Clamorosa protesta in Georgia: "Chi sostiene uno stupratore è complice della violenza"
Il calcio georgiano è salito agli onori delle cronache in questi giorni, ma non per le prestazioni della nazionale di Kvaratskhelia e Kvernadze. Il motivo è la forte presa di posizione da parte della formazione femminile del Lanchkhuti, club della regione della Guria nella parte occidentale della Georgia, che ha protestato con uno striscione contro il proprietario del club avversario, il Nike Lusso di Tblisi, Mehmet Uyar reo di comportamenti scorretti in passato sia nei confronti delle giocatrici del club biancorosso sia di quelle della sua formazione.
Mancata stretta di mano e striscione polemico
Come riporta Meridiano 13, le calciatrici del Lanchkhuti infatti prima della gara casalinga contro il club della capitale si sono rifiutate di stringere la mano alle avversarie e dopo il calcio di inizio hanno buttato la palla fuori per poi esporre uno striscione con la scritta “Chi sostiene uno stupratore è complice della violenza” facendo poi rientro negli spogliatoi. Una protesta forte motivata così dal club in una nota ufficiale: “Purtroppo, il nostro rivale di oggi è il club il cui tifosi e il personale hanno abusato fisicamente i nostri giocatori e allenatori in campo a settembre dello scorso anno. Questo è il club che utilizza telecamere installate negli spogliatoi, dove si cambiano anche ragazze minorenni. - si legge ancora – Finalmente il proprietario e presidente del club è stato arretrato per aver violentano una giocatrice a gennaio di quest’anno. Il nostro pieno sostegno e solidarietà alla vittima di abusi sessuali, una calciatrice di 20 anni della squadra nazionale della Georgia che da diversi mesi sta lottando per tornare a una vita normale nel senso letterale del termine”.
Le accuse a Mehmet Uyar
Il presidente e proprietario Uyar infatti era stato arrestato lo scorso gennaio dopo le accuse di una giovane calciatrice del Nike Lusso venendo poi assolto e scarcerato lo scorso 22 settembre dal Tribunale Municipale di Tblisi con l’accusa che ha già fatto sapere di voler fare appello. Un’assoluzione che ha fatto storcere il naso alle calciatrici e alla dirigenza del club della Guria che ha deciso così di boicottare la partita anche a rischio di rimetterci in campionato, come spiegato dalla capitana e nazionale georgiana Nini Chkhartishvili: “Sono fiera di essere parte di una squadra nella quale umanità, dignità e solidarietà sono più importanti di guadagnare tre punti e vincere il campionato”.






