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Jeda si racconta: "Allegri e Gasperini mi hanno dato tanto. Il primo gol in Serie A un sogno realizzato"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 22:30Ex rossoblù
di Vittorio Arba
per Tuttocagliari.net

Jeda si racconta: "Allegri e Gasperini mi hanno dato tanto. Il primo gol in Serie A un sogno realizzato"

Jeda si racconta a Chiamarsi Bomber: Allegri e Gasperini decisivi nella sua crescita, il primo gol in Serie A all’Olimpico contro la Lazio resta un sogno.

Jeda, ex attaccante del Cagliari, ha ripercorso le tappe principali della propria carriera in un’intervista concessa a Chiamarsi Bomber. Il brasiliano ha chiuso la sua esperienza nel massimo campionato italiano con 146 presenze e 30 reti, vestendo anche le maglie di Vicenza, Siena, Palermo, Piacenza, Catania, Crotone, Rimini, Lecce e Novara. Dopo l’approdo nel calcio dilettantistico nel 2014, ha proseguito a giocare fino all’esperienza con la Zeta Milano, club nel quale ha trascorso le ultime due stagioni prima di annunciare il proprio addio al calcio.

Dove è iniziata la tua passione per il calcio?

“La mia passione per il calcio è nata in Brasile, probabilmente sono nato con il pallone tra i piedi. Fin da piccolo, quando ero a scuola, non vedevo l’ora di uscire per giocare a calcio. Portavo il pallone sempre con me e mia madre doveva intervenire quando arrivava il momento di fare i compiti”.

Una passione trasmessa da un amico o da un allenatore?

“No, la passione per il calcio è nata direttamente da me. Da ragazzo ero molto competitivo, volevo sempre vincere e quando portavo il pallone per giocare con gli amici cercavo di scegliere sempre i più forti per la mia squadra: poi, se non vincevo, tornavo a casa e portavo il pallone con me. Mio padre giocava come portiere a livello amatoriale, ma non c’era un vero e proprio modello a cui ispirarmi a livello calcistico”.

Qual è stata la persona che per prima ha creduto in te?

“Ero un ragazzo di campagna e, quando mi sono trasferito in città con la mia famiglia, mio zio mi portò a fare un provino per una squadra con la convinzione che mi avrebbero preso. Il primo a credere veramente in me, però, è stato Eliseu, lo scout che mi ha scoperto. Lui mi ha lanciato nel mondo del calcio organizzando per me dei provini importanti, tra cui quello al San Paolo, e un giorno mi disse che sarei diventato un calciatore professionista. Lui ha sempre creduto in me, anche quando io stesso non ci credevo, e non ho mai dimenticato le sue parole”.

Qual è lo stadio che ti ha emozionato di più?

“Ho giocato in tantissimi stadi con molte squadre, ma quando sono entrato a San Siro per la prima volta sono rimasto 45 minuti in panchina ad ammirarlo. In quel momento mi tornavano in mente tutti i ricordi e i sacrifici fatti per arrivare fino a lì”.

Quando sei a casa con chi guardi le partite?

“Quando sono a casa guardo le partite con gli amici o con mio figlio, che ha una grande passione per il calcio e con cui vado spesso anche allo stadio. Ogni tanto, però, specialmente se si tratta di partite delicate, mi piace guardarle da solo”.

Qual è la partita più importante che hai visto e che non scorderai mai?

“La finale del Mondiale ’94 tra Brasile e Italia. Una partita in cui si affrontavano grandissimi giocatori da una parte e dall’altra. Era un evento vissuto con grande emozione ma anche con tensione: tutti eravamo davanti alla tv e nessuno doveva fare rumore. Dopo la vittoria abbiamo festeggiato tutti insieme: è stata una sensazione indescrivibile, quasi una liberazione, si è fermato tutto”.

L’allenatore che ti ha insegnato di più?

“Non ne ho uno in particolare, tanti allenatori mi hanno insegnato qualcosa e trasmesso valori importanti. Quando sono arrivato in Italia ho fatto di tutto per emergere e arrivare in Serie A. Gasperini e Allegri sono i due allenatori che mi hanno dato di più sia caratterialmente sia dal punto di vista tecnico. Un’altra figura molto importante per me è Edy Reja: è stato il mio primo allenatore in Italia e ancora oggi mi ricordo i suoi insegnamenti sul calcio italiano ed europeo”.

Il calcio di strada si è perso?

“Giocavo a calcio per strada con gli amici d’infanzia: a volte mancava il pallone, così riempivamo un calzino con altri oggetti e lo usavamo per giocare. C’era sempre un motivo per giocare: nel pomeriggio ci ritrovavamo con gli amici e ognuno faceva la sua squadra. Una cosa che con il passare degli anni si è un po’ persa, probabilmente anche a causa della tecnologia, che ha allontanato i ragazzi dal calcio di strada facendo perdere il piacere di ritrovarsi e stare insieme”.

C’era un calciatore a cui ti ispiravi da bambino?

“Da bambino mi ispiravo a Romario. Lui era il modello della mia infanzia, mi piaceva tanto il suo modo di giocare e di dominare in area di rigore: un giocatore spettacolare e un punto di riferimento per me. Un altro che ammiravo tantissimo era Edmundo, contro cui ho avuto la fortuna di giocare in Serie A”.

Il difensore più roccioso che hai affrontato?

“Ho giocato contro campioni del calibro di Nesta, Cannavaro, Maldini e Samuel, ma quello che mi ha impressionato di più è Thiago Silva: aveva una grandissima personalità e non aveva paura di affrontare gli attaccanti nell’uno contro uno. Contro di lui andavo in difficoltà”.

Com’è stato segnare il primo gol in Serie A?

“Quando ho segnato il primo gol in Serie A, all’Olimpico contro la Lazio, mi sono tornati in mente tanti ricordi. Era il mio sogno fin da bambino e sono riuscito a realizzarlo contro una grandissima squadra e in uno stadio importante. Una delle partite che ricorderò per sempre”.