Catania, Longo: "Il pari non ci gratifica. Manca continuità di condizione"
Il tecnico del Catania, Emilio Longo, ha commentato in sala stampa lo 0-0 casalingo contro il Barletta, un pareggio che non ha spezzato la scia di risultati poco brillanti dopo la vittoria di Picerno
"Non ci si può dire soddisfatti del pareggio, ma nelle ultime due partite abbiamo vinto una gara e ne abbiamo pareggiata un'altra, quindi sembra quasi ridicolo quello che sto per dire: credo che questa squadra, con un po' di fortuna in più stasera, non avrebbe perso né con la Scafatese né con l'Inter. Ma possiamo guardare solo avanti, e mi porto a casa lo spirito di una squadra che, in fase di non possesso, è stata molto granitica contro un avversario che fa delle transizioni il suo punto di forza. Nel secondo tempo mi sembra che abbiamo avuto una sola vera occasione, ma importante, con Insigne e con Coda: uno ha calciato male, l'altro pure, ma nel complesso credo che siamo cresciuti. Penso che quello che è mancato sia la condizione fisica che invece era stellare a Picerno: si vedeva che la squadra aveva meno minuti nelle gambe, ma mi è piaciuto lo spirito con cui si è fatta trovare pronta per tutti i novanta minuti".
Dopo l'ottima prova di Picerno, qualcuno in sala stampa ha chiesto se quella di stasera vada letta come un passo indietro o come parte fisiologica di un percorso di crescita, aggiungendo anche un riferimento alla parola "amalgama" usata poco prima da Di Gennaro in mixed zone: "Penso alla partita come positiva per il fatto che la squadra si sia sporcata, abbia fatto sacrificio, sia stata paritaria con un avversario che nella cattiveria mi sembra ci sia andato tranquillamente vicino. Se dobbiamo fare un'analisi che di solito non facciamo, per un quarto d'ora l'approccio alla partita è stato importante: nei primi quindici minuti abbiamo subito quattro falli sistematici in transizione, senza che venisse mai tirato un cartellino. Non ci sono alibi in questo, la squadra non mi è piaciuta per la bellezza del gioco, ma per la sostanza sì: credo però che qualcosa vada rivisto anche su come si arbitrano certe situazioni, perché quei quattro falli sistematici, se rivisti, avrebbero forse portato qualche calciatore a non ripeterli più durante la gara, e qualche transizione fermata così andava gestita meglio. Ma questo esula dal discorso. Sull'amalgama: è tornato a lavorare con la squadra Pagliai, ed è stata onestamente una bella scelta metterlo in campo in due partite consecutive, martedì e sabato, ma lui con il gruppo ha fatto pochissimi allenamenti insieme, quindi si sono portati dietro i meccanismi dell'anno scorso - dire che abbia lavorato quest'anno con Ierardi, con Allegretto o con Perrotta non è vero. È normale che sia così, e vale anche per Vallocchia, per Caligara, per Cabianca, per Coda entrato in campo, e per qualche altro giocatore: più parliamo di amalgama, più i ragazzi staranno insieme, più troveranno la loro condizione anche nella relazione reciproca, perché è quella, secondo me, a fare la differenza".
Longo commenta anche l'approccio della squadra, con la pressione alta di Allegretto che è stata progressivamente abbandonata: "Siamo partiti giocando uomo contro uomo, si è visto bene, abbiamo spinto portando Allegretto sulla mezzala fino ai sedici metri e cinquanta. Ma lo spartiacque della partita è la loro prima occasione: da lì la squadra ha indietreggiato nella capacità di continuare a pressare alto, preferendo concedere loro un tempo di gioco in più. Se salti sul ritardo giocando uomo contro uomo, rischi di più di subire una ripartenza a cinquanta metri dalla porta. Tra primo e secondo tempo va aggiunta un'altra considerazione: la gamba di questa sera probabilmente non era quella di martedì, direi quasi certamente, e quindi la squadra ha provato ad adattarsi all'avversario. Nella ripresa, dovendo adattarci, abbiamo provato a fare una scelta che ci mettesse più al riparo, marcando a uomo su Franco e accettando la superiorità numerica sopra la linea: devo dire la verità, non ci ha creato grandi difficoltà, e la squadra ha tenuto bene il campo, creando non moltissimo ma le condizioni per poter vincere - perché questa era una partita vincibile ai punti, bastava che al 92' quel pallone di Insigne fosse entrato. È una gara paritaria, non bella, sporca, ma in questo sporco probabilmente nel secondo tempo abbiamo avuto più occasioni noi. Se questa mentalità più sacrificata avesse guidato anche la prima parte di stagione, quando eravamo praticamente in rodaggio, forse avremmo qualche punto in più: ora dobbiamo mettere insieme le due cose, e si fa cominciando a lavorare. Finalmente ho rivisto il calendario e sono stato felice: torna la possibilità di lavorare in settimana tipo, perché nell'ultimo mese non si è quasi mai potuto allenare la squadra nel suo insieme, se non con un allenamento settimanale e una rifinitura prima di ogni gara. Ora arriva un periodo in cui potremo tornare a spolverare i concetti di una squadra che può giocare il calcio visto a Picerno, ma con continuità".
Restando sul tema della continuità, questa volta riferita più all'idea di gioco che ai risultati, un altro cronista ha chiesto a che percentuale sia la squadra nel percorso verso la piena applicazione di quei principi, oltre a un aggiornamento sulle condizioni di Cicerelli e Russo, usciti anzitempo: "Su Cicerelli è stata una scelta conservativa, per non metterlo in difficoltà: avendo già giocato una gara ravvicinata, consumarlo anche nel secondo tempo di non mi sembrava giusto, quindi è stato un cambio precauzionale. Per Russo dobbiamo aspettare un esame strumentale, credo una risonanza magnetica in programma domani: speriamo sia un livello di lesione basso, ma ha sentito qualcosa al flessore, quindi vedremo. Sulla percentuale: penso che la squadra stia ancora lavorando sulla continuità della prestazione, anche perché cambiano gli avversari e non sempre riesci ad applicare il piano partita che avevi in testa. Se guardiamo a quanto fatto martedì, o contro il Cosenza, o anche nella gara persa con la Scafatese, potremmo dire di avere già una percentuale abbastanza alta di identità di squadra; siamo stati più sporchi, quindi non so se questo significhi meno identità. Mi piace pensare che questa squadra, con questa cattiveria, quando si tratterà di giocarsela fino in fondo, chi riuscirà a essere più cattivo anche nello sporco avrà un vantaggio in più nel percorso di crescita che stiamo facendo tutti".
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