Gela, Docente a TLP: "Salvezza mio unico pensiero. Poi spero si aprano tante porte. Impossibile dimenticare gli anni di Rimini"
Emilio Docente è uno che non abbandona la nave mentre sta affondando. Anzi, la tiene a galla coi suoi gol, come quelli realizzati sabato all'Atletico Roma che permettono al Gela di galleggiare tre punti sopra la turbolenta zona playout a quattro giornate dalla fine del campionato. Il bomber classe 1983, in un'intervista rilasciata in esclusiva a TuttoLegaPro.com, ripercorre l'impresa dei siciliani al "Flaminio" e da gelese doc si carica sulle spalle tutto il peso della squadra biancazzurra, uscita molto indebolita dal mercato di gennaio per motivi di budget, ma ancora in piena corsa per l'obiettivo salvezza. L'ex Rimini, Ancona e Perugia tesse le lodi del presidente Tuccio e chiama a raccolta l'imprenditoria locale per salvare la Prima Divisione, un patrimonio che la città di Gela deve contribuire a preservare.
Cominciamo dalla partita con l’Atletico Roma: una vittoria firmata Emilio Docente.
“Noi siamo partiti bene. Poi loro sono andati in vantaggio e la loro qualità a centrocampo ha fatto la differenza. Nella ripresa poi, dopo il pareggio, sono andati in confusione e hanno lasciato degli spazi che noi abbiamo attaccato per segnare il 2-1. E’ un successo importantissimo per il Gela, il secondo consecutivo, ma fino a quando non avremo raggiunto la salvezza non abbiamo fatto niente”.
Il presidente Tuccio è stato costretto a ridimensionare in corsa gli obiettivi stagionali e per problemi di budget ha liberato i pezzi pregiati della rosa. Senti gran parte del peso della squadra sulle tue spalle?
“Il mercato di gennaio ha cambiato molto la fisionomia della squadra. Tanti giocatori importanti sono andati via, però sono arrivati dei giovani che hanno dimostrato di essere all’altezza. Il presidente Tuccio voleva mollare, poi per fortuna ci ha ripensato ed è tornato sui suoi passi. Sono pienamente consapevole del peso e delle responsabilità che ho sulle mie spalle, e non mi tiro indietro. Per provare tante gioie bisogna fare tanti sacrifici”.
La tempesta è passata? Mi riferisco alla fase travagliata della gestione Provenza e alla dura contestazione dei tifosi?
“Da un paio di mesi si è riassettato tutto, nell’ambiente è tornata la tranquillità e si lavora bene. La famiglia Tuccio ha detto che porterà avanti la società fino a giugno con l’obiettivo di salvarsi. Le colpe non erano di mister Provenza, ma il calcio è fatto di risultati, e quando si perdono 8 partite delle ultime 10, è normale che i tifosi ce l’abbiamo con l’allenatore, col presidente che non lo esonera e con la squadra che non si esprime al meglio. Adesso siamo usciti alla grande da quel periodo difficile”.
In coda c’è una bagarre incredibile. Come finirà?
“Ci sono così tante squadre in pochi punti che se perdi due partite consecutive finisci di nuovo giù. Le ultime due vittorie sono fondamentali, ma non siamo ancora salvi. E’ una bella lotta in cui ci si può aspettare di tutto”.
A gennaio il tuo nome è stato accostato ad alcune squadre di Prima Divisione ma tu, pur di salvare la squadra della tua città, sei rimasto e ti sei decurtato lo stipendio del 20%.
“Sarebbe stato troppo facile andar via nel mercato di riparazione. C’erano due squadre che mi volevano, ma avevo già deciso di rimanere fino a giugno. Ho voluto fortemente venire a giocare nella mia città, quindi rispetterò il mio contratto col Gela”.
Un giudizio alla tua stagione? Dal punto di vista realizzativo non è stata sicuramente tra le migliori, colpa anche dei molti problemi fisici che ti hanno limitato in tante partite.
“Sono abituato a tirare le somme alla fine. Ho stretto molte volte i denti per dare una mano alla squadra. In quattro partite possono cambiare tante cose, quindi tra quattro partite saprò tracciare un bilancio complessivo”.
Sei un giocatore molto generoso e nella tua carriera sei stato impiegato sia da prima che da seconda punta. In quale ruolo riesci ad esprimere meglio le tue doti?
“Mi piace giocare sia da prima che da seconda punta, come ho fatto quando c’era Franciel. L’importante è non fare l’esterno”.
Il presidente Angelo Tuccio è quello che si dice un istrione. Che rapporto hai con lui?
“E’ una persona correttissima che quando c’è qualcosa che non va lo dice apertamente. Non falsifica niente, è un uomo trasparente e in ogni situazione ci ha sempre messo la faccia”.
Messina, Rimini e Ancona sono le tappe più importanti del tuo percorso professionale. Dove ti sei trovato meglio?
“Rimini non posso dimenticarla, ho passato gli anni più belli della mia carriera. Mia moglie è di Riccione, ho comprato casa e un giorno andrò a viverci. Ho degli ottimi ricordi anche della stagione ad Ancona, dove ho stabilito il mio record di gol”.
Qualche squadra ti ha già contattato per la prossima stagione?
“Finora non si è presentato nessuno. Il mio obiettivo primario è quello di salvare il Gela. Poi spero che si possano aprire tante porte per me”.
Molte società negli ultimi anni sono andate incontro al fallimento e tante ancora vivranno questo triste epilogo. Quale futuro vedi per il calcio a Gela?
La C1 è una categoria importante per la città e bisogna tenersela stretta. Il presidente Tuccio è ambizioso, ma le sue ambizioni superano di gran lunga le sue possibilità economiche. A Gela ci sono molti imprenditori e se tutti daranno una mano negli anni si potrà dar vita ad un progetto importante”.
Le tue favorite per il salto di categoria in Prima Divisione? Ai playoff chi avrà la meglio?
“Credo che Nocerina e Gubbio abbiamo un piede in Serie B. Nei playoff del girone B ritengo che il Benevento abbia qualcosa in più delle altre, mentre nel girone A potrebbe spuntarla il Sorrento: sono bravi e giocano bene”.
Ternana, Barletta, Nocerina e Pisa: tre scontri diretti e una partita probabilmente contro una squadra ormai con la B in tasca. Cosa pensi del vostro calendario?
“Non faccio programmi o calcoli. Penso solo a vincere sabato contro la Ternana. Se ci riusciamo, facciamo un grande passo avanti verso la salvezza”.


