Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / cagliari / Ex rossoblù
Pavoletti: "Cagliari è casa mia. Ranieri? Senza di lui non saremmo tornati in Serie A"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 20:15Ex rossoblù
di Vittorio Arba
per Tuttocagliari.net

Pavoletti: "Cagliari è casa mia. Ranieri? Senza di lui non saremmo tornati in Serie A"

Ai microfoni di Radio Sportiva, Leonardo Pavoletti ha ripercorso la sua esperienza con la maglia del Cagliari

Leonardo Pavoletti, da oggi ufficialmente svincolato, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Radio Sportiva. Di seguito le parole dell'ex capitano del Cagliari, sintetizzate da TuttoCagliari.net.

Oggi, 1° luglio, sei ufficialmente svincolato: è finita la tua esperienza con il Cagliari. È una situazione un po' particolare per un calciatore trovarsi senza contratto a fine stagione.

"Però essere svincolati a Cagliari e in Sardegna di questi tempi non è male. E poi la cosa incredibile è che questa è la prima volta che sono svincolato da quando ho iniziato tra i professionisti. Devo un po' abituarmi a questa nuova realtà".

Al di là di questo, è stata una stagione molto positiva per il Cagliari. La salvezza è arrivata senza grandi rischi. Che bilancio fai?

"Secondo me è stata una delle salvezze più divertenti. Avevamo una squadra forte e ben allenata, ma quest'anno succedeva una cosa particolare: ogni volta che un giocatore iniziava a fare bene, si faceva male. Sembra un paradosso, ma è stata la chiave della stagione. Non abbiamo potuto affidarci ai singoli: si sono fatti male praticamente tutti e così è emersa ancora di più la forza del gruppo. Nei momenti difficili, quando altre squadre magari si sfaldano, noi ci siamo sempre esaltati. Sono usciti nuovi protagonisti ed è stata una staffetta continua. Questo è stato il vero valore aggiunto della nostra salvezza".

È una bellissima chiusura di un decennio in rossoblù. Cos'è diventato per te Cagliari?

"Nove anni nello stesso posto parlano da soli. Prima avevo fatto al massimo due anni a Genova, nelle altre squadre ero rimasto uno o sei mesi. Cagliari è diventata casa mia. Stiamo progettando il nostro futuro qui. Adesso aspetto di capire quale sarà il mio futuro, se ancora nel calcio giocato oppure in un altro ruolo, ma la nostra base resterà sicuramente Cagliari".

Ti capita mai di ripensare al gol segnato al Bari che ha riportato il Cagliari in Serie A?

"È sicuramente il gol più iconico dei miei nove anni a Cagliari. È quello da incorniciare perché racchiude tutto quello che mi è successo: la caduta e la rinascita. All'87' ero ancora in panchina, poi è arrivato quel momento. Significa non mollare mai, restare concentrati e voler cogliere l'occasione anche quando tutto sembra girarti contro. Quel gol ha un valore speciale per me, per la città e per tutta la Sardegna. Poi ci sono stati tanti altri gol, ma quello rappresenta tutto".

Forse è proprio questo il Pavoletti che il popolo sardo ha imparato ad amare.

"Sì. Non sono mai stato un attaccante da cento gol, però ho cercato di segnare quelli importanti. Ho sempre lottato contro gli infortuni, contro il destino, contro gli allenatori e gli avversari per ritagliarmi il mio spazio. Questo carattere, il non arrendersi mai, credo sia quello che mi ha unito così tanto al popolo sardo".

Hai avuto tanti allenatori, ma quanto è stato importante Claudio Ranieri?

"Tantissimo. Molti dicono che io abbia riportato il Cagliari in Serie A, ma senza Claudio Ranieri non sarebbe mai successo. Ci prese in Serie B in una situazione difficilissima e rimise tutti al proprio posto: i giocatori a fare i giocatori, la società a fare la società, i tifosi a fare i tifosi. Con la sua esperienza e la sua calma ci ha riportato in alto. Io sono stato soltanto il suo braccio. Ripensandoci oggi, tutte le cose belle che mi sono successe sembravano ancora più speciali perché c'era lui in panchina".

Oggi è ufficiale il passaggio di Palestra al Chelsea. Tu lo conosci bene: quanto può arrivare lontano?

"È veramente forte. È un ragazzo perbene, intelligente, con tanta voglia di migliorarsi. Ora alzerà tantissimo il livello e dovrà confrontarsi con giocatori fortissimi. La qualità di un campione si vede proprio lì: non guardare gli altri, ma continuare a migliorare se stesso. Credo abbia tutte le qualità per fare bene anche in Premier League. Certo, l'aspetto economico conta, ma oggi la Premier ha un fascino enorme e penso che abbia inciso nella sua scelta".

Guardando al Napoli, resta un po' di rammarico per quei sei mesi?

"Sì, perché era un livello altissimo, sia dal punto di vista tecnico che della pressione. Era una squadra collaudata e il mio modo di giocare aveva bisogno di caratteristiche diverse per esaltarsi. Però sono contentissimo di esserci stato: ho imparato tantissimo, ho conosciuto persone straordinarie e ho capito cosa significa vivere il calcio ad altissimi livelli. L'unico vero rimpianto è non essere riuscito a segnare al Maradona. Ho segnato con tutte le squadre in cui ho giocato, tranne il Napoli".

E il rammarico per la Nazionale?

"Credo sinceramente che ci siano sempre stati attaccanti più forti di me. La convocazione è stata un sogno e quando ci sono andato ho dato tutto. Forse avrei potuto collezionare due o tre presenze in più, quello sì. Oggi penso che il problema della Nazionale non sia la mancanza di attaccanti: la pressione che si vive con quella maglia è enorme. Bisogna essere campioni anche dal punto di vista umano per gestirla".

A Livorno sei molto legato. Ti va di dedicare un pensiero a Igor Protti?

"Per noi Igor è stato come Maradona a Napoli o Gigi Riva a Cagliari. È stato l'uomo che ci ha fatto sognare. Da ragazzo mi ha insegnato a credere che tutto fosse possibile. Tornò a Livorno in Serie C per mantenere una promessa, e in parte mi ci rivedo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e diventare suo amico. Per me era uno dei miei idoli, insieme a Van Basten. Gli devo tantissimo e Livorno gli renderà sempre il tributo che merita".

Veniamo al futuro: cosa farai?

"Pensavo fosse più facile, anche mentalmente, smettere di giocare, invece non lo è. Però ho un ginocchio che ormai è davvero al limite e devo capire se il gioco vale ancora la candela. Continuando potrei compromettere anche la mia vita quotidiana. Sto aspettando risposte dal ginocchio e, nel frattempo, mi sto guardando intorno. Mi piacerebbe restare nel mondo del calcio, anche se al momento non ci sono discorsi concreti. Vorrei comunque iniziare a formarmi per il futuro".

Intanto ti godi il mare?

"Sì, e da poco mi è nata la terza figlia, quindi un po' di lavoro c'è anche a casa!"

© Tuttocagliari.net - Trascrizione a cura della nostra redazione. Riproduzione del virgolettato consentita solo previa citazione della fonte Tuttocagliari.net