I casoncelli nerazzurri di Jessica Rodiani: "Dedicati a tutti i bergamaschi"
C'è chi, tra i tanti commenti arrivati sui social, li ha già ribattezzati gli "Ataloncelli". E forse per i casoncelli dedicati all'Atalanta un nome più azzeccato era difficile trovarlo. A crearli è stata Jessica Rodiani, 32 anni, titolare di Casoncello Pink, laboratorio di pasta fresca artigianale di Bonate Sotto, in via Galileo Galilei 4, che ha deciso di unire due simboli bergamaschi: i casoncelli e l'Atalanta. Il risultato? Casoncelli neri e azzurri, rigorosamente fatti a mano, con dentro tutta la tradizione bergamasca e fuori i colori della Dea. Un'idea nata quasi per gioco e diventata in pochi giorni un piccolo fenomeno social. Il reel pubblicato da Jessica ha raccolto centinaia di reazioni e commenti: c'è chi applaude all'iniziativa e chi chiede immediatamente dove poterli acquistare. Un successo che ha sorpreso per prima la stessa Jessica, che non si aspettava un simile riscontro.
TuttoAtalanta.com l'ha incontrata per farsi raccontare com'è nata l'idea e cosa c'è dietro i casoncelli nerazzurri, che Jessica ha voluto dedicare non soltanto agli atalantini ma, come dice lei stessa, a tutti i veri bergamaschi. Tra tradizione, passione per la Dea e persino una promessa in caso di vittoria della Conference League.
Jessica, partiamo dai casoncelli dedicati alla Dea. Come è nata l'idea?
«Avevo invitato degli amici a cena per vedere insieme la partita di Conference League dell'Atalanta. Avevo già intenzione di cucinare i casoncelli e mi sono detta "perché non farli atalantini?". È nata così, come una sperimentazione del momento. A me piace creare, sperimentare e usare un po' di fantasia».
Realizzarli, però, non deve essere così semplice…
«No, la preparazione del casoncello è lunga e richiede tempo. Per realizzarlo utilizzo il mio ripieno tradizionale, ma devo preparare sia la pasta nera che quella blu e poi li lavoro a righe. È una lavorazione lunga, quindi li preparo solo su ordinazione, ma ne vale la pena».
Li hai presentati con una dedica precisa: "a tutti i veri bergamaschi". Quindi non sono pensati soltanto per gli atalantini?
«No, sono dedicati a tutti i bergamaschi. Certo, il nero e l'azzurro richiamano immediatamente l'Atalanta, ma ho voluto mantenere anche tutto il legame con la tradizione bergamasca. È proprio l'unione delle due cose».
Dentro, quindi, resta un vero casoncello bergamasco?
«Assolutamente sì. Il ripieno è quello tipico bergamasco con uvetta e amaretto, quel classico gusto leggermente dolce, ma c'è anche l'alternativa con il ripieno di sola carne. Ho voluto mantenere la tradizione bergamasca anche se fuori il casoncello si veste di nero e d'azzurro».
Alla fine hai messo insieme due simboli di Bergamo: il casoncello e l'Atalanta. È questo che volevi raccontare?
«Sì, assolutamente. Per questo li ho dedicati a tutti i veri bergamaschi, non soltanto a chi tifa Atalanta».
Ma non ci sono solo i casoncelli: tra le tue creazioni ci sono anche le tagliatelle nerazzurre…
«Prima sono nati i casoncelli, poi sono arrivate le tagliatelle. Volevo fare anche qualcosa con un formato più classico di pasta, mantenendo naturalmente gli stessi colori, nero e blu. Così sono nate anche le tagliatelle dedicate all'Atalanta».
Il successo, però, è andato oltre le tue aspettative. Te lo immaginavi?
«No, assolutamente. Pensavo fosse una bella idea, ma non mi aspettavo tutto questo successo. Invece hanno avuto subito un bel riscontro. Sono arrivati tantissimi commenti, soprattutto da atalantini: persone che mi hanno scritto che l'idea era bellissima, altre che volevano sapere dove trovarli e come ordinarli. Qualche critica c'è stata, ma da tifosi di altre squadre proprio perché erano dedicati all'Atalanta».
E chi li ha già assaggiati cosa ti ha detto?
«Sono piaciuti anche come gusto. Diversi clienti li hanno già provati e anche da quel punto di vista il riscontro è stato molto buono. Quest'ultima settimana ho avuto talmente tanti ordini che mi sono praticamente dedicata soprattutto a quelli».
È un'edizione speciale oppure i casoncelli nerazzurri sono destinati a rimanere stabilmente tra le vostre proposte?
«L'idea è di tenerli tra le proposte del negozio, ma sempre su ordinazione perché richiedono tempo. Io realizzo tanti tipi di ravioli e casoncelli e, oltre alle proposte fisse, ogni mese cerco d'introdurre un gusto particolare, seguendo anche la stagionalità. Questo mese, per esempio, ho il casoncello ubriaco, con la pasta al vino rosso e il ripieno di arrosto. Per ottobre sto studiando un ripieno con castagna, salsiccia e rosa camuna, ma c'è, per esempio, anche quello alla polenta taragna, che ha avuto un gran bel successo. Mi piace cambiare e sperimentare».
Da dove arriva questa passione per la pasta fresca?
«In realtà viene da lontano, dalla mia famiglia. Le mie nonne preparavano i casoncelli e la pasta fresca fatta in casa e, fin da piccola, io le aiutavo. È qualcosa che mi porto dietro da sempre. Ho lavorato come pasticcera e poi sono arrivata in questo laboratorio, che un anno e mezzo fa ho acquistato dalla titolare precedente. Ho mantenuto il nome "Casoncello Pink" perché Rosa era anche il nome di mia nonna. È un nome al quale sono legata e che, in qualche modo, s'intreccia bene con la mia storia familiare e con quella passione per la pasta fatta in casa che mi hanno trasmesso le mie nonne».
E l'Atalanta, invece?
«Sono tifosa nerazzurra e mi è venuto naturale far incontrare il mio lavoro con i colori della squadra che seguo».
Ti piacerebbe che questi casoncelli arrivassero anche a Zingonia, sulla tavola dei giocatori dell'Atalanta?
«Sarebbe un sogno. Ne sarei felicissima».
E se potessi scegliere un giocatore a cui farli assaggiare per primo, chi sceglieresti?
«Pašalić, De Ketelaere o Carnesecchi, che mi piace molto come portiere. Però, se potessi realizzare davvero il sogno, vorrei farli assaggiare a tutta la squadra».
Da tifosa, che impressione ti ha fatto finora l'Atalanta?
«Secondo me rispetto all'anno scorso si è un po' indebolita, soprattutto a livello di mentalità. Nel gioco vedo meno energia rispetto ad alcune partite del passato. Non significa che non giochino bene, ma devono ancora assimilare le idee del mister. Quando sostituisci un allenatore, cambia tanto e servono partite e tempo per adattarsi».
Quindi non sei pessimista?
«No, per niente. Le potenzialità ci sono. Secondo me serve semplicemente un po' di tempo perché emergano tutte le qualità di questa squadra».
Dove pensi di poter trovare l'Atalanta a fine stagione?
«Nel gruppo di testa. Se prende fiducia, può davvero fare bene, perché i giocatori della rosa nerazzurra hanno qualità importanti. E poi naturalmente c'è anche la Conference League, dove possiamo arrivare fino in fondo».
E allora facciamo un patto: se l'Atalanta vince la Conference?
«Preparo i casoncelli per tutta la squadra».
Dalla pasta tirata a mano con le nonne ai casoncelli vestiti di nerazzurro. In mezzo c'è la storia di Jessica, un laboratorio nel quale prima ha lavorato e che poi ha rilevato, la voglia di sperimentare senza perdere la tradizione e una passione per la Dea che ha fatto il resto. I casoncelli nerazzurri sembrano destinati a rimanere tra le creazioni di Casoncello Pink. Dedicati agli atalantini, certo, ma soprattutto — come Jessica tiene a sottolineare — a tutti i bergamaschi. E adesso c'è anche una promessa: se l'Atalanta alzerà la Conference League, Jessica preparerà i suoi casoncelli per tutta la squadra. A quel punto Pašalić, De Ketelaere e Carnesecchi non dovranno contendersi il primo assaggio: ce ne saranno per tutti.
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