Sarri e il tempo che non c'è: l'Atalanta si gioca tutto a Miskolc
Ci sono due modi di leggere l'esordio stagionale dell'Atalanta contro l'Hapoel Tel Aviv, e conviene tenerli entrambi. Il primo, a caldo, restituisce una partita opaca e un punteggio che espone la squadra a un rischio concreto. Il secondo invita alla misura: qualcosa in più era lecito attendersi, ma non moltissimo, perché la prima uscita ufficiale è capitata nel punto esatto in cui si scontrano l'urgenza del risultato immediato e la costruzione di un progetto che guarda ai mesi successivi. Il verdetto vero, dunque, arriverà soltanto giovedì prossimo sul neutro ungherese di Miskolc.
COSA SIGNIFICA USCIRE ORA - Perché il conto di un'eliminazione anticipata dall'Europa sarebbe salatissimo per l'intero disegno di rinnovamento avviato in un'estate già complicata di suo: gli strascichi del Mondiale, gli infortuni e una campagna acquisti che finora non ha seguito la traiettoria immaginata. Restano dieci giorni di trattative e fino all'ultimo colpo ogni pagella è prematura, ma intanto il tecnico deve costruire con quello che ha in mano. Il materiale, va detto, non difetta di qualità: la variabile è il tempo necessario per assimilare una grammatica completamente diversa.
IL CALENDARIO NON AIUTA - E il tempo, in questo mestiere, non è mai una risorsa disponibile. Tra tre giorni comincia il campionato, tra sei arriva la sfida che vale la stagione europea. Il rodaggio tattico non si esaurirà in sette giorni – la strada resta lunga –, ma sul piano atletico è plausibile un alleggerimento dei carichi nella sequenza ravvicinata Sassuolo-Hapoel-Bologna: più freschezza nelle gambe significa movimenti più rapidi e maggiore lucidità nelle scelte.
PERCHÉ CREDERCI - Gli elementi per affrontare il ritorno con ragionevole fiducia, del resto, ci sono tutti. Il tasso tecnico nerazzurro resta superiore a quello degli israeliani, che a Miskolc dovranno per forza segnare e quindi allungarsi, concedendo quegli spazi che a Bergamo avevano murato con applicazione e, quando serviva, con le cattive. Ci si aggiunga l'abitudine dei bergamaschi ai palcoscenici internazionali, con imprese conquistate su campi ben più ostici. Parlare di fallimento avrebbe senso soltanto davanti alla mancata qualificazione: non prima.
I LAMPI DI SARRISMO - Guardando la partita con la lente giusta, qualche segnale è arrivato. Il tecnico ha descritto la sua squadra come troppo «pensante», e in effetti le gambe appesantite hanno frenato proprio quel movimento senza palla che è l'ossigeno del fraseggio stretto. Eppure, in mezzo al possesso sterile, sono comparse alcune combinazioni rapide negli spazi corti: quella che ha liberato al tiro Nicola Zalewski al 18' (conclusione fuori), quella che al 32' ha permesso a Lazar Samardžić di conquistare una punizione dal limite costata l'ammonizione a Kraev, poi la deviazione di Tzur sul tentativo di Gianluca Scamacca al 35' e infine l'occasione divorata da Giacomo Raspadori a due passi dal portiere sul finire del primo tempo. Sono i mattoni su cui si costruisce.
KRSTOVIĆ E LE SOSTITUZIONI - Poi c'è il capitolo cambi, forse arrivati con qualche minuto di ritardo – questa la lettura de L'Eco di Bergamo –, sia per Nikola Krstović sia per Mario Pašalić, che ha rimesso ordine nella circolazione senza però avere il tempo materiale per lasciare il segno. Il montenegrino, bomber della preparazione, ha ribadito di stare bene e di rappresentare un'alternativa affidabile: in certe gare può partire dall'inizio, ma le sue caratteristiche lo rendono un'arma soprattutto a partita in corso, quando l'impatto è immediato.
DIFESA SENZA LEADER - Ultimo capitolo, il reparto arretrato. Tre gare consecutive senza incassare reti – Schalke 04, Bilbao e Hapoel – non devono nascondere le fragilità, in attesa del rientro di Isak Hien e dell'inserimento di Thomas Kristensen. Alcune situazioni sviluppatesi davanti a Marco Carnesecchi hanno confermato che manca una voce che guidi la linea, a prescindere dal fatto che si difenda a tre o a quattro. Il candidato naturale sarebbe Giorgio Scalvini, oggi però impegnato per primo a metabolizzare le richieste del nuovo corso: lo stop rimediato giovedì gli farà saltare il Sassuolo, con la speranza di riaverlo per il ritorno. Non è un caso che il mercato resti l'unico terreno su cui intervenire davvero, tanto dietro quanto sulle corsie offensive.
SERVE FANTASIA SULLE ALI - Perché è lì, tra gli esterni d'attacco, che la desuetudine ai nuovi comportamenti si è vista di più. Un innesto capace di saltare l'uomo non guasterebbe, al netto del recupero di Charles De Ketelaere: senza imprevedibilità, il palleggio di Sarri rischia di girare a vuoto, come accaduto per larghi tratti contro gli israeliani, con Zalewski costretto agli straordinari in un ruolo non suo.
Il giudizio, insomma, resta sospeso. Ma la sentenza arriverà tra pochi giorni, e non ammette appello.
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