Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / cesena / Campionato
LA LAVAGNA - Poveri in spiritoTUTTOmercatoWEB
© foto di DiLeonforte/TuttoCesena.it
martedì 29 agosto 2017, 10:00Campionato
di Bruno Rosati
per Tuttocesena.it

LA LAVAGNA - Poveri in spirito

La partita inaugurale del campionato del Cesena 2017-2018 si candida già seriamente come partita più brutta del Cavalluccio in tutto l’anno solare. In quest’estate ormai agli sgoccioli, la speranza ben palesata dei tifosi bianconeri era quella di non rivivere anche in questa stagione i patemi dell’anno scorso. Nel corso della serie B 2016-2017 il Cesena ha perso solo una partita subendo tre reti di scarto, a Verona, contro una squadra decisamente più forte del comunque ben rifornito Bari. Quest’anno già alla prima uscita si torna a casa con tre gol sul groppone: mentre tutti pregavano che il Cesena potesse non fare male come accaduto nei mesi passati, i giocatori scesi in campo hanno voluto far presente al proprio pubblico che è possibile fare anche peggio.

Magari qualche quotidiano scriverà di questa partita “il Bari strapazza il Cesena”, accostando la vittoria dei galletti all’ottimo inizio avuto anche da altre squadre quotate come Palermo, Pescara o Perugia. Credetemi, non è così. Il Bari ha giocato una partita grosso modo “normale”. Ciò che è stato anormale è la pochezza disarmante che il Cesena ha mostrato nel ribattere alle iniziative dei pugliesi, anche loro poco brillanti e molto imprecisi nel corso dei primi quarantacinque minuti.

La prima frazione di gioco ha per certi versi ricordato molto il primo tempo giocato a Perugia nel mese di gennaio, alla ripresa dopo la sosta invernale: un Laribi troppo brutto per essere vero non riesce ad impostare l’azione, il centrocampo bianconero perde due palloni sanguinanti nella propria tre quarti già dopo sette minuti; nell’unica vera azione pericolosa del Cesena, Panico manda fuori da due passi a porta vuota (complice l’impietosa uscita di Micai) il cross perfetto confezionato da Kupisz. Il primo gol del Bari riassume bene quale sia l’atteggiamento del Cesena: Fulignati rinvia dal fondo e Tonucci, sovrastando di testa Gliozzi, avvia il contropiede finalizzato dall’ex Improta. È il trentottesimo e sebbene manchino pochi minuti, i padroni di casa (che già avevano colpito un palo con Capradossi) hanno più occasioni per riuscire a raddoppiare. Ciò però non avviene.

Nell’intervallo di Perugia, Camplone aveva avuto la possibilità di voltare pagina inserendo Garritano e Cocco. A Bari invece la panchina non ha molto da offrire e l’unico cambio operato dall’allenatore ad inizio ripresa è Cascione al posto dell’infortunato Donkor. La situazione però peggiora perché Perticone, ora spostato sul lato destro della difesa a tre, soffre la velocità di Improta molto più di quanto non facesse l’ex interista. Da questo nasce il raddoppio di Galano, libero di infilare il pallone in porta da pochi passi.

Il Cesena è inerme e Dio solo sa cosa può passare nella mente dei supporter quando un lentissimo passaggio sbagliato da Tonucci viene lisciato da almeno quattro calciatori in divisa nera tramutandosi incredibilmente in un altro amarissimo gol dell’ex. Di lì in avanti c’è poco da aggiungere, paradossalmente il Cesena si fa preferire per le trame di gioco costruite quando ormai non c’era più da giocare rispetto a quanto fatto prima.

Se a Genova in Coppa Italia le conclusioni verso la porta avversaria erano state 24, nella terra dei taralli si fermano a 2. Difficile puntare il dito contro qualcuno in particolare. Sicuramente alcune uscite kamikaze del portiere non hanno dato la giusta iniezione di fiducia ad una difesa che l’anno scorso sbandava e quest’anno continua a traballare. Ci si può domandare come mai venga ancora data fiducia sin dal primo minuto a Panico che nella totalità della sua esperienza in Romagna ha lasciato molto a desiderare.

Settantotto persone si sono sciroppate quasi seicento chilometri per assistere a questo oltraggioso spettacolo. Il famoso rapper barese Caparezza, parafrasando (ma forse nemmeno troppo) una sua canzone, chiederebbe loro “chi c***o glielo fa fare”. Se per ogni squadra calcistica il finale di stagione rappresenta la pigiatura del tasto reset, dopo il quale si riparte da zero, per i tifosi non funziona alla stessa maniera. Questa pesante sconfitta si aggiunge in scìa alle tante gare sciape dello scorso anno.

Di questa partita verrà detto “se il Cesena gioca sempre così non si salverà”. Il Cesena però non giocherà sempre così. Non può accadere perché non appena arriverà un minimo moto d’orgoglio, produrrà ben più di quanto visto sul prato del San Nicola. Ciò che ha veramente colpito di questa rosa depauperata del proprio valore da scelte obbligate di mercato, è stato questo atteggiamento del tutto arrendevole. E se era prevedibile che il Cesena uscisse indebolito nella qualità dopo le vendite dei propri pezzi pregiati, non ci si aspettava che fosse impoverito nello spirito.

Concludendo, è emblematico che il Cesena abbia disputato una prova del genere proprio nel giorno dell’addio al calcio giocato da parte di Manuel Coppola: tecnicamente tutt’altro che egregio e fin troppo grintoso tanto da eccedere continuamente fino ad arrivare al famoso “troppo che stroppia”. Ma l’orgoglio che il numero dieci più atipico di sempre metteva nelle proprie prestazioni è merce rara di cui tanto avrebbero bisogno ora gli uomini agli ordini di Camplone.