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Progetto Ambizione: ecco l'intrigante idea del Cagliari
Oggi alle 10:15Il punto
di Vittorio Sanna
per Tuttocagliari.net

Progetto Ambizione: ecco l'intrigante idea del Cagliari

Vittorio Sanna, giornalista e scrittore, per i tifosi rossoblù "la voce del Cagliari". Nella sua trentennale carriera ha raccontato in radiocronaca oltre 700 partite, quasi 600 in serie A. Uno dei più accreditati storici del Cagliari

di Vittorio Sanna

Una vittoria di misura. Eppure il Cagliari, nel debutto stagionale in Coppa Italia, ha raccontato molto più di quanto dica il risultato. Ha mostrato, almeno nelle intenzioni, un progetto. E forse anche un'ambizione.

Un Cagliari costruito per affrontare anche gli imprevisti
 

Non quella rumorosa che passa attraverso proclami, nomi altisonanti e milioni spesi sul mercato. Un'ambizione differente, costruita sulla stabilità, sull'organizzazione e soprattutto su un principio che nel calcio moderno diventa fondamentale: prepararsi anche a ciò che non può essere programmato. Perché una stagione non si gioca mai con gli undici immaginati ad agosto. Arrivano infortuni, squalifiche, cali di condizione, momenti psicologicamente difficili. Arrivano partite che richiedono caratteristiche differenti. Arrivano emergenze. Il punto allora non è soltanto avere una buona squadra. È fare in modo che l'emergenza non diventi un'emergenza.Ed è questa una delle sensazioni più interessanti lasciate dal primo Cagliari ufficiale di Fabio Pisacane.

L'idea sembra quella di costruire quasi una doppia squadra. Almeno due calciatori per ruolo. Non necessariamente due fotocopie. Anzi. In alcuni casi interpreti con caratteristiche simili, affinché cambiando l'uomo non debba essere stravolto il sistema. In altri giocatori completamente differenti, proprio per permettere all'allenatore di modificare il tema della partita senza necessariamente modificare l'intera struttura.

Superare la distinzione tra titolari e riserve
 

Questa è una differenza importante. Per anni abbiamo parlato di titolari e riserve.Forse il calcio contemporaneo impone di superare questa distinzione. Esistono giocatori che cominciano una partita e altri che la finiscono. Giocatori più adatti a un avversario e altri indispensabili contro caratteristiche differenti.

L'ambizione diventa allora riuscire a convincere ventidue calciatori che essere importanti non significa necessariamente giocare dal primo minuto. Significa sapere che arriverà il proprio momento. E soprattutto farsi trovare pronti quando arriverà.

C'è un'altra conseguenza. Una squadra realmente costruita con due soluzioni credibili per ogni posizione diventa meno vulnerabile. Se manca un giocatore, non crolla un reparto. Se qualcuno attraversa un periodo negativo, l'allenatore non è costretto a schierarlo comunque. Se una partita richiede maggiore fisicità, tecnica, velocità o aggressività, esiste un'alternativa. E soprattutto diminuisce quella frase che accompagna troppo spesso le stagioni delle squadre di seconda fascia: "Eh, ma mancava..."

Il progetto sembra voler eliminare progressivamente gli alibi. Ed è ambizioso proprio per questo. Perché significa pretendere che la squadra mantenga una propria identità indipendentemente dagli interpreti.

La solidità come primo mattone del progetto
 

Il primo mattone sembra essere la solidità. Prima evitare di perdere l'equilibrio. Prima costruire una squadra capace di stare dentro la partita. Poi cercare le varianti offensive. Contro l'Arezzo non abbiamo visto novanta minuti spettacolari. Sarebbe sbagliato raccontarlo. Abbiamo visto anche momenti appena sufficienti, meccanismi ancora da perfezionare, una condizione inevitabilmente lontana da quella migliore.Ma c'è una cosa che si è vista molto meno: l'affanno.

Il Cagliari non ha dato la sensazione di perdere il controllo della situazione. Non ha barcollato. Non ha dovuto aggrapparsi alla partita. E questa percezione di controllo, alla prima gara ufficiale della stagione, può essere persino più interessante di qualche giocata spettacolare. Perché lo spettacolo può arrivare con la condizione. Il controllo nasce dall'organizzazione.

Un sistema che protegge anche i nuovi acquisti
 

Dentro questa filosofia cambia persino il significato degli acquisti. Il nuovo arrivato non deve necessariamente diventare immediatamente il salvatore. Non gli viene consegnata una squadra da cambiare. Entra in una squadra che esiste già. Trova principi conosciuti. Compagni che sanno cosa fare. Un sistema nel quale inserirsi progressivamente. Ed è forse questo il modo migliore per integrare soprattutto i giovani. Non chiedere loro immediatamente di risolvere i problemi, ma metterli dentro un contesto che permetta di esprimere le qualità senza essere schiacciati dalle responsabilità. Il sistema protegge il giocatore. E, crescendo, il giocatore migliora il sistema.

La gioventù come capitale del Cagliari
 

Poi c'è l'aspetto forse più affascinante. È un Cagliari giovane. E quando una squadra giovane riesce già a offrire una sensazione di stabilità, il dato diventa particolarmente interessante. Perché un giocatore di trent'anni può certamente migliorare, ma generalmente sappiamo già quale sia la sua dimensione. Un ventenne no. Un ventenne può sorprenderti. Può aumentare il proprio valore tecnico, tattico, atletico e patrimoniale. Può trasformarsi durante la stagione.

E quando i giovani crescono insieme accade qualcosa di ancora più importante: crescono anche le relazioni tra loro. Si conoscono meglio. Imparano i rispettivi movimenti. Anticipano le intenzioni del compagno. Costruiscono automatismi che nessun mercato può comprare già confezionati. È il capitale invisibile di una squadra.

Il Progetto Ambizione e una direzione appena intravista
 

Naturalmente una partita di Coppa Italia non può emettere sentenze. Sarebbe contraddittorio esaltare oggi ciò che magari tra qualche settimana avrà bisogno di correzioni. Ma può mostrare una direzione. E quella intravista sembra interessante.Forse il Progetto Ambizione del Cagliari non consiste nel promettere una posizione in classifica. Consiste nel costruire le condizioni per provare a raggiungerla. Due giocatori per ruolo. Tutti coinvolti. Nessuno indispensabile. Giovani che possono crescere. Una struttura difensiva solida. Soluzioni offensive differenti. Nuovi giocatori inseriti senza traumi. E soprattutto una squadra preparata all'imprevisto.Perché programmare significa organizzare ciò che pensiamo possa accadere.Programmare bene significa prepararsi anche a ciò che non avevamo previsto.

La prima partita ha detto poco sulla forza definitiva del Cagliari. Ma potrebbe aver detto parecchio sulla sua idea. E se questa idea funzionasse, l'ambizione più grande non sarebbe aver costruito una squadra capace di vincere una partita. Sarebbe aver costruito un gruppo nel quale tutti possono farla vincere.

La strada è appena iniziata. Ed essendo una strada così giovane, possiede la cosa più preziosa che possa avere un progetto: margini per diventare molto più grande di ciò che è oggi.

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