Identità, coraggio e risultati: l’impronta di Pisacane è già evidente. Un inizio che indica una rotta ben precisa
di Sergio Demuru
L’eredità nel calcio non è mai una questione di mera statistica, né tantomeno un’eredità che si trasmette per automatismo amministrativo. È una questione di linguaggio, di sguardi condivisi, di credibilità che si conquista nello spogliatoio ben prima che sul terreno di gioco.
Cagliari, l'impronta di Pisacane è già evidente
Quando Fabio Pisacane si è seduto per la prima volta sulla panchina della prima squadra del Cagliari per raccogliere un testimone pesante in un momento di transizione delicato, il mondo rossoblù ha trattenuto il respiro. Il timore che la promozione dal settore giovanile potesse rivelarsi un salto nel vuoto senza rete era legittimo e già lo scorso anno le voci più disparate si inseguivano. Eppure il campo, unico giudice supremo e inappellabile delle vicende calcistiche, ha restituito in questa stagione, nel giro di appena tre partite, un'immagine ben precisa: quella di un allenatore con le idee chiare, capace di imporre una transizione morbida nell'atteggiamento, ma nettamente visibile nell'identità tattica e caratteriale. Il bilancio del primo scorcio di torneo parla con la forza dei numeri, ma soprattutto con la sostanza delle prestazioni. Nelle prime tre uscite ufficiali guidate dal tecnico campano, il Cagliari ha raccolto due vittorie fondamentali ed ha subito una sola sconfitta, arrivata di misura e con la testa altissima al cospetto dei Campioni d’Italia dell’Inter. Sei punti su nove disponibili, che hanno trasformato la percezione di un ambiente abituato a convivere con le ansie della classifica e che ora riscopre una squadra viva, reattiva, conscia dei propri mezzi.
Una squadra compatta che segue il suo allenatore
L'aspetto che colpisce con maggiore evidenza osservando le prime tre uscite della gestione Pisacane non è soltanto il dato contabile, pur determinante nell'economia di una stagione, è la compattezza con cui la squadra ha risposto alle sue sollecitazioni sin dal primo minuto. Allenare i grandi richiede doti differenti rispetto al lavoro svolto con successo con la formazione “Primavera”: servono autorevolezza, capacità di gestione dei senatori, intelligenza emotiva nell'interpretare i momenti della gara. Pisacane, che quella maglia rossoblù l'ha sudata sul campo da calciatore vivendo da protagonista sia le gioie che le sofferenze del club, ha saputo fare leva su un profondo senso di appartenenza per blindare il gruppo. Niente stravolgimenti utopici, niente rivoluzioni tattiche strillate alla stampa, ma un lavoro certosino sulla testa dei giocatori e sulle geometrie di base. La squadra si è compattata attorno alla figura del suo allenatore, mostrando un’importante solidità mentale. Il gruppo segue il tecnico perché ne riconosce la cultura del lavoro e la schiettezza, doti storicamente apprezzate dal pubblico sardo e fondamentali per sopravvivere nella giungla della Serie A.
Le vittorie con Parma e Lecce e la prova contro l'Inter
Le due affermazioni conquistate sotto la sua guida (a Parma ed alla “Unipol Domus” con il Lecce) non sono arrivate per caso né per episodiche giocate dei singoli, ma sono state il frutto di un'organizzazione collettiva rigorosa. Nelle due vittorie, il Cagliari ha mostrato una capacità di soffrire quando la pressione degli avversari si faceva intensa, combinata a una cinica lucidità nel momento di ripartire e fare male negli ultimi trenta metri. Si è vista una squadra corta, capace di accorciare i reparti ed evitare quelle voragini centrali che spesso avevano spianato la strada agli attacchi avversari. Ma è forse nella notte contro l’Inter che l’impronta di Fabio Pisacane si è manifestata con maggior nitidezza, persino di fronte all'unico pallottoliere negativo di questa sua prima triplice sfida. Affrontare la corazzata nerazzurra, regina indiscussa del campionato e dotata di un potenziale offensivo tra i primi in Europa, avrebbe potuto rappresentare un ostacolo insormontabile, capace di sbriciolare la fiducia appena ricostruita. Il Cagliari, invece, ha interpretato la partita con un coraggio tattico e un’intensità agonistica da grande squadra. La sconfitta di misura arrivata con i Campioni d’Italia non ha lasciato strascichi negativi né rimpianti fini a se stessi, così come quella in Coppa Italia con il Verona, ma ha regalato la consapevolezza di potersela giocare ad armi pari anche contro le potenze assolute del torneo. Difendere con ordine, raddoppiare le marcature sulle corsie esterne e ripartire senza timori reverenziali: la prestazione contro l'Inter ha certificato che la squadra ha pienamente recepito le direttive del suo tecnico, uscendo dallo stadio tra gli applausi e con la certezza di aver intrapreso la strada giusta.
I principi del calcio di Pisacane
Dietro i risultati di queste tre gare c'è un processo di assimilazione graduale, ma costante. Pisacane dimostra di saper tenere il gruppo compatto e, giorno dopo giorno, fa metabolizzare le proprie idee al collettivo senza imporre forzature. Il suo calcio non vive di dogmi inamovibili, ma di principi chiari: aggressione della palla nella prima zona di pressione, transizioni positive veloci e una grande attenzione alla fase difensiva, che parte prima di tutto dal lavoro di sacrificio degli attaccanti. I giocatori sembrano muoversi sul terreno di gioco con maggiore disinvoltura. Le distanze tra i reparti sono diminuite, l'intesa tra i centrali di difesa e i mediani è diventata più fluida e anche chi parte dalla panchina entra in campo con la stessa determinazione di chi è titolare. Questa capacità di coinvolgere l'intera rosa nell'arco dei novanta minuti è uno dei marchi di fabbrica di Pisacane, un allenatore che sa benissimo come in una corsa alla salvezza o al consolidamento della categoria l'apporto delle cosiddette "seconde linee" risulti decisivo tanto quanto le giocate dei titolarissimi.
Un inizio che indica una rotta precisa
Tre partite sono un campione ristretto per tracciare bilanci definitivi, ma rappresentano un'indicazione di rotta troppo nitida per essere ignorata. Il Cagliari di Fabio Pisacane ha dimostrato di avere un’anima, un'organizzazione di gioco riconoscibile e una fame agonistica ritrovata. Le due vittorie incamerate hanno dato fiato alla classifica e morale a tutto l'ambiente, mentre la prova d'orgoglio contro i Campioni d’Italia ha confermato che la struttura tiene anche sotto le sollecitazioni più estreme. La strada da percorrere è ancora lunga e irta di insidie, ma l'inizio dell'era Pisacane ha portato una sferzata di energia positiva. L'ex difensore sta dimostrando che la grinta che lo caratterizzava da calciatore è soltanto il vestito esterno di un profilo tecnico preparato, analitico e capace di entrare nella testa dei suoi uomini. Il processo di crescita continua, ma con queste premesse e con una squadra che dimostra di seguire ciecamente il proprio allenatore, il futuro del Cagliari appare d'un tratto molto più solido e consapevole.


