AlbinoLeffe, Obbedio: “I giovani bravi giocano. In Italia mancano visione"
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Luca Bargellini
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08.10.2026 12:49Serie C
Il ds dell'AlbinoLeffe Antonio Obbedio analizza la crescita della squadra, elogia De Sogus e Sassi e rilancia: “I giovani devono fare un percorso”
Uff. Stampa AlbinoLeffe
Il percorso di crescita dell'AlbinoLeffe passa dalla valorizzazione dei giovani e dalla pazienza nel creare le condizioni giuste perché i talenti si esprimano. Ne ha parlato Antonio Obbedio, direttore sportivo del club bergamasco, ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, facendo il punto sull'avvio di stagione della squadra di Marco Zaffaroni.
Direttore, che bilancio si può tracciare dell'avvio di stagione dell'AlbinoLeffe? La squadra sta crescendo e sono arrivati anche risultati importanti, come la vittoria contro il Cittadella.
"È quello che immaginavo, considerati i tanti cambiamenti. Un avvio altalenante, con risultati positivi e negativi, che rientra in un percorso di rinnovamento. Ogni anno inseriamo qualche giovane e quest'anno è cambiato anche l'allenatore: era prevedibile qualche difficoltà nel trovare continuità all'inizio".
La vittoria sul campo del Cittadella, che aveva vinto tutte le partite precedenti, può rappresentare un passaggio importante?
"Secondo me è stato un successo meritato. Abbiamo fatto un primo tempo molto importante, in cui si poteva chiudere anche sul 3-0: c'è stato un gol annullato su un episodio molto dubbio, che poteva essere interpretato diversamente. Ritengo giusta la reazione del Cittadella, ma, a parte un paio di situazioni, non abbiamo sofferto così tanto. Bisogna fare degli step di crescita. In queste settimane ho insistito molto, cercando di far capire alla squadra che deve migliorare e acquisire consapevolezza, perché a volte i giocatori non si rendono conto del proprio potenziale. Direi che sta funzionando: è una squadra intelligente, che si applica e lavora bene. Speriamo che questa vittoria faccia capire ai ragazzi che si può fare qualcosa in più del solito compitino. L'ambizione deve essere questa".
L'AlbinoLeffe continua a puntare sui giovani. La Primavera 1 può rappresentare un ulteriore strumento di crescita per i ragazzi che ambiscono alla prima squadra?
"La scorsa stagione la Primavera 2 ha vinto il campionato, facendo qualcosa di unico, che rimarrà nella storia non solo dell'AlbinoLeffe, ma credo anche del calcio giovanile. Vincere un campionato di Primavera 2 con tutti ragazzi locali non è semplice: hanno fatto un capolavoro. La Primavera 1 è un campionato molto più difficile, ma permette ai nostri giovani di arrivare in prima squadra più preparati, soprattutto dal punto di vista mentale e tattico: ci si confronta con realtà superiori, in particolare sotto il profilo tecnico e fisico. Noi proseguiamo sulla strada di ogni anno, portando in alto i giovani più meritevoli e pronti, quelli che hanno prospettive. Offriamo loro un percorso che difficilmente viene proposto in altre società di Serie C. Soprattutto, abbiamo la pazienza di aspettarli: credo sia la cosa più importante che facciamo".
Passiamo ai singoli. Che operazione è stata quella che ha portato Desogus all'AlbinoLeffe e quali prospettive può avere in questa stagione?
"Sapevo che Jacopo Desogus non rientrava nei piani del Cittadella e ritenevo potesse essere funzionale al nostro tipo di gioco. Jacopo ha 24 anni ed è uno di quei ragazzi che, secondo me, hanno fatto un percorso non idoneo dal punto di vista tattico e gestionale: è molto sensibile e bisogna saperlo approcciare. Ha qualità tecniche straordinarie, che a volte ha faticato a esprimere con continuità. Credo che il problema riguardi tanti ragazzi con qualità diverse dagli altri: è una questione di pazienza. Nel suo caso non sempre c'è stata la capacità di aspettarlo e di apprezzarne le qualità, non solo tecniche ma anche caratteriali. È un ragazzo sardo molto sensibile e bravissimo. Noi dirigenti dobbiamo capire che alcuni giocatori esprimono facilmente il proprio potenziale, mentre altri hanno bisogno di essere aiutati a dare il massimo. Desogus appartiene a questa seconda categoria: bisogna trovare il contesto, la società e l'ambiente giusti. Ha fatto di tutto per venire da noi e speriamo che abbia trovato il posto giusto per compiere il salto che merita. Altrimenti sarebbe uno spreco".
Tra i giovani che si stanno mettendo in evidenza c'è anche Sassi, che ha mostrato qualità e intelligenza nelle giocate. Quanto può crescere?
"È uno di quei ragazzi che, come altri arrivati negli ultimi anni, venivano spesso utilizzati fuori ruolo. È successo anche con Giacomo Sali, che avevamo preso dalla Varesina due anni fa. Tanti giovani non vengono messi nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale perché impiegati in posizioni non adatte alle loro caratteristiche. Sassi è un ragazzo intelligente, non ha ancora vent'anni ma prende quasi sempre le decisioni giuste in campo. Sa giocare a calcio e ha un enorme margine di crescita, anche dal punto di vista fisico: non è ancora sviluppato al 100% e lavora in un contesto professionistico da appena tre mesi. In più, la sua duttilità tattica gli permette di ricoprire più ruoli. È una bella scoperta".
Quanto è importante, in generale, dare fiducia ai giovani nel calcio italiano? E come giudica la scelta di eliminare l'obbligo di schierare quattro giovani in Serie D?
"In Serie B ci sono tanti giovani forti che possono intraprendere un percorso importante. Negli ultimi dieci anni, da quando è scomparsa la vecchia C2, la Serie B è diventata un campionato molto impegnativo, con tanti giocatori esperti. Considero positiva anche l'eliminazione dell'obbligo di far giocare quattro giovani in Serie D, che a mio avviso era un'esagerazione. L'AlbinoLeffe dimostra che i giovani bravi non hanno bisogno di un obbligo: devono giocare perché se lo meritano. Non servono regole imposte solo per aumentare il minutaggio. I giovani bravi giocano e basta".
Zoma e Doumbia, due ex AlbinoLeffe, si sono messi in mostra con la Nazionale. Che soddisfazione rappresenta vederli arrivare a questo livello? E resta il rammarico per il fatto che non abbiano trovato maggiori opportunità in Italia?
"La soddisfazione più grande è averli visti crescere, averli accompagnati in un percorso e aver avuto la pazienza di aspettarli. Penso a Doumbia, che abbiamo dovuto gestire anche dal punto di vista fisico e del minutaggio, senza bruciarlo. Ricordo che tre anni fa, in una partita di campionato a Gorgonzola, se non sbaglio, Doumbia e Zoma erano entrambi in panchina: anche in quel caso c'è stato un utilizzo intelligente dei ragazzi. È una grande soddisfazione vedere il percorso che hanno fatto. Allo stesso tempo c'è dispiacere, perché già dopo sei mesi sostenevo che potessero compiere un importante salto di qualità. Purtroppo esiste una sorta di pregiudizio verso i giocatori che vengono dalla Serie C e da determinate realtà: giocare in Serie C è una cosa, farlo nel Venezia è un'altra, secondo alcuni. Per fortuna ci sono dirigenti capaci. Ricordo sempre Filippo Antonelli, che è stato veloce nel capire le potenzialità di Doumbia. Anche Zoma è stato seguito tante volte dall'estero e la scorsa estate aveva un mercato importante in diverse squadre straniere. Questo dimostra che in Italia bisogna svegliarsi nella capacità di scegliere e leggere le potenzialità dei giovani".
Che cosa manca, dunque, al calcio italiano per valorizzare maggiormente i giovani?
"Visione e coraggio sono le due cose che ci mancano un po', non giriamoci troppo attorno. Mancini ha fatto una scelta molto coraggiosa e difficile, ma, vedendo queste quattro partite, gli ha dato ragione. Bisogna anche avere pazienza. L'Italia non è un Paese paziente: si vuole tutto e subito, e non va bene. I giovani devono fare un percorso, devono poter sbagliare e bisogna aspettarli. Da noi, invece, vengono giudicati dopo la prima partita: basta una prestazione per dare un giudizio definitivo su un giocatore, ed è una follia".
In chiusura, quanto conta il lavoro della società e del presidente nel costruire un progetto che metta al centro i giovani?
"Il ringraziamento più grande va al nostro presidente, che da molto tempo sostiene che bisogna lavorare sui settori giovanili. Purtroppo in pochi lo hanno ascoltato e seguito. Spero che l'AlbinoLeffe possa essere un esempio per tante altre società: prima di investire sui giocatori, bisogna investire sulle strutture, per poter poi costruire un percorso di protezione e valorizzazione dei settori giovanili".
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