ESCLUSIVA - Marcolini: "Fascetti e Regalia sono grandi. I Matarrese..."
Quando eravamo re. E cioè quando lo stadio era pieno, quando i galletti più bravi erano ambiti dai grandi club della Serie A, quando si sognava di giocare in Coppa Uefa. Dal 1997 al 2001, per quattro anni di fila, il Bari ha militato in massima serie: un periodo così lungo ad alti livelli non capitava dall'immediato dopoguerra. L'esperienza di Michele Marcolini in Puglia è durata quattro anni, proprio quelli lì. E di quel periodo, il rosso biancorosso, ha voluto parlare in esclusiva per i microfoni di Tuttobari.com.
Michele, oggi alleni il Lumezzane, squadra di Lega Pro. Come ti trovi in questa nuova veste? "Molto bene, è un'esperienza piacevolissima, assolutamente positiva. Qui ho chiuso la mia carriera di calciatore e qui è iniziata quella di allenatore".
Ma hai avuto difficoltà nel delicato passaggio? "Non più di tanto, avere a che fare con una squadra giovane mi ha aiutato a passare con disinvoltura da un ruolo all'altro. Certo, il campionato è difficile, questo sì".
Sapevi, quando giocavi, che saresti diventato allenatore? "É una consapevolezza che è cresciuta man mano. Mi chiedevo, negli ultimi anni, cosa avrei fatto una volta appesi gli scarpini al chiodo. Quando il Lumezzane mi ha proposto di guidare la prima squadra non potevo di dire di no. Certo è che non ho mai escluso di poter un giorno allenare".
Non è il primo passaggio decisivo della tua carriera nel mondo del calcio. Nel '97 il Bari ti rilevò dal Sora e così tu passasti dai campi della C1 a quelli della Serie A. "Oh, sì, quello fu un salto importante e sono riuscito ad affrontarlo nel migliore dei modi grazie a Fascetti. Ho avuto bisogno di tempo per adattarmi agli standard qualitativi della Serie A e il mister mi ha insegnato tanto. Era un vero maestro. A questo proposito voglio però aggiungere una cosa..."
Prego. "La Serie C di allora era tutta un'altra cosa rispetto alle Lega Pro di oggi. Allora, in quella categoria, in ogni squadra i giovani si contavano sulle dita di una mano, se ce n'erano in squadra tre o quattro era già tanto. Oggi ce ne sono sei, sette, otto..".
Fu Regalia a portarti a Bari. Gli sei grato, immagino. "Certamente, mi ha dato una possibilità enorme. Sia lui che Fascetti erano uomini di sport ma soprattutto due persone umanamente fantastiche. Avevo un ottimo rapporto con loro, è gente di spessore e la carriera che han fatto parla per loro".
A Bari come ci stavi? "Bene. Vivevo a Palese ma mi piaceva molto girare per il centro della città. Con i compagni poi andavo d'accordo".
Con chi in particolare? "Per esempio con Gregory Campi. Con lui mi sento ancora".
Gregory Campi? Davvero? E che fine ha fatto? "Ora allena la terza squadra del Monaco, sai che in Francia, come in Spagna, le squadre hanno anche la seconda, la terza squadra...? In ogni caso non era certamente l'unico con cui mi trovavo bene. Con Duccio Innocenti, per esempio, il rapporto andava al di là del calcio. Una persona fantastica, credimi, simpaticissima. L'anno scorso ha allenato la Lucchese in Serie D, ora è in attesa di una chiamata".
Hai anche conosciuto il primo Cassano. Che tipo era? "Aveva l'energia tipica di un ragazzino della sua età. Al di là di questo, si vedeva che aveva un carattere forte, si faceva sentire nello spogliatoio. Non era certo un tipo che si chiudeva o che teneva tutto dentro. Era chiaro che sarebbe diventato un top player".
Qual è il ricordo più bello di quegli anni? "Le sfide con le big al San Nicola. Era una gioia per gli occhi vedere lo stadio gremito, davvero uno spettacolo. Peccato per l'ultimo anno, quello della retrocessione. I risultati non arrivavano e così..."
Il tuo rapporto con i tifosi com'era? "Un giocatore può piacere o meno alla tifoseria. Nel mio caso, certamente era apprezzata la professionalità".
Avuto mai problemi con i Matarrese? "Mai. La società era seria. Mi dispiace molto che le ultime vicissitudini abbiano ulteriormente allontanato la città dalla squadra".
Credi che i tifosi facciano bene a disertare? "Non lo so, non conosco i fatti per cui sospendo il mio giudizio. Posso solo dire che per un calciatore è fondamentale avere il supporto dei propri tifosi. Il Bari di oggi è una buona squadra, composta da giocatori che hanno voglia di far bene. E se il San Nicola li supportasse potrebbero arrivare in alto".
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