Cagliari, Muzzi: "Sappiamo l'obiettivo, piedi per terra. Mio addio nel '99? Ci rimasi male"
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Yvonne Alessandro
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Oggi alle 20:38Serie A
autore Yvonne Alessandro
30.09.2026 20:38Serie A
Luca Di Leonardo
Direttore tecnico della Primavera del Cagliari da luglio 2025, Roberto Muzzi si è raccontato in una lunga intervista ai canali ufficiali del club rossoblù, anche dopo aver scritto pagine importanti da calciatore tra il 1994 e il 1999. Si parte però dal momento di forma incredibile della squadra di Fabio Pisacane, al momento al quarto posto in Serie A: "Sicuramente fa piacere come stanno andando le cose, però bisogna tenere i piedi per terra. Il campionato è lungo, il Cagliari sta facendo bene e il nostro obiettivo sappiamo qual è. Ma è anche giusto che i tifosi sognino un pochino".
L'arrivo ai tempi da attaccante, dalla Roma a Cagliari, reduce dall'impresa in Coppa UEFA: "Trovo un gruppo forte, venivo da Roma ed ero giovane. Avevo un caratterino particolare e il primo giorno di allenamento mi hanno subito preso da parte Pusceddu ed Herrera, dicendomi che non giocavo per la Roma ma per il Cagliari. Avevo bisogno di attaccamento alla maglia, verso la terra e il popolo. Da lì ho capito dove fossi e cosa dovessi fare".
Cosa si aspettava dal trasferimento: "Io ero felice, ero contento e già avevo parlato con Mazzone. Mi disse: 'Vai lì, diventi uomo'. Io mi aspettavo di giocare, poi sapevo che fosse dura, c'era Luis Olivera e Dely Valdés davanti. Era durissima. Però ho sempre avuto un carattere forte, volevo conquistare la fiducia dei tifosi del Cagliari".
È sempre andato in doppia cifra con la maglia del Cagliari: "Sì, ma dal primo giorno che sono venuto qui ho avuto quella sensazione che la gente mi volesse già bene, anche non conoscendomi da giocatore. Vedevo l'affetto che c'era nei miei confronti e ogni volta che giocavo la domenica mi veniva l'immagine della gente, l'affetto che avevano per me".
Cinque stagioni a Cagliari, prima di salutare: "Non ho mai sentito il momento di dire ciao. Sono stato "costretto" ad andare via da Cagliari. Avevo 28-29 anni, avevo la testa per restare a Cagliari. L'anno che retrocesse il Cagliari potevo finire a Parma, Cesare Maldini mi disse che potevo essere convocato nei Mondiali del '98. Lì io volevo restare a Cagliari, anche mia moglie e i miei figli. Quella chiamata del presidente Cellino pensavo fosse per un rinnovo: mi chiamò e disse c'erano offerte importanti e per il bene del club sarei dovuto andare via. Era una cifra importante, ma ci rimasi malissimo. Avevo già detto a mia moglie che sarei andato a firmare il rinnovo invece. Era per la necessità che aveva il club".


