Zola: "Il mio primo stipendio? Pochi spiccioli. E quel gol con la Nuorese..."
Gianfranco Zola, storica bandiera del Cagliari e del calcio italiano, ha rilasciato una lunga intervista a La Nuova Sardegna in occasione del suo sessantesimo compleanno. L'ex fantasista rossoblù ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera e della sua vita, soffermandosi sui ricordi dell'infanzia, sui sogni realizzati e sulle emozioni che ancora oggi lo accompagnano. Di seguito alcuni dei passaggi più significativi delle sue dichiarazioni.
Gianfranco, che fase della vita sta attraversando?
"Una fase estremamente critica (ride, ndr). Domani saranno 60 e in parte ancora non mi sembra vero. Dopo i 50 uno non vorrebbe più ricevere gli auguri".
Invece saranno in tanti a festeggiarla
"Al di là delle battute, mi trovo in una fase bella e serena. È passata tanta acqua sotto i ponti e sono felice di quello che ho fatto. Sinora è stato un bellissimo viaggio, soprattutto se teniamo presente da dove sono partito. Ho lavorato tanto per ottenere ciò che volevo e i risultati mi danno tanta soddisfazione. Sì, mi sento davvero una persona felice e soddisfatta".
Quali sono le cose del suo passato che oggi le danno più gioia?
"Tutto il percorso è stato straordinario. A volte si commette l'errore di fermarsi troppo a pensare a quello che sarebbe potuto andare meglio, a qualche altro obiettivo che non è stato centrato. Ma alla fine, lucidamente, penso a un ragazzino cresciuto in una realtà semplice e modesta, in un piccolo paesino di una regione isolata. Quel ragazzino ha fatto un percorso incredibile, ha girato il mondo in lungo e in largo, ha ricevuto riconoscimenti importanti, cose che hanno un peso. Ha anche tirato su una bella famiglia. Quel ragazzino ero io e ancora oggi non do niente di scontato: sono felice e realizzato, sono contento di tutto e ringrazio sempre tutte le persone che mi sono state accanto in questo percorso. Molte delle cose che ho fatto sono state possibili grazie all'aiuto di altri".
Quel bambino cresciuto a Oliena tra gli anni Sessanta e Settanta cosa aveva negli occhi? Cosa sognava?
"Facevo i sogni dei bambini della mia età: immaginavo di diventare un calciatore, di arrivare un giorno a vestire la maglia della nazionale. Volevo essere importante, riconosciuto e ricordato. Sogni semplici che per quasi tutti poi restano tali. Invece nel mio caso si sono in una certa misura avverati. Da un certo punto di vista è incredibile".
Ricorda il suo primo gol?
"Il primissimo no, ma se scavo nei ricordi ce n'è uno che mi ha dato molta sicurezza, oltre che tanta gioia: lo realizzai con la maglia della Nuorese, mi pare contro l'Alghero. Non giocavo da un mese per un problema fisico, poi entrai nel secondo tempo e feci gol dopo pochi minuti. Un gran bel gol, mi permetto di dire".
Il suo primo stipendio come calciatore?
"Un rimborsino, più che uno stipendio. Erano pochi spiccioli, con i quali forse potevi comprarti una pizza. Ma fu bellissimo, un momento di grande soddisfazione".


