GUFFANTI a TLP: "Vi spiego la differenza fra Talenti, Talentuosi e buoni giocatori. In Italia non si punta sui giovani. Ecco perchè..."
Ogni qualvolta, ultimamente, scende in campo la Nazionale Italiana, dopo la disfatta degli ultimi mondiali sudafricani, l'interrogativo ricorrente, quasi fosse un ritornello nelle analisi da parte di media e tifosi, riguarda la mancanza di giovani talenti nella formazione azzurra e sul fatto di come nella massima serie manchino giovani che siano titolari con continuità, a differenza di quanto accade nei principali campionati esteri come Liga, Bundesliga e Premier League.
TuttoLegaPro.com ha così deciso di iniziare questo focus esclusivo, sul calcio italiano e sulle modalità utilizzate dai nostri dirigenti per svezzare e lanciare talenti, interpellando l'ex Direttore Sportivo della Pro Patria (sette stagioni con i tigrotti, ndr), nonchè attuale osservatore dell'Udinese e profondo conoscitore dei giocatori che calcano i palcoscenici di Serie A, Serie B e Lega Pro Riccardo Guffanti.
Direttore, essendo lei anche osservatore, ci spiega come avviene lo scouting delle partite e come vengono valutati i giocatori osservati?
"Innanzitutto dobbiamo distinguere la ricerca interna da quella esterna: quando parliamo di ricerca interna ci riferiamo a elementi cresciuti in casa e dunque già presenti all'interno del settore giovanile di una società; mentre la ricerca esterna consiste nell'andare a individuare giocatori funzionali al progetto, mediante filmati e osservazioni dal vivo dei giocatori. La ricerca interna è più facile, in quanto i dirigenti hanno sotto controllo lo sviluppo e la crescita di un giocatore, giorno dopo giorno, a differenza dei giocatori militanti in altre formazioni che magari presentano limiti o problematiche che esulano dalla sfera calcistica. Per la ricerca esterna ci si basa, appunto, soprattutto sulle prestazioni fornite dai giocatori sotto osservazione quando andiamo a seguirli dal vivo. Però a differenza dei media, gli osservatori hanno una scala di valori differenti, mediante la quale giudicano e valutano le prestazioni".
Ci illustra la sua scala di classificazione dei giovani calciatori...
"Partiamo dal fatto che molti operatori e gli stessi media sbagliano nel ritenere, con troppa facilità, talenti quei giocatori che militano nelle formazioni Primavera; infatti molto spesso i "nostri" Primavera sono di due-tre anni più vecchi rispetto ai coetanei esteri. Oltretutto quei pochi che riescono a mettersi in mostra in Prima Squadra dopo un paio di apparizioni vengono, erroneamente, sovraccaricati di responsabilità ed aspettative. Fatta questa premessa suddividerei i calciatori in tre grandi categorie:
Talenti: ovvero quei giocatori che sin da giovanissimi si affermano in Prima Squadra e riescono a ritagliarsi uno spazio importante. Penso a Mancini e Rivera che a 18 anni erano già trascinatori in A, oppure a Bergomi che alla stessa età era già in Nazionale e si apprestava a diventare Campione del Mondo, oppure ad Antonio Cassano (tutti si ricorderanno la sua rete contro l'Inter con la maglia del Bari) e Alex Del Piero (passato dal Padova alla Juventus) o per arrivare ai giorni nostri a Messi e Casillas che diciottenni tenevano in panchina campioni del calibro di Ronaldinho e Canizares rispettivamente nel Barcellona e nel Real Madrid. Ecco il talento è un giocatore che nonostante la giovanissima età gioca sempre e non ha bisogno di maturare esperienza, perchè è già completo dal punto di vista tecnico-fisico-mentale.
Talentuosi: sono quei giocatori con spiccate qualità tecniche, ma che mancano ancora di una componente fisica o mentale per essere già completi come i talenti. I talentuosi sono quei giocatori che, così come i talenti, arrivano a calcare il palcoscenico della massima serie in età verdissima, però a differenza dei talenti non riescono ad imporsi e dunque sono costretti ad andare a maturare esperienza altrove. Molti talentuosi nel corso degli anni si perdono nelle categorie inferiori, mentre quei pochi che riescono a completare il proprio iter formativo e a tornare in A divengono ottimi giocatori in quanto essendo passati degli anni non è più possibile classificarli come talenti".
Buoni Giocatori: rappresentano la stragrande maggioranza dei calciatori di Serie A. A differenza dei talenti che hanno capacità innate, i buoni giocatori si possono "costruire" , partendo da una base giovanile buona, attraverso il lavoro e l'allenamento quotidiano congiunto all'esperienza maturata nelle varie categorie che gli permette nel corso degli anni di migliorarsi continuamente sino a diventare giocatori completi dal punto di vista tecnico-fisico-mentale e pertanto pronti per la massima serie".
In definitiva come mai in Italia i giovani faticano molto di più ad emergere e giocare con continuità rispetto a Inghilterra e Spagna?
"Molto spesso si dà, con troppa faciloneria, la colpa alla mancanza di coraggio degli allenatori di puntare sui giovani a scapito degli elementi più esperti: ma prima bisognerebbe domandarsi se davvero ci sono in giro nelle Primavere tutti questi talenti; infatti spesso un giovane gioca una manciata di minuti e viene immediatamente etichettato dalla critica e dai tifosi come talento, quando magari in realtà non ha ancora completato il proprio processo formativo e di maturazione. Inoltre l'etichetta di talento a tutti i costi molto spesso risulta soltanto deleteria per i giovani in quanto su di loro grava una pressione fortissima che non sono in grado di reggere, finendo così molto spesso per perdersi o bruciarsi. Se a livello giovanile tutte le rappresentative nazionali faticano forse significa che in questo preciso momento storico del calcio italiano ci sono meno talenti visto che non possiamo considerare talenti quei giocatori che sbocciano a 25-26 anni".


