Cercasi Pistolero. Accardi sulle tracce del "killer", ma il Cagliari forse lo aveva già in casa...
Il Cagliari un Pistolero lo ha già avuto. Mauricio Pinilla non aveva soltanto quel soprannome cucito addosso. "El Pistolero" rappresentava perfettamente il suo modo di interpretare il ruolo: poche esitazioni, una sola idea nella testa, sparare verso la porta. Non era soltanto un attaccante. Era un finalizzatore. Uno di quelli che trasformano in gol anche un pallone sporco, una respinta, un mezzo rimpallo. È quel tipo di calciatore che oggi sembra cercare Fabio Pisacane. Probabilmente, però, quando l'allenatore rossoblù parla della necessità di aggiungere peso offensivo, nella sua memoria calcistica riaffiora un altro volto. Quello dell'amico Marco Borriello, l'attaccante con il quale condivise l'esperienza napoletana e che proprio a Cagliari disputò una delle migliori stagioni della carriera, chiudendo il campionato con 16 reti. Sedici gol che non raccontavano soltanto un grande realizzatore, ma un punto di riferimento costante per tutta la squadra.
Il Cagliari cerca il nuovo Pistolero
Il concetto è semplice. Il Cagliari produce, arriva, costruisce. Ma troppo spesso non conclude. È probabilmente questo il feedback più evidente lasciato dall'ultima stagione. Tante partite in cui le occasioni non sono mancate, ma i gol sì. Una squadra che ha creato più di quanto abbia raccolto. Ed è proprio lì che Pisacane individua il principale margine di crescita. Servirebbe un uomo d'area di rigore. Un killer. Uno capace di cambiare il risultato con una sola giocata.
Facile individuare il profilo. Molto più difficile trovarlo davvero. Anche perché oggi il mercato degli attaccanti vive una delle sue epoche più complicate. Chi segna costa tantissimo. E chi garantisce continuità ancora di più. Eppure il Cagliari, nella sua storia recente, ha dimostrato di avere una particolare capacità nel valorizzare proprio gli attaccanti. Pinilla. Borriello. João Pedro. Pavoletti. Quattro percorsi diversi, accomunati da un elemento curioso: in Sardegna hanno probabilmente espresso il meglio della propria maturità calcistica. Sarà il clima. Sarà la tranquillità. Sarà la vitamina D regalata dal sole. O forse un ambiente che, quando trova il giocatore giusto, riesce ancora a metterlo nelle condizioni migliori per rendere.
Pisacane, però, possiede anche un altro riferimento, molto più recente. La sua Primavera vincitrice della Coppa Italia. In quella squadra il ruolo del centravanti veniva interpretato alternativamente da Sofiane Achour e Alessandro Bolzan. Due ragazzi diversi, ma entrambi capaci di dare profondità, presenza e gol. Per questo sorprende la rapidità con cui il Cagliari abbia deciso di separarli dal proprio progetto. Achour, al Cosenza, ha realizzato 5 reti e 2 assist in appena 552 minuti. Tradotto: un gol ogni 110 minuti, una media tutt'altro che trascurabile. Bolzan, trasferitosi al Flamurtari, nella Serie A albanese, ha firmato anch'egli 5 gol, confermando di possedere qualità realizzative che forse meritavano una valutazione più approfondita.
Naturalmente nessuno può affermare che sarebbero stati loro la soluzione per la Serie A. Ma è lecito chiedersi se siano stati davvero esaminati fino in fondo. O se, come troppo spesso accade, il mercato e le dinamiche che lo accompagnano abbiano accelerato decisioni ancora premature.
Il mercato e il valore dei talenti cresciuti in casa
Oggi il Cagliari guarda altrove. I nomi emersi sono quelli dello scozzese Kieron Bowie, reduce dall'esperienza al Verona, e dell'argentino José David Romero. Due profili giovani, ma non giovanissimi. Due giocatori con margini di crescita interessanti. Eppure i numeri invitano alla prudenza. Bowie, tre anni più anziano degli ex Primavera rossoblù, ha come miglior stagione 9 reti nel campionato scozzese. Romero, classe 2003, si è acceso recentemente con 3 gol in 5 partite nel Torneo Apertura argentino, senza però aver ancora raggiunto la doppia cifra in carriera. Profili promettenti. Non ancora certezze. E soprattutto molto più costosi rispetto ai ragazzi cresciuti in casa.
È il paradosso del calcio moderno. Si cercano lontano qualità che, qualche volta, potrebbero trovarsi molto più vicino. Naturalmente nessuno immagina che basti promuovere un giovane per risolvere il problema del gol. L'esperienza conta. Il mestiere pure. Ma prima di spendere milioni sarebbe forse opportuno capire fino in fondo cosa sia realmente cresciuto nel proprio vivaio. Del resto anche gli anziani contadini sardi avevano una saggezza semplice che vale ancora oggi. "Quando non puoi mietere il grano, accontentati delle spighe." Non era un invito alla rinuncia. Era un invito all'intelligenza. A valorizzare ciò che si possiede mentre si costruisce qualcosa di più grande. Magari il Cagliari troverà davvero il suo nuovo Pistolero sul mercato. Oppure scoprirà che, mentre tutti cercavano una pistola, nel proprio giardino stava crescendo un ragazzo con una fionda ai piedi. E qualche volta, nella storia del calcio, è proprio quella fionda ad abbattere i giganti.


