ESCLUSIVA - Zavettieri: "Tra me e lo staff grande stima. Con Alberti..."
Dopo la grande cavalcata al fianco di Roberto Alberti, anche Nunzio Zavettieri ha lasciato Bari pronto a rimettersi in gioco altrove. Il tecnico, in esclusiva ai microfoni di TuttoBari.com, ha ripercorso e raccontato così la sua stagione in biancorosso: “Posso parlare di un’esperienza ricca, sotto tutti gli aspetti. Soprattutto nei momenti di difficoltà iniziali o a novembre dove i risultati faticavano a venire fuori, ci siamo uniti ancora di più. E più passava il tempo e più la voglia di andare avanti emergeva. Tutto lo staff ha lavorato con passione e giorno dopo giorno siamo diventati dei veri tifosi del Bari. Poi i tifosi ci hanno dato una forza e un’autostima negli ultimi tre mesi indimenticabile."
Spesso, nel girone di andata, producevate buon gioco ma pochi risultati. Alberti ha parlato di necessità di tempo: lei che ne dice? “Faccio un’analisi più tattica. Per portare avanti una filosofia di gioco bisogna oltrepassare delle tappe e ne avevamo bisogno. Nonostante questo la squadra è stata sempre propositiva. Abbiamo perso molti punti per colpa di disattenzioni o ingenuità, ma spesso meritavamo di più. Secondo me una squadra deve conoscere due sistemi di gioco. Il primo è quello base che poteva essere il 4-3-3. Ma non avevamo gli interpreti pronti, come Joao Silva che è cresciuto col tempo. Volevo un’interpretazione di quel modulo diversa rispetto a quella a cui eravamo abituati. Quindi serviva tempo per far sì che la squadra pensasse in maniera diversa. In più mancava qualche elemento in rosa, come il vice-Sabelli. E questo ci ha fatto perdere punti, perché abbiamo adattato a Siena prima Altobello e poi Defendi come terzini. Lo stesso a Cesena. Se ricordate per i primi due mesi avevamo cinque giocatori che erano una settimana in Nazionale e tre giorni con noi. E per noi era più difficile trovare continuità, aldilà del sistema di gioco. E quello ci ha condizionato tantissimo. A gennaio ci siamo completati, siamo stati squadra più omogenea e molti elementi chiave sono cresciuti parecchio. E abbiamo fatto un passo avanti che ci ha permesso di interpretare, seppur diversamente, il 4-3-3. In più l’empatia dovuta al ritorno della passione dei tifosi ha fatto sì che facessimo una rincorsa indimenticabile. Purtroppo è finita con un epilogo particolare, ma a me resterà sempre un’esperienza unica”.
E alla fine è mancato Nadarevic: “Il più grande rimpianto che ho è quello di non aver avuto tutti gli interpreti nel periodo decisivo. Oltre a quelli direttamente inutilizzabili come Nadarevic e Romizi, non dimenticherei Marino Defendi – fondamentale per noi – che ha dovuto combattere con un problema al retto addominale che l’ha condizionato nelle prestazioni. E poi Galano, che è il calciatore determinante per assist e qualità delle giocate. E lo abbiamo avuto in condizioni precarie contro il Latina. Mancava anche Lores Varela, sostituto ideale di Nadarevic e Galano, che ha grandi qualità ma ha subito troppi infortuni. Il sistema del doppio centravanti ha mascherato il nostro gioco, apportando risvolti diversi alla manovra offensivo. Però è stato importante perché siamo riusciti ad andare avanti nel nostro cammino. Tutti sono stati decisivi e un numero considerevole di giocatori è andato a segno. Il rammarico – senza voler mettere il becco in situazioni arbitrali – è stato quello di non aver avuto tutti gli interpreti per poi gestire la partita. Nell’ultima gara, per esempio, ha inciso molto l’assenza di Delvecchio, che a partita in corso poteva essere un elemento fondamentale per il passaggio del turno”.
Qual è stato il momento più difficile? “Abbiamo iniziato in una situazione oggettivamente difficile. Un allenatore era andato via e il direttore è stato bravo e ha avuto tanto coraggio ad affidare lo staff a noi che per la categoria non avevamo tanta esperienza. Però mi permetto di dire che lo staff è stato uno staff competente e con grandissime qualità. Diciamo che a novembre ci siamo sentiti impotenti. Giocavamo bene e non facevamo punti, quello ha minato un po’ nella tranquillità e nell’autostima del gruppo. Abbiamo avuto un periodo altalenante, non dovuto però al sistema di gioco. Parlerei di un problema strutturale che con il tempo avremmo risolto. Però in quei momenti tutto il gruppo – nonostante lo scoramento – ha uscito gli attributi e siamo stati sempre uniti nella stessa direzione”
Dal primo tempo di Siena-Bari sono uscite fuori le prime qualità di questa squadra. “Le prime due partite le abbiamo affrontate in modo molto precario, con assenze dalle Nazionali e squalifiche di troppo. A Siena – alla terza giornata – abbiamo fatto una buona partita, tornando con la linea a quattro. Avemmo un’ottima reazione e di lì partì una striscia di tre vittorie consecutive. Quel secondo tempo ha rafforzato la nostra autostima, ma i ragazzi ci hanno sempre creduto. Abbiamo sempre giocato a calcio. Con il Crotone abbiamo calciato più di venti volte e perso in casa. Tutti siamo stati determinati e pronti a lavorare su determinati concetti. Il completamento della rosa e il rapporto con i tifosi ha accelerato il processo di crescita. E anche i ragazzi sono stati più sicuri, più precisi e vogliosi di non sbagliare nulla”
Che effetto fa entrare al San Nicola e trovare un muro biancorosso di 55.000 persone? “Una cosa bellissima. Percepivi il numero per il calore e per la passione, non era solo un dato numerico. Era il calore che faceva la differenza. Io ricorderò sempre il 4-1 al Novara e tutto lo stadio che canta questo coro che è diventato il simbolo del rapporto con la squadra (Forza la Bari alè) dopo il gol di Joao Silva contro il Latina. Mi auguro di cuore che si possano ripetere emozioni simili e mi auguro che si continui un percorso con un epilogo diverso. La società si sta muovendo e speriamo possano raggiungere la Serie A il prossimo anno”.
Non ha pensato: “Ma dov’era tutta questa gente?” “Conoscevo il valore del pubblico di Bari. Ma parlando con chi ha vissuto le annate di Conte e di Ventura, riflettevamo sul fatto che neanche in quelle cavalcate vittoriose c’era stata una tale empatia. Per me si è respirata magia quest’anno. La Serie A sarebbe stata il giusto premio a ciò che abbiamo fatto. Per noi è stato come sentirsi coinvolti nell’amore della piazza per questa squadra. Io vivevo la mia giornata pensando a fare meno errori possibili per regalare il massimo alla città. Ma quello che questa esperienza ci ha dato da un punto di vista interiore ed emotivo è impagabile, aldilà dei successi professionali che ognuno di noi potrà avere. Ma quello che è successo qui è irripetibile”.
Il suo rapporto con mister Alberti. “Un rapporto di stima e di rispetto. Io voglio ringraziarlo, così come ringrazio Giovanni Loseto che mi ha accompagnato nel passaggio in prima squadra e tutto il resto dello staff. Tutti, e dico tutti, hanno svolto un lavoro encomiabile dal punto di vista dell’impegno, dell’abnegazione e della passione. Ricordiamo l’obiettivo iniziale e dove siamo arrivati. Io da parte mia ho cercato di dare il mio contributo e di organizzare bene lo staff e il lavoro in relazione all’allenamento e alla preparazione della partita. Sono convinto che la cosa fondamentale per un allenatore è essere efficace”
Come divideva il lavoro con Alberti? “Roberto si occupava della parte istituzionale, dei rapporti con i media e fungeva da supervisore al lavoro intero dello staff. Io mi occupavo della quotidianità sul campo, coordinavo il lavoro con Giovanni e tutti i componenti dello staff”.
La formazione la stilavate insieme, dunque? “Ognuno ha dato il proprio contributo diretto o indiretto, il nostro era un lavoro di equipe portato avanti nel modo più corretto possibile. Tutto ciò che abbiamo fatto è frutto di un lavoro in sinergia”.
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