Sarri medita il 4-2-3-1: l'Atalanta cerca la scossa col Venezia
L'Atalanta attraversa un momento opaco e Maurizio Sarri è chiamato a trasformarlo in un'occasione. Per un allenatore abituato a interrogarsi di continuo sul proprio calcio, una squadra che fatica a recepire le indicazioni è uno stimolo a cercare alternative: e la più concreta, in vista della ripresa del campionato, porta al 4-2-3-1.
IL BILANCIO DI SETTE PARTITE - I numeri raccontano un avvio complicato. Nelle sette gare disputate tra Serie A e Conference League, la Dea è sembrata più riflessiva che efficace, con un gioco elaborato ma poco incisivo. Le tre sconfitte consecutive contro Roma, Cagliari e Juventus hanno lasciato in sospeso il percorso di crescita, senza indicazioni chiare sulla direzione intrapresa.
SEGNALI DI CRESCITA - Eppure qualche traccia del nuovo corso si è intravista. Proprio contro sardi e bianconeri la squadra ha interpretato per periodi più lunghi le idee di Maurizio Sarri. Non basta, certo, ma invita a non lasciarsi travolgere dal pessimismo: servono pazienza e tempo, merci rare quando i risultati non arrivano. Dopo qualche giorno di riposo concesso a chi è rimasto a Zingonia, il lavoro riprenderà martedì, magari con meno concetti da assimilare e un pizzico di leggerezza in più.
IL NODO DEL REGISTA - Al di là dei meccanismi difensivi ancora da consolidare, alla Dea manca fluidità in fase offensiva. Gianluca Gaetano è arrivato per guidare la manovra, ma tra squalifica e rientro quel ruolo è stato spesso affidato a Franck Kessie. Il primo deve ancora crescere per reggere una posizione così delicata, il secondo non ha le caratteristiche del regista che il sarrismo richiede. Il risultato è una squadra che accompagna con lentezza il tridente, con transizioni poco rapide e un possesso che si allarga senza mai affondare.
SAMARDZIC E LE MEZZALI - L'impiego di Lazar Samardžić da interno è un'intuizione su cui il tecnico lavora dal primo giorno, ma il serbo resta un costruttore di gioco decentrato, più che un giocatore capace di aggredire la profondità. Con Ederson ancora alla ricerca della forma migliore, il compito di accompagnare l'azione ricade quasi interamente su Kessie.
IL 4-2-3-1 DAL PRIMO MINUTO - Ecco perché il nuovo sistema, già apparso nel finale contro il Cagliari e poi per un tempo più lungo nella sfida contro la Juventus, potrebbe diventare la soluzione di partenza per la gara con il Venezia – come sottolinea La Gazzetta dello Sport –. Confermato il tridente con Charles De Ketelaere, Gianluca Scamacca e Jonathan Rowe, l'aggiunta di un uomo sulla trequarti regalerebbe imprevedibilità e più verticalità, per scardinare le linee avversarie invece di girarci attorno.
LE OPZIONI SULLA TREQUARTI - Con Ederson e Kessie a protezione della difesa, le alternative sono tante e diverse tra loro. Samardzic, con il suo mancino, potrebbe agire da regista avanzato, libero di scegliere la posizione ideale per sfruttare visione e tiro. Giacomo Raspadori, poco incisivo da esterno sinistro nonostante un gol, sarebbe più una seconda punta vicina a Scamacca, soluzione che ai tempi del Sassuolo aveva funzionato alla perfezione. Poi c'è Gaetano, che da trequartista è cresciuto nei primi anni di carriera, e infine Mario Pašalić, la cui esperienza e intelligenza calcistica restano un patrimonio.
La sosta serve anche a questo: ripensare, senza stravolgere. E trovare nella trequarti la chiave per riaccendere la Dea.
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