Bari e le difficoltà di (ri)costruzione: normali, se manca ambizione
Chiunque ha avuto un trascorso in Serie C, sa che la costruzione della squadra è fondamentale più del solo nome sul tabellino o nella griglia di partenza. La promozione, od ottimi risultati, non sono un atto dovuto, ma frutto di sforzi congiunti e volti alla progettualità. Ebbene, neanche questo inizio di mercato estivo sembra aver risolto questa carenza insopportabile, soprattutto per Bari.
Ora, dare giudizi prima che il mercato concluda ed il campo emetta i suoi verdetti è chiaramente un approccio miope alla critica: però, allo stato attuale, quello di Roccaraso pare come il ritiro più inutile che si sia mai visto dalle parti biancorosse. Dei giocatori convocati, ed a disposizione di mister Rastelli, un buon 90% non farà parte del prossimo organico, stando alle parole di Marino in conferenza; pur apprezzando la 'linea verde' rappresentata dai 7 Primavera, l'unico che dal vivaio è stato promosso direttamente in prima squadra negli ultimi anni (seppur dopo un anno in prestito ad Altamura) è Mane. Magari qualcuno troverà effettivo spazio nelle rotazioni, ma quasi certamente non da perno indiscusso. Sarà un gruppo totalmente sperimentale quello che assimilerà, almeno in questi primi giorni, le tattiche del nuovo tecnico.
E urgono, allora, rinforzi, ed i nomi fatti (soprattutto nel reparto offensivo) sono quantomeno giocatori che sanno come si segna in Lega Pro. Ma proprio da uno dei candidati, ovvero Massimo Coda, è arrivato stamane un importante messaggio: prima la B, ma se l'offerta sarà dalla C, deve arrivare da un club avente un piano ambizioso. Ecco, una squadra che si presenta in Abruzzo, ad un mese dall'inizio della stagione, con molti effettivi 'fuori dai piani' ed una società che, nei fatti degli ultimi anni, non ha palesato alcun rilancio propositivo, che appeal può avere? Un tempo giocare nel Bari, agli occhi di 60mila spettatori, significava vivere una tappa importante della propria carriera; ora questa realtà è un porto di mare, dove chiunque, dal giovane in prestito all'esperto, non percepisce nè l'aura nè quei valori che facevano tremare le gambe al solo accostamento.
È l'amara constatazione dell'attuale caduta nel vuoto: la nomea 'Bari' s'è smarrita nei meandri della Serie C e, oltre a budget non esaltanti, pure l'assenza di competitività costituisce un ostacolo ad una tranquilla campagna acquisti. Se persino i tifosi rigettano questi colori, non riconoscendosi più, come biasimare i calciatori. Solo il tempo potrà smentire le perplessità, oggi più che mai motivate, su tutti i fronti.


