Bari, l'attesa infinita ed un progetto ancora senza volto
L'estate è quel periodo dell'anno in cui le questioni di campo vengono accantonate per un po' e ci si sofferma sui progetti dirigenziali e le operazioni di mercato. È la stagione delle telefonate, dei contratti, delle trattative. Eppure a Bari siamo ancora fermi a quel 22 maggio che è costato la retrocessione in Serie C. Benché la maggior parte delle squadre che prenderanno parte al girone C abbia già ufficializzato la guida tecnica e agito attivamente sul mercato, in casa Bari al momento si sovrappongono solo ipotesi, suggestioni e speranze.
La nebulosa del silenzio avvolge la città da diverso tempo ormai. Eppure non serve guardare molto lontano per comprendere la totale discordanza nei comportamenti e nell'attenzione della proprietà De Laurentiis. La gestione di Napoli e Bari è agli antipodi. A Napoli da poco è stato reso noto l'arrivo di mister Allegri sulla panchina azzurra e si lavora assiduamente per concretizzare le strategie di mercato. A Bari al momento l'unica ufficialità è l'insediamento di Pierpaolo Marino in qualità di direttore generale.
Sono poco più di 200 i chilometri che separano Napoli da Bari. Invece per i De Laurentiis questa distanza appare incolmabile. Quando si parla di presenza, idee e progettualità, le due città sembrano distanti anni luce. Non è una questione di milioni e nemmeno di categorie: è una questione di interesse. Una società può anche prendersi un periodo di pausa di riflessione ed il tempo necessario per maturare decisioni di importanza capitale in vista del futuro, ma la città è stata lasciata al suo inesorabile destino da troppo tempo. Una piazza come Bari ha bisogno di sentire il battito di chi la guida. E mentre Napoli sembra un'orchestra che accorda accuratamente e minuziosamente gli strumenti prima del concerto, Bari assomiglia più ad un teatro con il sipario ancora abbassato ed il pubblico seduto in sala ad aspettare in un'attesa infinita.


