalla comprovata esperienza, reduce dall'esperienza con il Pisa e ora in attesa della giusta proposta per poter ripartire: in questo campionato che sta piano piano trovando la sua normalità. Mister Mario Petrone non necessita certo di presentazioni; e intanto che si aggiorna sul calcio, ha dato vita a un progetto sociale a Olbia, My Sportabilità, una spiaggia senza barriere attrezzata per attività sportive, laboratori ed attività ludiche per Disabili, Anziani, Minori e Operatori del Terzo Settore (QUI).
Il tecnico, tornando al calcio, offre il suo pensiero ai microfoni di TuttoC.com.
Un'estate assurda, forse la peggiore del calcio italiano: osservando con occhio più distante, che idea si è fatto?
"Da ormai 20 anni sono nel mondo del calcio, e l'esperienza insegna a riflettere: io credo che il peggio debba ancora venire. Si sta parlando tanto di semiprofessionismo, ma vi pare mai questa una rivoluzione? Il togliere lo status di professionista a tante persone è una soluzione? Penso sia questa una grossa problematica, per tanti addetti ai lavori, per tutto il movimento di una Serie C che va a morire: è un balzo indietro di trenta anni".
Semiprofessionismo, 5 sostituzioni, squadre U23: perché è sempre la Serie C la categoria delle sperimentazioni?
"Non so che dinamiche subentrino in certe stanze, so solo che se si iniziasse a dividere più equamente le risorse si potrebbe parlare diversamente. Basterebbe togliere 2 milioni di euro a ogni club di Serie A e darlo in C, vigilare meglio sulle iscrizioni, rivedere le regole di under e over perché tanto se un giovane è bravo gioca comunque e far rispettare maggiormente le regole: alla fine è giusto punire i club inadempienti. Perché tanto il problema è legato ai soldi, ai contributi, ma con più equità di darebbe anche ai club di Serie D meno trauma nel salire e nel ritrovarsi in un mondo nuovo. Ma davanti ai soldi nessuno fa un passo indietro".
Certo è che la Serie C è alquanto bistrattata, nonostante sia poi una vetrina per tanti, allenatori e giocatori.
"Non c'è rispetto per questa categoria. Ricordo che anni fa, nel discorso di benvenuto in Serie C, si diceva "Benvenuti nell'inferno dei professionisti". E' vero che il rispetto va acquisito, ma le persone devono essere messe nelle condizioni di essere rispettate".
Emblematico, a tal proposito, il caso dell'Entella.
"Ma anche quello della Viterbese, che sono due facce della stessa medaglia. Alla fine le due squadre vivono la stessa situazione, poi magari gli infortuni, le squalifiche e altre dinamiche influenzano il percorso e l'andamento dello stesso, ma ricordiamoci che queste squadre in due mesi devono giocare un intero girone. Però il non rispetto si è visto anche per le squadre non ripescate in B, e comunque più in generale, trasversalmente anche le altre ci hanno rimesso. E anche parlare ora di campionato è prematuro, se ne ragionerà da febbraio in poi".
Ma al netto di quanto visto, da chi si aspetta molto?
"Juve Stabia, Rende, Trapani, Piacenza, Carrarese, Fermana, giusto per citarne alcune, sono tutte ai vertici, ma non mi meraviglio: basta vedere una squadra come il Piacenza o appunto la Fermana, hanno cambiato poco e si sono rinforzate. E' chiaro che poi squadre come Entella, Pro Vercelli e Ternana si giocheranno, nei rispettivi gironi, la promozione, mentre nel Girone C saranno risolutive le ultime gare, è un raggruppamento piuttosto ostico: il Catania ce lo aspettiamo tutti, ma non sarà facile, anche perché uscirà anche il Catanzaro, che farà un grosso miglioramento oleando i meccanismi. Non dimentichiamo, infine, che il mercato di gennaio potrebbe cambiare".
Tanti i tecnici già esonerati: perché paga sempre per tutti l'allenatore?
"Fino a 3-4 anni fa l'esonero era la notizia, oggi la notizia non è l'esonero in sè ma chi subentra. Non ci si meraviglia più, e lo dico io che qualche anno fa, con una squadra costruita a settembre, sono stato esonerato dopo aver conseguito 10 punti in altrettante gare. E non è una questione di essere bravi o scarsi, fortunati o sfortunati, è questione che adesso dobbiamo cambiare anche noi mentalità. Dobbiamo andare avanti".
Lei si sente pronto, nonostante questo calcio moderno, di rimettersi in pista?
"E la mia vita il calcio, il mio sogno, e non potrei rinunciarci: bisogna aggiornarsi ed essere sempre positivi e propositivi, dare linfa ai sogni, l'entusiasmo serve. Io ho voglia di rimettermi in gioco, so cosa il calcio sta vivendo a se poi ho una palla, undici ragazzi e una porta avversaria sono felice: chiaramente solo la porta avversaria, la mia la voglio sempre inviolata" (ride, ndr).


