ESCLUSIVA TG – Esposito: “Abate ha un gioco propositivo e cura maniacalmente le palle inattive”
Gianpaolo Esposito è stato intervistato in esclusiva da TorinoGranata.it. Esposito è un giornalista de La Gazzetta dello Sport che conosce bene le vicende della Juve Stabia, abbiamo parlato di Ignazio Abate ex tecnico delle vespe e neo allenatore del Torino per capire meglio chi sia il mister dei granata.
Ignazio Abate ha fatto bene in un contesto molto complesso alla Juve Stabia per le vicende legate al club e adesso è al Torino in una piazza, conosciuta da giocatore, che contesta la proprietà dovrà fare risultati ed è alla prima panchina in Serie A. Secondo lei che lo conosce, può far bene come allenatore dei granata?
“Sì, ma dovrebbe avere il supporto di tutte le componenti dell'ambiente del Torino. Però lui è un vero e proprio uomo di calcio, è cresciuto in una famiglia di calciatori e l'ha fatto ad alto livello. Quando ha iniziato ad allenare lo ha fatto dalle giovanili, cosa che a volte molti commettono l'errore di non fare, e già ha avuto qualche problema tipo l’esonero, ma non certo legato ai risultati bensì a diciamo contrasti ambientali non con i tifosi e poi quest'anno a Castellammare, come ha sottolineato lui stesso, si è temprato nel senso che in quest’anno in Serie B nella Juve Stabia è stato abbastanza particolare, per non dire difficile, e vale per sette in un altro ambiente. Mi sento di dire che quindi Cairo ha fatto la scelta giusta e sembra che lo supporterà perché veramente Abate è una persona per bene ed è un gran competente di calcio”.
Come persona che tipo è Ignazio Abate?
“Affabile, spiritoso, si ferma con i tifosi e ha un buon rapporto con i giornalisti, noi di Castellammare venivamo dall'esperienza di Guido Pagliuca che, a prescindere dai risultati che ha avuto, è stata un’esperienza un tantino difficoltosa per quanto riguarda i rapporti, per cui Abate per noi è stato come bere un bicchiere d'acqua fresca avere a che fare con un vero allenatore come Abate”.
Nella Juve Stabia giocava fondamentalmente con il 3-5-2, però ha un gioco anche abbastanza volto all'attacco come ha conciliato le due cose?
“Non bisogna partire dal modulo per dare un giudizio esatto sul modo che Abate ha di far giocare la sua squadra. E’ un 3-5-2 abbastanza moderno con due esterni di centrocampo, Cacciamani, che riavrà al Torino, e Carissoni, spingeva un po’ di meno del compagno, che facevano gioco e coprivano tutta la fascia. Poi a volte sceglieva di giocare con due punte e a volte con un trequartista e una punta, soprattutto a fine campionato schierava Okoro oppure Zeroli, una volta recuperato dall’infortunio che una sua creatura in quanto capitano della Primavera del Milan. In attacco con Okoro, che la Juve Stabia aveva preso in prestito dal Venezia stante la delusione del campionato di Gabrielloni, il 3-5-2, diveniva un 3-5-1-1 con gli esterni che spingevano molto. La squadra faceva un buon possesso palla e poi aveva Leone, un regista metodista d'altri tempi, che faceva viaggiare la palla e il gioco. Quindi non bisogna commettere l'errore di ritenerlo un difensivista poiché utilizza il 3-5-2”.
Soffermandosi però un po’ sulla difesa, il Torino in questa stagione da poco conclusa ha avuto la seconda peggior difesa della Serie A con 63 gol subiti e questa è stata proprio una delle maggiori pecche soprattutto del periodo con Baroni. Abate è stato un difensore, un terzino, quindi cura la fase difensiva?
“Sì, la cura molto e ha un'attenzione maniacale soprattutto sulle palle inattive sia in fase offensiva sia in fase difensiva. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, altrimenti troppi complimenti fanno male, nella prima parte del campionato forse non leggeva troppo bene le partite nei finali di gara e qualche sostituzione un po' ritardata l’ha fatta e questo è costato qualche punto che poi in chiave playoff ha avuto la sua rilevanza, anche se poi alla fine vincendo a Modena fuori casa ha ugualmente conquistato la semifinale. Forse dal punto di vista dell'esperienza nei cambi deve ancora un po' maturare, ma d'altronde questo è stato appena il suo secondo anno da allenatore di una squadra professionista ed era il primo in Serie B”.
Prima parlava del centrocampo e diceva che Abate nella Juve Stabia aveva un centrocampista un po' vecchia maniera, questo è stato un punto di forza della sua squadra nella stagione appena conclusa?
“Sì, Leone è stato il suo punto di forza e poi è stato l'espressione del suo modo di intendere il calcio. Quello di Abate è un calcio tecnico in cui si corre e senza copertura difensiva ormai non si può più stare nel calcio moderno dove viaggia soprattutto la palla. E Leone, che l'anno scorso ha vissuto un anno un po' difficile soprattutto nel finale di campionato, è stato l'emblema del calcio di Abate che non poteva fare a meno di questo centrocampista attraverso il quale passavano tutte le palle, ma la Juve Stabia non era Leone dipendente perché c'erano tutti i pregi, ma non i difetti di un regista classico che dai suoi piedi passano tutti i palloni”.
Quindi il Torino avrà bisogno di un giocatore come Leone?
“Sì, servirà un giocatore con le stesse caratteristiche, anche se è un po' difficile trovarlo perché ormai il regista classico si è un po' perso”.
Prima ha accennato a Cacciamani che Abate ritroverà al Torino. Quanto è maturato in quest'anno alla Juve Stabia il ragazzo?
“È maturato tantissimo. Prima Cacciamani, secondo Abate ma anche per me che già da prima lo seguivo, era un tipico esterno offensivo da 4-3-3 e poi passando al 3-5-2 ha dovuto adattarsi nel senso che alle caratteristiche offensive ha dovuto aggiungere anche quelle di copertura, avendo con Abate la responsabilità di tutta la fascia sinistra. Con lui e con Carissoni e poi nella seconda parte del campionato, anche se fosse con frutti minori, con Dos Santos - un ragazzo che arrivava dall'Eccellenza piemontese e che era passato in Serie D col Saluzzo dove aveva fatto tanti gol da esterno destro ed era stato preso dalla Juve Stabia a gennaio – Abate ha fatto lo stesso lavoro che con Cacciamani di insegnare loro anche la fase difensiva. Questo per dire che Abate è un maestro di calcio e non è solo un gestore di uomini”.
Invece con un altro giovane sempre arrivato dal Torino, Ciammaglichella, le cose non sono andate poi così bene, come mai?
“La ciambella non è uscita col buco, Ciammaglichella infatti ha giocato soltanto due spezzoni di partita, uno nel girone d’andata e l'altro nell'ultima di campionato a Bolzano nella gara col Südtirol, quando ormai le posizioni per i playoff erano tutte delineate. Addirittura Ciammaglichella doveva andare via a gennaio tornando alla casa madre Torino, però per un problema tecnico, non è stato comunicato in tempo il rientro dal prestito, e quindi è rimasto a Castellammare, però allenandosi sempre con impegno e costanza fino all'ultima gara di playoff. Inizialmente il ragazzo non era stato bene fisicamente e nei primi due-tre mesi della stagione doveva recuperare. Poi una volta recuperato non è riuscito a superare i titolari e come ha spiegato Abate non ha sfruttato la chance che ha avuto e forse in allenamento non ha mostrato gli occhi della tigre, come diceva Velasco, quella grinta di conquistarsi il posto. Abate ha detto che ha dato una chance a tutti quelli che stavano in seconda fila di superare i titolari e in effetti tutti, bene o male, con lui hanno avuto la loro chance di giocare da titolari, seppur ci fossero sicuramente dei preferiti, ma d'altronde la meritocrazia non è acqua fresca”.
Adesso però Abate deve affrontare la Serie A che lui ha conosciuto benissimo da calciatore, ma che finora non ha mai frequentato da allenatore. Per quello che avete potuto vedere alla Juve Stabia è pronto per fare il salto visto che la differenza tra la Serie A e la B non è marginale?
“Sì, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche ambientale lo vedo pronto. Quando è arrivato a Castellammare si è subito inserito, quindi da questo punto di vista l'esperienza che ha avuto la calciatore a livello nazionale e internazionale, non dimentichiamo ha fatto anche un mondiale con Prandelli, si fa sentire. E poi si vede che è cresciuto in un ambiente in cui ha sempre respirato calcio. Alla fine il calcio non è la filosofia e fondamentalmente è semplice. Se l'allenatore sa come mettere gli uomini in campo, li sa gestire, ha gli uomini adatti al proprio modulo e poi sa gestire anche l'ambiente conta meno che sia un allenatore neofita in Serie A. Nel Torino è un po' di tempo che c'è polemica, però Abate è l'uomo giusto per calmare le acque, soprattutto se inizialmente arrivano i risultati”.
Il Torino inizierà il campionato affrontando il Milan e l’anno scorso alla prima con l’Inter fu una batosta con la sconfitta per 5 a 0. Poi la squadra si riprese un po’, ma continuarono gli alti e i bassi e arrivarono altre sconfitte pesantissime fino all’esonero di Baroni che dovette cambiare modulo già prima di iniziare il campionato e poi fu costretto a modificarlo ancora. Sarà quindi fondamentale per Abate riuscire ad avere al più presto gli uomini adatti alla sua idea di gioco?
“Sì. Ho notato anche che durante i pochi momenti negativi che ha attraversato la Juve Stabia in stagione, non tanto dal punto di vista dei risultati bensì soprattutto quando a ottobre e novembre arrivarono gli amministratori giudiziari, Abate ha saputo fare gruppo e questo poi alla lunga ha portato i suoi frutti”.
Va bene il saper fare gruppo e tenere lo spogliatoio a fronte di problemi finanziari del club, ma lo ha fatto perché aveva i giocatori adatti al suo gioco che quindi non hanno mollato di fronte alle difficoltà della società?
“Sì, si sono rivelati poi gli uomini adatti. Poi gran merito in questo caso va anche dato al direttore sportivo Lovisa che è stato una sorpresa per Castellammare quando arrivò 3 anni fa e ora è una vera e propria realtà in Serie B. Fu proprio Lovisa, con una scelta consapevole e convinta, a volere come allenatore Abate. Il segreto del successo della Juve Stabia oltre a Abate è stato anche Lovisa che dovrebbe andare al Südtirol, una scelta un po' diciamo discutibile, però dicono che il Südtirol abbia grandi progetti con la Red Bull che dovrebbe subentrare nella proprietà”.


