Esonero Camplone. Castori in pole
La speranza era quella di non ripetere un Drago bis. E invece il Cesena ha licenziato dopo Pro Vercelli-Cesena (5-2) l’allenatore Andrea Camplone e si prende fino a domani mattina per sciogliere la riserva sul nuovo tecnico che avrà l’ingrato compito di dover risollevare l’ultima in classifica della serie B.
“L’A.C. Cesena comunica che, al termine della partita odierna contro la Pro Vercelli, l’allenatore Andrea Camplone è stato sollevato dall’incarico di tecnico della prima squadra. La Società, nella figura del Presidente Giorgio Lugaresi, dei membri del CdA e del Direttore dell’Area Tecnica Rino Foschi, ringrazia Mister Camplone e il suo staff per l’operato svolto e la professionalità dimostrata” il comunicato ufficiale dei bianconeri.
Camplone andava esonerato dopo la sconfitta con l’Ascoli... invece l’indecisione - o il dilettantismo, meglio - hanno avuto il sopravvento ancora una volta su un cda decapitato, come già accaduto in altri momenti critici, dalle vacanze del presidente Giorgio Lugaresi, a caccia di pernici bianche nella Lapponia svedese assieme al nostro idolo, il cagnone Merlino. E dunque oggi la decisione, una settimana - o forse un campionato - in ritardo e domani il nome del nuovo tecnico.
Se la giocano Fabrizio Castori e Domenico Di Carlo: Castori è l’uomo del cda, la mossa tattica per sedare le contestazioni tanto temute dai consiglieri-tifosi; Di Carlo l’uomo del presidente, che con ‘Mimmo’ ha instaurato un clima familiare. Il tecnico di Lanciano è favorito - anche per i costi, che girano attorno ai 50mila euro -, ma va detto che entrambi non sono di gradimento per il direttore sportivo Rino Foschi.
Camplone viene trattato come l’ultimo dei pezzenti dopo aver salvato questa squadra - e questa società - la passata stagione, e paga per tutti. Almeno per ora.
A lui, oltre ad un sincero “in bocca al lupo” da parte della nostra Redazione, va un ringraziamento profondo e sincero per aver compiuto una piccola ripresa.
Con una punta di rammarico: a Villa Silvia, dopo la cessione di Crimi, lo avremmo difeso a spada tratta se avesse accettato di dimettersi. Sarebbe stato un gesto di quelli che nemmeno il più cieco tra i consiglieri di amministrazione avrebbe potuto non vedere. E nemmeno il più ignavo avrebbe potuto ignorare.


