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I ragazzi del '69: Enrico, il "Boso" e quei settant'anni di fede blucerchiata oltre ogni confine

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Redazione TMW
Oggi alle 06:26Altre Notizie
autore Redazione TMW
14.10.2026 06:26Altre Notizie
Dai primi tamburi a Marassi fino alla conquista dello Scudetto: la storia di due ragazzi che inventarono lo stile della Gradinata Sud e cambiarono per sempre il modo di tifare in Italia.
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Ci sono storie che non si leggono sui tabellini, ma si respirano nell'aria densa di fumogeni di una gradinata, storie fatte di panni stesi ad asciugare sui muretti, di treni presi al volo con le tasche vuote e di un amore cieco, totale, per una maglia che è una seconda pelle, una fede.
Quella di Enrico Mantero e Claudio Bosotin è la storia di come una scintilla, accesa cinquantasette anni fa nel cuore di Genova, abbia cambiato per sempre il modo di tifare in Italia.
Oggi che Enrico ha varcato la soglia dei 70 anni, festeggiato come un re senza corona dalla sua gente, il nastro della memoria si riavvolge inevitabilmente fino a quel mitico 1969.

La culla di Marassi e il nome di un mito

Genova alla fine degli anni Sessanta è una città operaia, spigolosa e passionale, al "Luigi Ferraris", i ragazzi più giovani si radunano in un settore che non è ancora la fortezza che conosciamo oggi. C'è voglia di qualcosa di nuovo, di un'identità forte. Mantero, Bosotin e un pugno di amici decidono di darsi un nome. Scelgono Tito Cucchiaroni, l'ala sinistra argentina che con i suoi gol e la sua grinta aveva fatto innamorare i doriani pochi anni prima, ma è la parola che mettono davanti a quel nome a fare la storia: Ultras.
Sono i primi in Italia a usarla ufficialmente, non è solo un nome, diventa un manifesto programmatico: andare oltre, spingersi dove gli altri si fermano, cantare novanta minuti più il recupero, nella buona e nella cattiva sorte.

Due anime, una sola Gradinata

Se la Gradinata Sud diventa un tempio del tifo mondiale, il merito è delle sue guide, da una parte Claudio Bosotin, il "Boso", l'anima viscerale, il trascinatore, l'uomo capace di incendiare gli animi con uno sguardo o un coro, dall'altra Enrico Mantero, la mente lucida, la colonna portante, l'uomo dell'organizzazione e del rispetto.
Insieme, Enrico e il Boso inventano uno stile, introducono i primi tamburi, colorano il cielo di Genova con i fumogeni, cuciono bandiere monumentali che coprono interi settori.
La Sampdoria in quegli anni oscilla tra la Serie A e la Serie B, ma lo spettacolo vero è sui gradoni, la Sud diventa un modello da copiare per le tifoserie di tutta Italia e d'Europa.

L'epopea d'oro e la difesa dell'identità

I due ragazzi crescono e con loro cresce il gruppo, attraversano gli anni bui degli anni '70 per poi sbocciare nella favola più bella del calcio italiano, la Sampdoria di Paolo Mantovani.
Gli Ultras Tito Cucchiaroni diventano il dodicesimo uomo in campo di una squadra leggendaria, accompagnano Vialli e Mancini nella conquista dello Scudetto del 1991, riempiono San Siro, volano a Wembley.
Mantero e Bosotin ci sono sempre, custodi di una mentalità che mette lo stile e l'onore davanti a tutto.
Il tempo passa, il calcio cambia, diventa moderno, televisivo, spesso distante dalla gente, ma la vecchia guardia non arretra di un millimetro. Ancora oggi, nelle assemblee pubbliche e nei momenti più difficili vissuti dal club negli ultimi anni, le voci di Enrico e Claudio sono risuonate forti per difendere i colori blucerchiati dai marosi societari.

Settant'anni di fede

La festa per i 70 anni di Enrico Mantero, celebrata insieme ai fedelissimi Vecchi Ultras, è stata molto più di un compleanno, è stata la celebrazione di una fratellanza nata sui muretti di Marassi e rimasta intatta per quasi sei decenni.
Oggi il calcio viaggia a un'altra velocità, ma finché in Gradinata Sud ci saranno ragazzi pronti a sventolare una bandiera blucerchiata, l'eredità di Enrico e del Boso continuerà a vivere. perché gli uomini compiono gli anni, i gruppi cambiano pelle, ma la leggenda degli Ultras della Sampdoria è eterna.

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