Catania, la novella dello stento è giunta ormai al termine. E il 15 sapremo come. Una morte istantanea potrebbe esser meglio della lenta agonia
“La novella dello stento
che dura tanto tempo
la vuoi sentir?
Si.
Non si dice si
alla novella dello stento
che dura tanto tempo
la vuoi sentir?
No.
Non si dice no
alla novella dello stento
che dura tanto tempo
la vuoi sentir?”.
Questa antica filastrocca si adatta bene alla situazione che si sta vivendo a Catania con una società che ormai da mesi è sul filo del rasoio, tenuta in vita solo dal continuo prolungarsi dell’esercizio provvisorio disposto dal Tribunale dopo le tante, troppe, aste andate deserte per assegnare il club etneo. L’ultima appena due giorni fa con nessun acquirente che ha presentato la busta con i 125mila euro (il 25% del totale di 500mila) necessari per acquisire la società. Nonostante ciò il Tribunale ha deciso per un’ulteriore proroga, più breve delle precedenti, e fissato nella giornata di ieri una nuova scadenza per l’acquisto del Catania, la cui scadenza è stata fissata per il 15 marzo alle ore 14 con la base d’asta sempre ferma a mezzo milione.
La doppia mossa farebbe intuire che non si vuole andare oltre il 17 marzo per mettere la parola fine, in un senso o nell’altro, alla vicenda e che quindi chi è davveo interessato si faccia avanti ora o taccia per sempre e magari si ripresenti più avanti per far rinascere il club dalle sue ceneri partendo dalle serie minori con un altro nome, un altro logo ecc ecc. Ed forse è giusto così nonostante la squadra stia facendo più di quanto sarebbe dovuto vista la situazione critica e l’assenza degli stipendi, dimostrando un attaccamento alla maglia e una passione per questo sport encomiabili, saldandosi come un sol uomo alla propria tifoseria.
Al momento, a meno che non entrino in gioco nuovi soggetti rimasti finora molto ben nascosti, l’alternativa al fallimento – che sarebbe certamente doloroso per tutto il mondo del calcio oltre a creare nuovi problemi a una Serie C che già negli scorsi anni ha dovuto far fronte a situazioni simili – è finire nelle mani di quel Benedetto Mancini che non ha grandi trascorsi nel mondo del calcio (Latina, Rieti e Siena) e che già all’ultima asta non ha dato un grande segnale non presentando l’offerta pur avendo registrato una nuova società (con 10mila euro di capitale) e annunciato di avere a disposizione i 125mila euro necessari per la cauzione. Soldi che però non sono arrivati in tempo “per un errore umano” facendo così andare deserta l’asta. Resta infatti lui l’unico a essersi fatto avanti, e presto capiremo se si tratta solo di un bluff o meno, ricordando però come a Latina versò sì la prima tranche (72mila euro), ma poi non arrivarono mai i successi 648mila necessari a completare l’acquisto, con il conseguente fallimento del club neroazzurro. "Il pagamento era stato predisposto per il 27 aprile. - disse all'epoca- Ma quando compri un bene con una massa debitoria che tutti conosciamo, compri su una Serie B, che ha un piano finanziario diverso dalla Lega Pro. Lo scenario è cambiato e si è pensato a cosa fare".
Ecco un'altra situazione simile non sarebbe accettabile, né per il Catania e i catanesi, né per il mondo del calcio. Una morte immediata, per quanto dolorosa, sarebbe certamente più dignitosa di una lenta agonia con un finale già scritto. Con ovviamente la speranza che questa volta la storia possa essere diversa e il Catania possa trovare, in Mancini o in qualcun altro, un proprietario all'altezza della sua storia e del calore della piazza. Oltre che degno di una squadra che sta scrivendo pagine stupende in questa stagione e che sarebbe davvero triste veder sparire a pochi mesi dalla fine del torneo.


