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Luciano Foschi: “In Serie C non basta il blasone. Ravenna da battere”

Luciano Foschi: “In Serie C non basta il blasone. Ravenna da battere” TUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Peruzzetto
Luca Bargellini
autore
Luca Bargellini
Oggi alle 11:34Serie C
Luciano Foschi analizza la nuova Serie C: “Ravenna squadra da battere”. Focus anche su FVS, difensori e Under 23: “Servono più italiani”
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La nuova stagione di Serie C ha preso il via col primo turno di Coppa Italia offrendo indicazioni importanti in vista dell'esordio in campionato. A fare il punto, ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, è Luciano Foschi, tecnico che conosce bene la categoria e che nell'ultima stagione ha guidato il Renate.

Mister, il primo turno di Coppa Italia ha già regalato alcune sorprese. Queste partite possono essere una cartina di tornasole anche in vista delle ultime due settimane di mercato?
“Queste partite sicuramente dicono molto. Chi racconta che non dicono niente perché sono partite di agosto racconta delle favole, delle storie che fanno comodo a chi viene eliminato e a chi fa male. Il primo turno di Coppa Italia ha detto intanto che le neopromosse sono agguerrite, vogliono far vedere di essere pronte, non stanno tanto a specchiarsi per vedere se giocano contro il Perugia, contro il Pescara, contro la Salernitana o la Reggiana. Vogliono farsi valere anche a discapito di chi ha blasone. Dall'altra parte, chi ha blasone deve svegliarsi e capire che non si vince con il nome, non si vince con il blasone. In Serie C vinci se corri, se giochi meglio degli altri, se ti adatti alla categoria, se lotti su ogni pallone. Sono sempre queste le caratteristiche che contraddistinguono le squadre che alla fine la fanno franca. Questa Coppa Italia deve essere un campanello d'allarme per chi non ha capito cosa significa questo campionato. Non ci sono e non ci saranno partite semplici: nei tre gironi ci saranno gare molto equilibrate. È bello vedere che non basta il nome o il blasone, ma che anche le piccole realtà possono togliersi delle soddisfazioni. L'unica attenuante è che probabilmente le neopromosse sono figlie di un campionato trascorso all'interno dell'entusiasmo, sono già pronte e amalgamate. Sicuramente l'inizio per loro è più semplice rispetto a chi deve ripartire da zero. Però chi deve fare la voce grossa deve capire che deve fare in fretta, altrimenti rischia di sbatterci il muso”.

Quest'anno il girone B sembra particolarmente competitivo. Chi vede favorito?
“Per il blasone soprattutto. Vado a vedere le prime amichevoli e le prime partite di Coppa Italia e nel girone B tutti parlano di Reggiana, Spezia e Pescara. Io metterei al primo posto, dal mio punto di vista, per il mercato che ha fatto e per l'entusiasmo che ha, il Ravenna. Per me oggi, per come è stata costruita e per le ambizioni che ha, è la squadra da battere. Più del Pescara, più della Reggiana, più dello Spezia che vengono dalla B. Come dicevo prima, non vinci perché vieni dalla B, ma vinci se sei organizzato e se fai la squadra giusta. Credo comunque che lo Spezia sia un gradino sopra rispetto alle altre. “Poi c'è il Perugia, che bisogna capire visto che ha cambiato molto, con la società e l'allenatore all'ultimo momento. Ci sono ancora quindici giorni di mercato per capire che tipo di squadra farà. Ci sono tantissime squadre nel girone B che potrebbero puntare al salto di categoria. Credo che tante delle squadre che ho nominato, come Reggiana, Pescara e Perugia, in questi quindici giorni di mercato faranno, spero per loro, tante cose per migliorare la qualità della squadra attuale”.

Nel girone A l'Union Brescia sembra avere un vantaggio importante. Su chi punterebbe come possibile rivale?
“È chiaro che il Brescia, un po' per quello che ha fatto l'anno scorso e anche per le dichiarazioni che fa, sarà la squadra da battere. Io in quel girone sarei molto attento. Ci sono il Trento e secondo me il Treviso, che sono appena sotto e possono fare il campionato come il Brescia. Poi, appena sotto, direi di stare attenti al Cittadella, al mio Renate, che tutti gli anni lotta sempre per posizioni importanti. L'anno scorso siamo arrivati terzi e quest'anno ha cambiato poco. Ha cambiato l'allenatore, era giusto farlo. Anche perché io non volevo più rimanere. Non sarà così semplice come vogliono farmela credere. Non mi aspetto un campionato come quello che ha fatto il Vicenza l'anno scorso. Mi aspetto più un Brescia favorito, ma che avrà diverse squadre alle spalle. Tra le prime ci metto Trento, Treviso e Cittadella. E poi occhio al Novara, che mi sembra abbia costruito una buonissima squadra, con un allenatore emergente che l'anno scorso ha fatto molto bene”.

Come valuta l'introduzione dell'FVS in Serie C? Cosa andrebbe cambiato?
“Io l'ho già detto e lo ripeto: l'idea è geniale, l'idea è perfetta. Secondo me può essere riportata anche in Serie A e in Serie B, semplicemente perché si dà la possibilità agli allenatori di non incappare nella contraddizione di dire che l'arbitro non è andato a vedere il VAR. Diamo la possibilità agli allenatori, che dalla panchina sono sempre convinti di vedere cose che spesso non ci sono. Lo dico per esperienza personale: io gioco l'FVS più delle volte inutilmente, è più un time-out. Però è un'opportunità per togliere delle polemiche. È chiaro che in Serie C va migliorata. L'FVS deve servire affinché più telecamere possano vedere ciò che l'occhio umano, che sia quello dell'allenatore o quello del direttore di gara, non riesce a vedere per la velocità dell'azione o per tante altre situazioni. Faccio anche un appello agli arbitri: non devono pensare che chi gioca l'FVS stia dicendo ‘tu hai sbagliato’. Sto dicendo che c'è una situazione che magari né io né l'arbitro abbiamo visto. Ci sta che si possa rivedere alla televisione o al monitor una situazione per capire come sono andate veramente le cose, senza che nessuno si senta offeso”.

Da ex difensore, quale talento difensivo le piace maggiormente in Serie C?
“Oggi faccio fatica a riconoscere un difensore secondo quelle che per me sono le caratteristiche del ruolo. Purtroppo l'insegnamento ai difensori non è più quello del vero difensore. Adesso ci preoccupiamo troppo del difensore che deve costruire, che deve saper giocare, che deve fare il passaggio filtrante. Io credo che se si chiama difensore deve saper difendere. Qualche anno fa a Ravenna avevo come secondo Marcello Montanari, che da difensore tra Inter e Bari ha fatto 500 partite in Serie B. Era un marcatore che giocava uomo, un po' come me. Gli ho detto: ‘Prendi i ragazzi che venivano dalla Primavera dell'Inter e dell'Atalanta, erano tutti ragazzi che avevano una scuola dietro, e spiegagli un po' come si fa la base del difensore’. Lui gli ha semplicemente detto: ‘Partiamo dalla presa di posizione’. Questi ragazzi lo hanno guardato come un marziano perché non sapevano cosa fosse la presa di posizione. Questo dice molto sull'insegnamento. Gli insegnano a fare la linea, a mantenere le distanze, ma il contatto con l'avversario, l'uno contro uno, come usare le braccia e come usare il proprio corpo non ce l'hanno. Non ce l'hanno perché non glielo insegnano, è molto semplice. Secondo me bisogna fermarsi un attimo e capire da dove partire, più che dove dobbiamo arrivare. Vedo anche le vicissitudini della Nazionale: ci stiamo preoccupando troppo di dove vogliamo arrivare e meno da dove dobbiamo partire. Quella è la base per poter raggiungere un traguardo”.

Come valuta il progetto delle Under 23, ormai prossimo alla nona stagione?
“Anche lì torniamo al discorso dell'FVS: le cose vanno fatte, ma vanno fatte per bene. Io credo che l'Under 23 sia una grande idea, un progetto per il futuro, a patto che vengano messe delle regole dove possano esserci più italiani. Qualche mese fa ho fatto una dichiarazione dicendo che l'Under 23 la farei fare anche a 20 squadre, aumentando un girone, ma solo con italiani. Fate un'Under 23 solo con italiani o con un numero di italiani elevato, minimo sei. In questo modo i Palestra di turno possono essere dieci tra due anni. Altrimenti noi lavoriamo per gli altri. Giochiamo contro l'Inter e non c'è neanche un italiano, giochiamo contro la Juve e ce ne sono due. Facciamo l'Under 23 che possa essere utile alla nostra Nazionale, non oggi ma tra due anni. Quando Palestra giocava nell'Under 23 dell'Atalanta, quella era un'Under 23 che si vedeva avere tanti talenti e diversi italiani. Complimenti a Modesto per come la faceva giocare. Facciamo questa cosa, pensiamo a proporre il discorso dell'Under 23, ma con più italiani. Mettiamo un obbligo, invece di farci giocare tre giovani a noi che poi si perdono. Facciamo 20 squadre Under 23 in Serie C, cinque per girone, con tutti italiani. Anche sbagliando, almeno quattro o cinque ne verranno fuori che potranno entrare in Nazionale. Questo significa pensare al futuro. È una base di partenza che all'inizio magari farà fatica, ma alla lunga verranno fuori dei giovani”.

Mister, per il futuro la rivedremo presto in panchina?
“Il rientro arriverà. Mi sono preso un'estate di vacanza. Avevo solo bisogno di tornare a casa dopo tanti anni in cui ero preso dai ritiri e da tante cose. Adesso, fra qualche mese, cominceremo a guardarci intorno e a capire cosa può succedere per il futuro”.

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