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ESCLUSIVA TUTTOBARI.COM, De Rosa: "Sarei rimasto a Bari, ma..."TUTTOmercatoWEB
Gaetano De Rosa, qui con la maglia del Genoa
© foto di Giacomo Morini
martedì 30 novembre 2010, 18:00Esclusive
di Gaetano Nacci
per Tuttobari.com

ESCLUSIVA TUTTOBARI.COM, De Rosa: "Sarei rimasto a Bari, ma..."

Sette stagioni, è questo il tempo di permanenza in biancorosso di uno dei difensori "storici" del Bari, ovvero Gaetano De Rosa. Il nativo di Dusseldorf è stato protagonista dell' ultimo Bari rimasto in Serie A, quello della gestione Fascetti. Ha anche vissuto, però, in prima persona, quel periodo nero fatto di contestazioni e di pochi spettatori paganti allo stadio San Nicola.

La redazione di TuttoBari.com ha, pertanto, contattato in esclusiva proprio Gaetano De Rosa, per ripercorrere la sua carriera con la maglia del galletto.

Sig. De Rosa, lei ha disputato 7 stagioni con la maglia del Bari, totalizzando 212 presenze e 12 gol: è davvero tanta roba. Che ricordo ha della sua esperienza con la maglia biancorossa? "L'esperienza di Bari è stata una delle più importanti della mia vita, perchè non era solo un obiettivo professionale, ma ci avevo investivo anche obiettivi umani e anche valori. E' stata, dunque, una scelta di vita. Sin dai primi mesi in cui ero arrivato a Bari, allora ero un ragazzo giovanissimo, era quello di vedere Bari come un inizio ed una fine della mia carriera professionale. Quindi, volevo rimanere il più a lungo possibile, facendo rinunce anche a club più importanti e ad una carriera più ambiziosa. Ho scelto bari, perchè era la mia dimensione ideale. Poi purtroppo ci sono stati piccoli episodi, che hanno condzionato il mio rapporto con il Bari e, purtroppo,  dopo 7 anni ho dovuto accettare la dura realtà di cambiare squadra, perchè la situazione era un po' degenerata"

Da chi è dipesa questa scelta di lasciare Bari? "Quei personaggi che hanno fatto determinati gesti non erano tifosi del Bari, anch perchè si partiva dal presupposto che, dopo 7 anni, mi trovavo a combattere con tante cose e mi preoccupavo poco della partita. Organizzavo tante cose con i miei amici, in primis il capitano Antonio Bellavista che ha sempre buttato sangue e sudore per quella maglia, per riavvicinarci ai tifosi per fargli capire che lo scarso risultato non era provocato dallo scarso impegno, dalla bella vita o dalle notti insonni o dalle bravate. Eravamo un gruppo compatto, un gruppo spaventato, un gruppo con tante difficoltà. Inoltre la società si stava sgretolando con le dimissioni di Regalia. Ci furono tante difficoltà, allo stadio c'erano neanche 100 paganti a vedere la partita. Si era creato un ambiente poco produttivo e non si poteva pensare di uscire da quella situazione dalla sera alla mattina. Poi quell'assenza di risultati portarono a gesti poco ortodossi di alcuni soggetti, che poi mi hanno condizionato a cambiare aria. Era il mio sport, il mio lavoro e da qui ad essere maltrattato era  indignitoso per me, per quello che avevo fatto per il Bari"

Lei è stato allenato da Fascetti, Sciannimanico, Perotti, Tardelli e Pillon. Concentriamoci però su Mister Fascetti. Che rapporto aveva con lui e quale giudizio dà sul tecnico? "Con mister Fascetti ho avuto un grandissimo rapporto. Io ero giovanissimo, lui aveva il grande pregio di trattare i giocatori da uomin. Aveva un rapporto diretto, schietto, franco ed era molto intelligente, nonostante gli anni, al cospetto di tanti giovani, che sono presi da tanti luoghi comuni. Fascetti è stato uno dei pochi che ha compreso qual' era la mia vera natura caratteriale e psicologica. Poichè vedeva che ero una persona molto responsabile e ci metteva tanto impegno nel lavoro, per esempio, quando dovevo saltare una partita per squalifica, mi diceva di allenarmi il martedì ed il mercoledì e mi lasciava libero per il resto della settimana. Era un segnale di grande fiducia ed era convinto di avere davanti a sè una persona che ci credeva nel lavoro.  Di fronte a questi segnali di una persona, che ha subito un mutamento del calcio, avere questa dimistichezza era una grande qualità!"

Nel corso di questi 7 anni nel Bari, c'è qualche partita che ricorda maggiormente non solo per il risultato, ma anche per qualche aneddoto? "Nella vita, quando ci metti il cuore, non ci sono momenti belli e meno belli. CI sono tante cose importanti, come i giocatori. Ho visto fiori di giocatori, come Garzya, Neqrouz, Ingesson, De Ascentis, Bressan, Zambrotta, Marcolini.Tutti questi sono giocatori, che hanno dimostrato nel tempo di avere grande spessore. Quindi ne sono passati tantissimi. Mi viene in mente anche Nicola Ventola. Citarne uno su tutti sarebbe offensivo nei confronti degli altri. Sono arrivati anche giocatori che non hanno dato il meglio di sè, come d'agostino, cordova. tanti giocatori che poi hanno tirato fuori il loro valore in un altro contesto.  Inoltre, il più grande dispiacere che mi ricordo è che, al rientro dalla sconfitta a Messina, all'altezza di Sibari, abbiamo avuto un agguato e credo che è la cosa che più mi ha umiliato e mi ha toccato come persona e come uomo. E' stata la cosa più brutta! Sono stati 7 anni, nonostante gli insuccessi, importanti, in cui ci ho messo tutto me stesso"

Discorrendo tra le rose del passato, ho notato che l'organico della stagione 1999/2000 vedeva gente come Zambrotta, Perrotta, Marcolini e Cassano. Quei giocatori avrebbero fatto molto comodo all'attuale Bari. Che ricordo ha di quell'annata? "L' anno in cui c'era Antonio(Cassano, ndr) c'erano tante difficoltà. Salvarsi dopo 3 anni consecutivi non era facile per una squadra come Bari.  C'erano anche tanti campioni all'epoca, come Savicevic e Ronaldo. L'anno in cui è venuto alla ribalta Antonio, è stato l'anno in cui siamo retrocessi con una buona squadra. Di quell'anno mi ricordo i cinque infortuni per pubalgia. Quello che ricordo, e nn vuole essere una critica a nessuno, è che in quell'anno abbiamo esagerato con la preparazione, perchè in quell'anno il campionato subì un ritardo di qualche. Probabilmente abbiamo fatto un carico di lavoro un po' eccessivo, che ci ha portato a dicembre ad avere 5 persone fuori per pubalgia e sono state 5 assenze che hanno compromesso un po' l'obiettivo finale"

Lei è stato compagno di squadra di due giocatori molto apprezzati dal pubblico barese, ovvero Garzya e Neqrouz. Che ricordo ha di loro? "C' era anche sala. io ricordo che anche Ronaldo e tutta l'Inter facevano fatica quando, un po' per meriti del nostro allenatore per come ci disponeva, ma anche per noi che giocavamo era difficile farci gol. Ricordo la vittoria a San Siro contro l'inter di Ronaldo, ma anche la vittoria in casa con le reti di Enninaya e Cassano. Avevamo giocatori che conoscevano il mestiere, che forse oggi è una parola che non si riconosce più. Erano giocatori che avevano tanto mestiere!"

In quale giocatore attuale del Bari si riconosce? "Da quest'anno il Bari può vantare di aver avuto difensori come Bonucci e Ranocchia ke hanno fatto bene. Lo stesso Andrea Masiello sta facendo bene. Quelli che ho nominato sono giocatori che sono più portati alla costruzione del gioco e abbiamo tante caratteristiche in comune"

Domenica contro il Cesena non è arrivata la tanto attesa vittoria per invertire la rotta. Che consiglio darebbe ai ragazzi di Ventura per non sentire ulteriormente questa pressione, dovuta alla mancanza di una vittoria? "C'è una riflessione che faccio. Il punto di forza del Bari di due anni fa e dell'inizio di questa stagione, era soprattutto la capacità e la tranquillità di giocare la palla anche in situazioni paradossali. I giocatori avevano una calma ed una fiducia tale da far rabbrividire, quasi a dare un forte segno della consapevolezza nella squadra. E' chiaro che adesso, quando si accorciano le partite, specie nella situazione di classifica in cui si trova il Bari ora, inizia a salire la tensione e si va a danneggiare la fiducia e la tranquillità, non ti permette di poter giocare al meglio. E'  un nemico della forza, dimostrata in questi due anni. Adesso i giocatori devono lavorare insieme all'allenatore per cercare di capire che, in questi momenti, bisogna trovare un modo diverso di condurre la partita. Però queste sono cose che conosce solo l'allenatore. Se il tecnico dice che bisogna giocare la palla sempre e comunque, è chiaro che  non si può pensare di mettere su in un niente un gioco molto concreto. Sono convinto che Ventura ha dimostrato di essere all'altezza della situazione ed è in grado di saper trovare la chiave per poter risalire la china. Questo è un mio auspicio, ma sarà molto difficile."