Finalmente si intravede un bomber
La pausa invernale del campionato cadetto, tanto caldeggiata dai club e dalla Lega stessa, ha avuto il potere di rigenerare molti di quei giocatori che, per un motivo o per un altro, non sono riusciti ad esprimersi al meglio nei primi quattro mesi del torneo. Tra essi c’è senza dubbio Alejandro Rodriguez, centravanti dalle innate qualità tecniche e realizzative, con un solo cruccio, la continuità di rendimento. Ora che anche quest’ultimo aspetto è stato soddisfatto, si candida a diventare uno dei pezzi pregiati della prossima sessione estiva di calciomercato.
La società bianconera ne ha saggiamente rinnovato il contratto fino al giugno 2017, ritornando a costruire il proprio futuro tecnico e finanziario sulla valorizzazione dei giovani talenti, con un occhio particolarissimo al bilancio. Rodriguez è un capitale valorizzato dalle sapienti mani di mister Bisoli, che dalle giovanili lo ha voluto in prima squadra, forgiandone il talento e allargando il suo raggio d’azione anche al di fuori dell’area di rigore avversaria.
Il suo modo di interpretare il ruolo ricorda l’astuzia ed il senso del goal di Pippo Indaghi, con la forza e la voracità di Batistuta. Molte delle reti dello spagnolo sono scaturite da palle inattive, essendo egli un attaccante abilissimo a confondersi nel marasma generale, che regna sovrano all’interno dei sedici metri, per poi saltare fuori all’improvviso e scaraventare il pallone in fondo al sacco. Le sue caratteristiche lo portano ad essere particolarmente incisivo quando subentra a gara in corso, approfittando della stanchezza fisica e mentale dei difensori avversari, che tendono a concedergli quel centimetro in più, spesso a loro fatale.
Le cifre di Rodriguez sono da capogiro: tredici presenze e sette reti, alla media di un goal ogni 97 minuti di gioco e un repertorio realizzativo assai vario, essendo andato a segno un po’ in tutti i modi. Nessuno in categoria è riuscito a mantenere un ritmo così incalzante, interrotto solamente dai frequenti acciacchi fisici (che ne hanno limitato l’impiego anche nelle ultime giornate) e dalla paura cronica di farsi male in campo.


