Aversa Normanna, Grieco a TLP: "Napoli scelta azzardata. Alla Juve Stabia un anno da dimenticare. Stagione importante ad Avellino"
Un suo gol su punizione, l'undicesimo in campionato, ha sbloccato la partita contro il Catanzaro e gli ha permesso di staccare il trio Perrone, Tortolano, Guazzo nella classifica dei marcatori del girone C di Seconda Divisione. Lui è Gaetano Grieco, fantasista napoletano classe 1982 sbocciato giovanissimo nel Genoa in Serie B e che ora con l'Aversa Normanna, dopo tanto peregrinare e alcune annate storte, sta dando la caccia ad un posto nei playoff. "Saranno sette finali e noi ce la giocheremo fino alla fine" ha detto in esclusiva per TuttoLegaPro.com il trascinatore granata, che a 19 anni riesce ad esordire nella massima serie con la maglia del Parma. Poi la chiamata del Napoli, seppur caduto in disgrazia in C1, a cui non riesce dire di no. "La maglia azzurra è il sogno di tutti i napoletani" sospira Grieco, che dopo una stagione trascorsa per buona parte in naftalina decide di sciorinare tutto il suo repertorio ad Avellino, dove va in doppia cifra e fa impazzire il caloroso pubblico del "Partenio" per la promozione in cadetteria. Nel 2008 il trasferimento alla Juve Stabia, una piazza blasonata dove Grieco non riesce ad esprimere tutte le sue capacità, vuoi per l'infortunio al ginocchio, vuoi per delle beghe contrattuali che lo mettono fuori causa per qualche mese. "Un anno da dimenticare" lo definisce con molto rammarico il giocatore partenopeo, che a gennaio 2010 sceglie Aversa come nuovo punto di partenza di una carriera che a 28 anni ha ancora tante pagine da scrivere e tante soddisfazioni da regalare.
Ciao Gaetano, col gol realizzato domenica al Catanzaro hai già battuto il tuo record stagionale di Avellino arrivando a quota 11. Sei inoltre balzato in testa alla classifica marcatori del girone C di Seconda Divisione. Essere in doppia cifra già a marzo è davvero eccezionale, considerando che non sei una prima punta. Cosa ti ha aiutato finora a rendere al massimo delle tue potenzialità?
“Rispetto agli altri anni fortunatamente non ho avuto problemi fisici, ho fatto tutto il ritiro estivo e adesso non sto facendo altro che raccogliere i frutti di tutto il lavoro svolto. Quando gioco con continuità e sto bene fisicamente riesco a fare tutto quello che è nelle mie possibilità”.
Latina e Trapani sembrano avere una marcia in più. Aversa, Milazzo, Avellino, Neapolis, Pomezia e Matera più staccate, vi giocate i playoff. Cosa vedi nella palla di vetro?
“Come hai detto tu, le prime due in classifica hanno qualcosa in più. Con le altre squadre che hai citato ce la giocheremo fino alla fine. Il nostro è un gruppo giovane e il calendario non ci aiuta, però credo che anche noi lotteremo per i playoff. Le ultime 7 partite saranno 7 finali”.
Un contratto depositato con qualche minuto di ritardo e la tua carriera si ferma. Come hai vissuto quel periodo alla Juve Stabia? Un’esperienza, quella con le vespe, da dimenticare in toto fra infortuni e la retrocessione in Seconda Divisione.
“E’ stata una stagione da dimenticare in tutti i sensi. Prima l’infortunio al ginocchio: col menisco rotto, sul sintetico, non ho potuto dare il mio contributo alla squadra. Poi mi sono praticamente ritrovato senza squadra, anche se devo ringraziare l’allora presidente Franco Giglio, che rispettò i termini del contratto nonostante non fossi tesserato. Mi è molto dispiaciuto non fare a Castellammare quello che avevano visto ad Avellino”.
In questo mercato di gennaio sei stato accostato ad alcune squadre, anche di Serie B. Solo chiacchiere oppure qualche contatto vero c’è stato?
“La scorsa estate avevo deciso di rimanere ad Aversa per fare un anno importante, realizzando più gol possibili e magari raggiungendo i playoff. A fine anno ci siederemo ad un tavolo e vedremo il da farsi. A gennaio c’erano delle squadre che avevano contattato il mio procuratore (Gaetano Federe, ndr), ma qui ho trovato l’ambiente giusto e sono contentissimo di essere rimasto”.
Dal tuo piede è partita la punizione respinta corta da Spadavecchia (e messa in gol da Mineo) che ha dato alla Juve Stabia la vittoria nel derby col Sorrento del 2009, finito nell’occhio del ciclone per un presunto caso di scommesse clandestine, riciclaggio ed estorsione. Non è la sede per parlare di questA vicenda, ma per te quella fu una partita regolare?
“Ai miei occhi fu una partita normalissima. Se qualcosa successe, io ero all’oscuro di tutto. Ricordo solo che quella fu un annata in cui tutto girava storto per la Juve Stabia e che purtroppo finì con la retrocessione”.
La Serie A: una parentesi aperta e chiusa troppo in fretta. Perché?
“La spiegazione è che sono arrivato in A troppo giovane. Ho bruciato le tappe e ora c’è il rammarico di non aver sfruttato al meglio quell’occasione. Per stare in quella categoria ci vogliono impegno, testa e tanto allenamento. Non sono quel tipo di persona che scarica le responsabilità sugli altri in maniera gratuita. Diciamo che la maggior parte delle colpa è mia, però va bene così. Ho 28 anni e non è detto che io non possa ancora togliermi delle soddisfazioni in categorie superiori”.
A 28 anni sei nel pieno della maturità calcistica, ma credo anche umana. Se potessi riavvolgere la tua vita come un nastro, cosa non rifaresti?
“Se tornassi indietro non lascerei la Serie A così presto. Andare a giocare al Napoli in C è stata una scelta di cuore. Una decisione affrettata perché mi sono lasciato abbagliare dal fascino della maglia azzurra. Lo dico perché quando riparti dalla Serie C è dura risalire. Un giocatore con le mie caratteristiche fa fatica ad emergere in questa categorie”.
Cosa prova un napoletano doc , seppure in Serie C, a vestire la maglia azzurra?
“E’ il sogno di tutti i napoletani. Non ho avuto tante possibilità di mettermi in mostra: in tutta la stagione ho giocato un tempo da titolare e tanti spezzoni di partita. Poi sono andato in prestito ad Avellino, dove ho dimostrato tutto il mio valore. Giocare nel Napoli, anche in Serie C, è sempre una bella cosa".
Se fossi un operatore di mercato, quale giocatore dell’Aversa consiglieresti di comprare, oltre a te naturalmente?
“Ci sono dei giovani interessanti, ma che sicuramente devono ancora crescere tanto. Per esempio il centrocampista Arini e il terzino Letizia”.
Domenica farete visita al Melfi. Una squadra che a gennaio ha venduto i pezzi migliori della rosa per abbracciare la politica della valorizzazione dei giovani e della riduzione dei costi, ma che ha bloccato sul pareggio il Latina. Come state preparando questa trasferta e che tipo di partita ti aspetti?
“Noi abbiamo un preparatore atletico bravissimo, Donatello Matarangolo, che secondo me lavorerà presto in categorie superiori. Quindi dal punto di vista fisico, lavoreremo bene come al solito. Il Melfi, davanti al suo pubblico, vorrà giocarsela come fanno tutte le squadre che hanno già raggiunto il loro obiettivo stagionale e che hanno la mente sgombra da qualsiasi pressione ambientale”.


