Mancini, le nomine, l'accordo non rispettato: FIGC, da dove nasce il ribaltone anti-Malagò
TMWVolano stracci. E voleranno per i prossimi 40 giorni, il tempo che ci separa dalle elezioni per la presidenza della Federcalcio. Chi mesi fa aveva scelto Giovanni Malagò - che ieri ha depositato la sua candidatura - oggi spinge per sostituirlo con Adriano Galliani, il cui deposito è atteso nella giornata di oggi. Il cambio di rotta, anzitutto di AIC e AIAC, ma anche di alcuni club di Serie A - Inter e Atalanta in prima fila - è uno degli aspetti più significativi di questa corsa avvelenata, e che lo diventerà sempre di più. Forse, però conviene ricordare anche che la rottura del fronte capace di portare a Malagò oltre il 68% di voti ha delle origini.
Mancini, Bianchedi e le scelte non condivise
Una delle prime fratture risale all'estate. Dopo il complicato addio a Paolo Maldini e Leonardo, seguito al mancato arrivo di Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale, una parte importante della Serie A avrebbe preferito Antonio Conte come nuovo commissario tecnico. Malagò ha invece deciso di riportare Roberto Mancini alla guida dell'Italia, rivendicando personalmente la scelta. Una decisione legittima, ovviamente, ma che ha inaugurato il malcontento per un metodo di gestione ritenuto troppo autonomo rispetto agli accordi politici che avevano accompagnato la sua elezione, o quantomeno slegato da una condivisione maggiore delle scelte.
Un discorso simile riguarda la nomina di Diana Bianchedi a capodelegazione della Nazionale. Una scelta di Malagò che ha creato ulteriori perplessità, sia per i modi sia per la sostanza, oltre ad aprire un confronto con il CONI sulla compatibilità dell'incarico con quello di vicepresidente vicaria del Comitato olimpico. Bianchedi si è poi dimessa a fine settembre. Il tema, per una parte degli alleati del presidente federale, non era certo il valore delle figure individuate, quanto il coinvolgimento nelle decisioni di chi aveva contribuito a costruire la maggioranza. Lo stesso discorso vale per la revoca dell'appoggio a Gianni Infantino - che la Serie A avrebbe voluto avvenisse dopo un confronto - e altre nomine, da quella di Claudio Ranieri a direttore tecnico della Nazionale, passando per Ciro Immobile e Beppe Signori come capodelegazione di Under 16 e Under 20. È, anche, una storia che mette molto Roma contro Milano.
L'accordo su Viglione e la rottura con calciatori e allenatori
C'è poi un'altra questione, più strettamente politica, che ha pesato nei rapporti con Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri, presidenti di Assocalciatori e Assoallenatori. Si tratta della segreteria generale della FIGC. Nell'accordo che aveva accompagnato la candidatura di Malagò era prevista la nomina di Giancarlo Viglione, responsabile dell'ufficio legislativo federale, al posto di Marco Brunelli. Un'intesa che non ha trovato attuazione dopo l'elezione di giugno, e nemmeno più di recente. Anche nelle ultime settimane, caratterizzate da pesanti scricchiolii pure su altri temi rispetto al rapporto con AIC e AIAC, Malagò aveva garantito la disponibilità a procedere con l'avvicendamento dopo il voto di dicembre, senza però ricucire lo strappo. Il tema, peraltro, è diventato completamente marginale negli ultimi giorni. Alla base degli accordi tra AIC e AIAC con Galliani - che peraltro ha grande stima e un rapporto ultradecennale con lo stesso Brunelli -, la "questione Viglione" non è stata minimamente considerata. Resta un dato: i fronti sono completamente ribaltati rispetto a quattro mesi fa. E la corsa vede, per ora, Galliani a un angolo con AIC, AIAC e una parte di A (ipotizziamo un 30/35% dei consensi), mentre Malagò si è candidato con 11 firme su 20 in A (in primavera erano 19), che valgono circa il 10%. Resta il tesoro di Serie B, C e soprattutto LND: in tre valgono il 52%, e devono ancora decidere da che parte stare.






