Sarri verso l'addio alla Lazio, Palladino è già in pole: Lotito riprende il controllo della panchina
Il sipario si alza domani a Pisa, ma il finale è già scritto. Quella contro il Pisa sarà con ogni probabilità l'ultima partita di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio: già dalla prossima settimana, il Comandante e il presidente Claudio Lotito si siederanno intorno allo stesso tavolo per sciogliere un contratto che lega l'allenatore al club biancoceleste fino al 2028. Una separazione nell'aria da settimane, che ora si avvicina a grandi passi verso la formalizzazione. E intanto a Formello il casting per il successore è già partito, con un nome che emerge su tutti gli altri: quello di Raffaele Palladino, in uscita dall'Atalanta.
LOTITO RIPRENDE LE REDINI - La prima novità riguarda il metodo di scelta. Gli ultimi tre allenatori biancocelesti — Marco Baroni, Igor Tudor e Sarri stesso — erano stati tutti scelti dal direttore sportivo Angelo Fabiani, che in quegli anni aveva goduto di ampia autonomia sulla guida tecnica mentre Lotito si riservava il mercato dei giocatori. Questa volta il presidente ha deciso di tornare a fare il presidente: sarà lui a condurre in prima persona il casting, coinvolgendo Fabiani ma riprendendosi quella centralità decisionale che aveva storicamente caratterizzato il suo metodo di gestione del club.
PALLADINO IN TESTA - Nessun contatto diretto ancora, nessun sondaggio formale — ci sarà prima da chiudere la pratica Sarri. Ma le valutazioni interne sono già in corso e tra tutti i profili vagliati ce n'è uno che ha preso un vantaggio consistente: Raffaele Palladino. L'allenatore di Mugnano di Napoli non è una scoperta per la Lazio: era già finito nella lista nell'estate del 2024, quando poi la scelta ricadde su Baroni mentre Palladino firmava per la Fiorentina. Adesso le condizioni sono cambiate. Palladino lascerà l'Atalanta al termine di questa stagione — il suo rapporto con il club bergamasco si è deteriorato progressivamente nell'ultima parte dell'anno — e arriverebbe sul mercato con un curriculum di tutto rispetto, un ingaggio accessibile (circa 2 milioni netti) e un'identità tattica apprezzata a Formello. Nella rosa dei candidati alla panchina biancoceleste figurano anche Sérgio Conceição, Matías Almeyda e Gennaro Gattuso, ma al momento nessuno di loro ha la stessa consistenza del profilo del tecnico campano.
COSA PIACE DI PALLADINO - A Formello apprezzano il tipo di calcio proposto, l'approccio empatico con i giocatori e la capacità di valorizzare i giovani di qualità — aspetto cruciale per una Lazio che dovrà inevitabilmente costruire il futuro attraverso profili emergenti piuttosto che acquisti faraonici. Ma più di ogni altra cosa pesa la variabile economica: un allenatore con l'ambizione giusta e i costi giusti è esattamente quello che cercano dopo anni di contratti onerosi. Il vertice tra le parti non è ancora all'ordine del giorno — entrambi devono prima risolvere le rispettive situazioni contrattuali, Palladino con l'Atalanta e Sarri con la Lazio — ma quando avverrà, quell'incontro sarà lo snodo decisivo di tutta la vicenda.
IL NODO SARRI E IL CONTRATTO DA SCIOGLIERE - Maurizio Sarri è ancora legato alla Lazio da un contratto da 3 milioni netti a stagione fino al 2028, un accordo che — come ha ricordato lo stesso Lotito — richiede che sia il tecnico a fare la prima mossa. La separazione consensuale è la strada più probabile, ma non sarà a costo zero e le trattative richiederanno tempo. Solo dopo che questa pagina sarà definitivamente chiusa, la Lazio potrà muoversi con libertà sul mercato degli allenatori. Nel frattempo i profili si accumulano sulla scrivania di Formello — come rivela La Gazzetta dello Sport — con Palladino che mantiene la posizione di vantaggio su tutti gli altri, in attesa che il puzzle si componga.
LA PISTA STRANIERA E TOPPMÖLLER - In parallelo la Lazio vuole esplorare il mercato internazionale degli allenatori, convinta che un tecnico straniero avrebbe un vantaggio non secondario: essere sostanzialmente impermeabile alle pressioni di un ambiente come quello romano, che nelle ultime stagioni ha logorato chiunque. Il profilo ideale è quello di un outsider con una certa esperienza europea alle spalle. Nelle scorse settimane ha preso corpo l'idea di Dino Toppmöller, il tecnico tedesco rimasto libero dopo l'interruzione del rapporto con l'Eintracht Francoforte a gennaio: un profilo interessante per metodologia di lavoro e curriculum, ma un'idea ancora in fase embrionale. Più concreto, invece, l'interesse per Kosta Runjaic, apprezzato ma vincolato a un contratto con l'Udinese per la prossima stagione — ostacolo non da poco. Anche il nome di Fabio Grosso circola a Formello, ma in questo momento la Fiorentina sembra averlo già nel mirino come potenziale successore di Paolo Vanoli.
UN PRECEDENTE CHE INCORAGGIA - I biancocelesti sanno che il coraggio nella scelta dell'allenatore può rivelarsi vincente. Nel 2012 la Lazio spiazzò tutti ingaggiando il croato Vlado Petkovic: il risultato fu una Coppa Italia vinta al primo anno, battendo proprio la Roma in finale. Quella storia insegna che le scelte coraggiose e un po' fuori dai radar possono funzionare. Palladino, in questo senso, non è un'operazione coraggiosa ma quasi di buonsenso. Se invece la pista dovesse raffreddarsi, potrebbe essere il momento giusto per osare davvero con un nome dall'estero.
Domani sera a Pisa cala il sipario sull'era Sarri. Dall'altra parte c'è un palcoscenico ancora vuoto, e Palladino — nel frattempo — inizia ad avvicinarsi all'uscita di Zingonia.
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