Perché la Dea si spegne: la diagnosi di Sarri sul nodo emotivo
Redazione TuttoAtalanta.com
La parte più interessante della conferenza di Maurizio Sarri non riguarda il Kairat, ma il Parma. Il tecnico ha tracciato una linea precisa tra ciò che funziona e ciò che no, e l'ha messa nero su bianco: dal punto di vista tattico la squadra sta crescendo, dal punto di vista emotivo si spezza. «Le cose che non arrivavano cominciano ad arrivare», ha detto, indicando nel primo tempo di lunedì la prova di un lavoro che dà frutti.
I NUMERI - La sproporzione tra prestazione e risultato è il primo argomento. Sarri ha citato le società di statistica, che hanno contato dodici palle gol nerazzurre contro due o tre del Parma: una partita persa 3-0 con una superiorità netta in termini di occasioni. Il tecnico ha parlato di «un po' di casualità», ma non si è nascosto dietro di essa.
LA RESPONSABILITÀ - Perché accanto alla casualità c'è «tanta responsabilità nostra» nei momenti decisivi, quelli in cui la squadra sembra «poco cattiva», tanto nella propria area quanto in quella avversaria. È la stessa diagnosi del dopo-partita, arricchita di un dettaglio: con il canovaccio del primo tempo, ha spiegato, c'erano tutti i presupposti per rimettere a posto la gara anche dopo il gol di Fabbian.
IL PUNTO - La domanda su cui riflettere, per Sarri, è una sola: perché «un singolo evento negativo» porti la squadra a spegnersi. Sono aspetti «assolutamente non tattici», su cui lavorare «nei limiti di quanto si può». Il ritiro serve anche a questo.
LA PERSONALITÀ - In conferenza il tecnico ha aggiunto un passaggio che pesa: nel gruppo ci sono giocatori con caratteristiche di personalità importanti, ma non abituati a usarle per incidere sugli altri. «Vedremo se arrivano velocemente a quel punto».
Una squadra che gioca e che si spezza: tra la radiografia di una serata che non torna e le parole di Maurizio Sarri, il problema della Dea ha un nome, come raccontato anche da Éderson.
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