Per l'ultimo saluto allo Zar in 12000 al Picchi, torna anche lo striscione delle BAL
La città di Livorno ha salutato Igor Protti per l’ultima volta, lo ha fatto nello stadio in cui Igor è stato protagonista di tante partite, tanti gol e infinite emozioni.
12 mila persone, divise tra Curva Nord, Tribuna ed anche settore ospiti, aperto per l’occasione, erano presenti sugli spalti per assistere all'ultimo giro di campo di quello che tutti in città hanno considerato come un Re, ma allo stesso tempo anche come un amico o un fratello maggiore.
L'ultimo giro di campo il “Capo degli Ultrà”, come recita il celebre coro a lui dedicato, lo ha fatto accompagnato dai familiari, da numerosi tifosi storici, dal Sindaco Luca Salvetti e da Cristiano Lucarelli, suo storico compagno di squadra e di reparto. Una breve carovana che ha percorso l’intera pista di atletica dietro lo storico striscione delle BAL (Brigate Autonome Livornesi) che da anni non tornava all'Ardenza.
L’intera commemorazione è durata circa un’ora, tra cori, fumogeni, striscioni e soprattutto tanta emozione da parte di tutti.
In pochi hanno resistito alle lacrime.
Il feretro è entrato al Picchi intorno alle 18 dalla Gradinata, si è prima fermato sotto la Curva Nord, che per l'occasione ha srotolato un grande striscione con una foto di Protti con la fascia da capitano sul braccio.
Molto emozionante anche il saluto e il ringraziamento che la famiglia di Protti ha fatto a tutti i presenti e a tutta la città. Il secondo momento di raccoglimento è avvenuto sotto la Tribuna dove Igor ha ricevuto il saluto del restante pubblico e dei presenti tra autorità, membri dell’attuale società e ex compagni di squadra.
Tra questi ultimi Marco Amelia, Fabio Galante, Alessandro Lucarelli, Gianmatteo Mareggini, Corrado Colombo, Gianpiero Piovani, ma anche Alessandro Diamanti, Francesco Valiani e l’attuale giocatore del Livorno Jacopo Marinari.
Sotto la Tribuna, in un momento di grande emozione per tutto lo stadio, Andrea Luci ha consegnato la maglia n.10 usata in quest’ultima stagione sportiva. Tra i tanti tifosi presenti molto forte la sensazione di aver appena salutato un pezzo importante della storia del club, chi era al Picchi questo pomeriggio, o chi ha seguito l'evento in diretta televisiva, lo ha fatto per ringraziare e salutare Protti per i valori umani che ha sempre dimostrato, prima ancora che come grande campione di sport.
Cristiano Lucarelli: "Giusto l'omaggio della città, mi manchi già"
Nel suo post social Lucarelli ricorda l'emozionante conversazione avuta con Protti circa una settimana prima: "Mentre sono in scooter, mi squilla il telefono. È Igor. «Cri, sono arrivato.» «Scusa, in che senso?» Lui: «Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa.»"
Poi la richiesta di Protti riprendersi la poltrona che gli aveva regalato. "Vorrei che, ogni giorno, ti ricordi di quello che siamo stati io e te." E poi continua Lucarelli: "Metterci a piangere, abbracciati su quel letto per diversi minuti, è stato un attimo.
Tu non hai mai mollato. Hai portato la tua cucciola all’altare come un leone ferito, proprio come nella doppia finale dei playoff contro il Como: zoppicante, ma presente, perché fino alla fine si resiste." Infine l'invito a godersi lo spettacolo che la città gli tributerà: "Ora fratello riposa in pace. Goditi l’abbraccio con tuo papà, ma subito dopo lassù cerca e saluta anche Miguel il Moro, il Nassi e tutti gli amici della Curva Nord “Paradiso”, mi manchi di già permalosone…". Di seguito riportiamo il testo completo.
Venerdì 12 giugno, ore 9:42.
Mentre sono in scooter, mi squilla il telefono. È Igor.
«Cri, sono arrivato.»
E io: «Come, scusa?»
«Cri, sono arrivato.»
«Scusa, in che senso?»
Lui: «Nel senso che l’arbitro sta per fischiare la fine. È questione di ore o di giorni. Se puoi, vieni a casa.»
Sento qualcosa stringermi lo stomaco, un peso improvviso. Fatico a respirare. Vado subito a prendere la macchina e volo da lui.
Entro e lo trovo sdraiato sul letto, in soggiorno, con lo sguardo rivolto verso la finestra. La dolcissima Daniela mi dice: «Vi lascio soli», come se già sapesse che Igor avesse bisogno di parlarmi senza nessun altro presente.
«Cri, quando succederà, voglio che tu faccia tre cose per me.»
«La prima: voglio che tu riprenda la poltrona che mi hai regalato e la porti a casa tua. Vorrei che, ogni giorno, ti ricordi di quello che siamo stati io e te. La seconda e la terza, insieme a tutto il resto, per ora restano con me …»
Metterci a piangere, abbracciati su quel letto per diversi minuti, è stato un attimo. Eri leggerissimo: i segni della battaglia contro quella merda di tumore erano visibilissimi sul tuo corpo.
Ma tu non hai mai mollato. Hai portato la tua cucciola all’altare come un leone ferito, proprio come nella doppia finale dei playoff contro il Como: zoppicante, ma presente, perché fino alla fine si resiste.
Ora fratello riposa in pace. Goditi l’abbraccio con tuo papà, ma subito dopo lassù cerca e saluta anche Miguel il Moro, il Nassi e tutti gli amici della Curva Nord “Paradiso”, compreso gli altri tifosi del Livorno e non solo , che ti hanno amato ma che ci hanno lasciato anche loro negli ultimi anni, e soprattutto domani da Sopra lo stadio goditi lo spettacolo che la città giustamente ti tributerà , mi manchi di già permalosone…. (Andrea Mercurio/amaranta.it)
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